La Regione chiede curriculum ma… bisogna portarlo a mano

Alessandro Biancardi

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IL CASO. ABRUZZO. La colpa è forse delle prossime elezioni all'Aquila. Perché anche qui, in chi comanda, è scattato il riflesso condizionato di chiedere il curriculum a chi è in cerca di un posto di lavoro.



IL CASO. ABRUZZO. La colpa è forse delle prossime elezioni all'Aquila. Perché anche qui, in chi comanda, è scattato il riflesso condizionato di chiedere il curriculum a chi è in cerca di un posto di lavoro.


E la Regione sforna a fine gennaio un avviso per chiedere ai giovani laureati di presentare il loro curriculum.
Come era successo a Pescara in piazza Salotto, quando presso i gazebo dell'attuale maggioranza all'Emiciclo si consegnavano i curricula per sperare di essere chiamati a lavorare.
Quale Abruzzo hanno in mente alla Regione? Siamo ancora alle campagne monarchiche dell'onorevole Achille Lauro che a Napoli regalava una scarpa, in attesa di fornire anche l'altra in caso di vittoria?
Oppure è il solito Abruzzo dei pastori, la società arcaica che non conosce ancora il servizio postale, internet, la posta certificata, e si affida alla presentazione a mano di una domanda, come se fosse addirittura un progresso rispetto al piccione viaggiatore? Si resta allibiti di fronte all'avviso della Regione per «l'acquisizione dei curricula professionali di laureati esperti in ambito giuridico, economico, statistico e sociale», il cui termine scadeva a fine febbraio.
Al punto 3, Presentazione, si legge non senza stupore, che la domanda va presentata «a mano» agli uffici dell'Aquila.
A mano?
Ve l'immaginate un giovane residente a Vasto, Lanciano, Giulianova, in Valle Roveto o altrove, costretto a partire per la città terremotata e cercare l'ufficio dove consegnare il curriculum? E per fare cosa poi?
C'è un lavoro dietro l'angolo?
Macché: si tratta di essere inseriti in una banca dati da cui sarà attinto il nome del futuro dirigente di un servizio.
Quindi non siamo di fronte ad un bando di concorso, magari per un solo posto, ma all'ennesima scelta discrezionale confezionata per qualcuno.
Un possibile identikit prevede: la residenza all'Aquila come titolo preferenziale, perché lì è più facile consegnare a mano.
Poi si deve essere esperti nel supporto ai consiglieri regionali per il monitoraggio delle leggi, quindi oltre la laurea, bisogna aver avuto 5 anni di provata esperienza professionale anche come docente universitario.
Sarà poi la Regione a decidere se i requisiti posseduti sono o no validi.
Cioè pare che siamo di fronte all'ennesimo tentativo di bypassare le regole o quanto meno è un tentativo molto discutibile di predisporre le cose.
Se è necessaria un'assunzione, perché non si fa il bando di un concorso, dove in teoria si parte tutti ad armi pari?
Il sospetto è che questo tipo di avvisi serva a togliere di imbarazzo proprio i dirigenti neo chiamati come responsabili di settori importanti, i quali dirigenti – non possedendo in qualche caso i titoli per ricoprire le loro cariche – evitano confronti con le commissioni giudicatrici e lasciano nel vago della discrezionalità la regolarità dei requisiti. Altrimenti non avrebbe senso, come requisito, «una particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica desumibile dalla formazione universitaria e post universitaria da pubblicazioni scientifiche o da concrete esperienze di lavoro»?
A meno che il candidato da nominare non esista già e si sia cercato di cucirgli addosso il vestito del vincitore.

Sebastiano Calella 04/03/2010 10.41




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