Legge commercio: è stato di agitazione

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Stato di agitazione delle imprese commerciali abruzzesi.


È la decisione assunta ieri mattina dalla giunta regionale di Confesercenti Abruzzo, riunita d'urgenza dopo le modifiche apportate alla legge sul commercio nella commissione attività produttive del Consiglio regionale.
«Era stato raggiunto un accordo positivo fra le parti sociali e la Regione» ricorda il presidente di Confesercenti Abruzzo Beniamino Orfanelli, «ma questo accordo è stato modificato unilateralmente, a posteriori e senza alcuna comunicazione ai firmatari. Un grave tradimento della fiducia fra istituzioni e imprese che peserà nei rapporti futuri».
Le modifiche apportate alla legge in commissione riguardano alcuni aspetti centrali della vita delle imprese.
Ai sindaci viene dato il potere di derogare alle chiusure domenicali, alla giunta regionale il potere di decidere caso per caso come baipassare la moratoria di 24 mesi per l'apertura di nuova grande distribuzione (Gdo) alimentare, insieme con l'apertura delle aree industriali agli insediamenti commerciali.
«Si disegna un modello di sviluppo opposto a quello pensato con la firma del documento» sottolinea Enzo Giammarino, direttore regionale di Confesercenti, «spostando l'attenzione dai centri urbani alle aree industriali, e introducendo normative in grado di colpire al cuore tutti i centri città d'Abruzzo. Si costringono i piccoli e medi imprenditori allo sfinimento pur di provare a reggere la concorrenza, dovendo restare aperti praticamente ogni giorno con la liberalizzazione degli orari. Una scelta che danneggia ulteriormente un settore sfibrato dalla presenza sregolata di grande distribuzione».
L'Abruzzo, la regione dei record quanto a presenza di centri commerciali e che ha già superato la Toscana nel numero effettivo di outlet, ha perso nel 2009 infatti qualcosa come 16 mila occupati nel commercio, e autorizzato oltre 4 milioni di ore di cassa integrazione.
«Ora», aggiunge Giammarino, «chiediamo che venga subito convocato un tavolo che verifichi complessivamente in quali termini sono stati stravolti gli accordi sottoscritti con la Regione: non rinunciamo alla possibilità di trovare un'intesa per lo sviluppo del commercio in Abruzzo» dice il direttore di Confesercenti, «ma questa intesa va trovata seguendo il modello dei centri urbani, mantenendo lo stop alla Gdo alimentare e soprattutto ripristinando fiducia e lealtà istituzionale».
Sul piede di guerra anche Abruzzo Confcommercio riunitasi ieri.

«Due erano gli argomenti fondamentali contenuti nel disegno presentato dalla Giunta», ricorda l'associazione di categoria, «e cioè: il blocco per 24 mesi delle richieste di autorizzazione all'apertura di grandi superfici di vendita e l'aumento delle deroghe alla chiusura domenicale e festiva dalle 32 attuali alle 40 giornate nell'arco dell'anno».
Abruzzo Confcommercio ritiene «indispensabile» il blocco delle nuove aperture di grandi superfici di vendita, «dal momento che la nostra Regione occupa uno dei primi posti in Italia per densità della grande distribuzione rispetto alla popolazione».
«Il provvedimento», contesta ancora l'associazione, «se non modificato in Consiglio Regionale, da l'ultimo colpo alle piccole e medie imprese, che svolgono soprattutto nei Centri storici e nei piccoli Comuni una funzione non soltanto di natura economica ma anche sociale».
Abruzzo Confcommercio, pertanto, lancia un appello a tutti i Consiglieri regionali di reintrodurre in Consiglio il blocco totale all'apertura delle grandi strutture di vendita per un periodi di due anni e di ridurre a 22 le giornate di deroga alle chiusure domenicali e festive.

22/02/2010 15.10