Chiodi:«Le lobby della Sanità all’opera». Costantini (Idv):«sa ma non denuncia»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. La sensazione è diffusa. Nel profondo si agitano battaglie e contrasti, interessi si fronteggiano ma a noi è possibile scorgere, probabilmente, solo la punta dell’iceberg.
Chi credeva che tutto finisse con il fallimento di Villa Pini si sbagliava. La partita la stanno ancora giocando su più tavoli i politici e amministratori tra l'Abruzzo e Roma.
Che le “cose accadono” lo conferma oggi anche il presidente della Regione Gianni Chiodi che affida alle parole studiate e calibrate di un comunicato messaggi criptici e indirizzati probabilmente a quei pochi “che devono capire”.
«Non avevo alcun dubbio», dice Chiodi, «che, prima o poi gruppi di pressione che hanno, o provano ad avere, interessi economici nella sanità, avrebbero iniziato ad agire per condizionare le scelte. Questi gruppi sono trasversali negli schieramenti politici, come sempre accaduto in Abruzzo. Ma, questa volta, non troveranno spazio per condizionare. Anche gli abruzzesi, così come i cittadini di altre Regioni Italiane, hanno il diritto ad avere una Sanità di qualità a costi sostenibili e giusti. Ciò è possibile perché altrove si è realizzato».
Sanità di qualità che in Italia, per la verità è piuttosto rara, se poi si parla di quella pubblica è di sicuro una eccezione.
Ma quali sono questi «gruppi di potere» a cui fa riferimento il presidente della Regione e commissario della Sanità?
Chiodi poi assicura che lo scenario può cambiare con «una corretta programmazione che tenga conto del reale fabbisogno di Sanità; una Sanità pubblica che elimini gli sprechi; una Sanità privata che operi correttamente sulla base del fabbisogno reale e non su quello creato appositamente per fini diversi. Difenderemo allora», dice Chiodi, «il pubblico virtuoso e il privato che agisce nelle regole; perché solo questa sinergia permetterà a tanti imprenditori sanitari, che operano correttamente, di continuare a svolgere il loro lavoro nell'interesse prioritario del cittadino abruzzese che ha bisogno di cure sanitarie».
«Chiodi è il presidente della Regione, di una Regione martoriata dagli scandali», gli ricorda a stretto giro il capogruppo dell'Idv, Carlo Costantini, «e non può permettersi di dire che gruppi di potere avrebbero iniziato ad esercitare pressioni per condizionare le sue scelte, senza fare contestualmente anche i nomi ed i cognomi. Non poteva dirlo prima e non può dirlo a maggior ragione oggi, dopo l'ennesimo caso torbido e melmoso che ha visto, a fronte delle critiche ed delle richieste di dimissioni rivolte da esponenti politici di entrambi gli schieramenti al sub commissario alla sanità Baraldi, dimettersi invece, inspiegabilmente, l'altro sub commissario Rossini. Evidentemente Chiodi sa, ma non dice. Ma se non dice e, soprattutto, se non denuncia alla Magistratura chi lo condiziona e gli impedisce di realizzare i suoi programmi, allora vuol dire che è complice ed è perfettamente integrato ad un sistema che solo apparentemente dichiara di subire».
Gli dà man forte anche il collega di partito e senatore Alfonso Mascitelli che annuncia anche di aver depositato in Senato l'interrogazione parlamentare, anche in qualità di vicepresidente della Commissione Speciale di Inchiesta del sistema sanitario nazionale, «sulle inadempienze che stanno buttando all'abbandono la sanità abruzzese, determinate da una gestione commissariale passata e presente, con evidenti segni di incompetenza e incapacità».
«Visto che il Governo nazionale - dice in una nota Mascitelli - ad oggi, ha omesso di rispondere, nonostante vi sia l'obbligatorietà di una relazione sull'operato dei commissari ho chiesto al Governo di valutare con urgenza la possibilità di una revoca del commissario ad acta Chiodi».
«Il Governo - ha dichiarato il senatore - non può più fuggire dalla responsabilità di riferire al Parlamento sullo stato reale di attuazione del Piano di rientro della regione Abruzzo, nascondendosi dietro cifre che non sono reali e quindi contestabili, così come Chiodi non può pensare di applicare il Piano a corrente alternata, come sta facendo, secondo personali discrezionalità che limitano le risorse per il pubblico, colpiscono le fasce più deboli della popolazione e aiutano invece alcune consorterie private».
Perplesso anche il senatore del Pd, Giovanni Legnini, secondo il quale le parole di Chiodi sarebbero una «reazione nervosa» perchè «è stato colto nel vivo».
«Ma un presidente», continua l'esponente dell'opposizione, «non può permettersi di attaccare così volgarmente i parlamentari eletti nella sua regione pur di non rispondere alle domande imbarazzanti che gli rivolgiamo».
«La verità- aggiunge Legnini - è che abbiamo un presidente immobile, una sub-commissaria che è anche consulente di cliniche private (Baraldi, ndr), un altro sub-commissario che ha rassegnato le dimissioni per ragioni tutte da chiarire (Rossini, ndr), una giunta, un consiglio regionale e un assessore privi di ogni ruolo e funzione nella sanità. Il Pd denuncia la presenza di un colossale conflitto di interessi e Chiodi, anzichè rispondere agli abruzzesi, attacca a testa bassa, divagando e sperando di non essere chiamato a rendere conto di quanto sta avvenendo. Anzichè attaccare i parlamentari, Chiodi smetta di prendere in giro i lavoratori di Villa Pini e dia loro una soluzione concreta, e trovi anche il tempo di rispondere all'interrogazione dei consiglieri regionali del Pd chiarendo agli abruzzesi chi governa davvero la sanità in questa regione».

12/03/2010 8.46