Acqua, tassa di estrazione: la Regione cerca un accordo con la Guizza

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Un problema che si trascina almeno dal 2002 perchè dalla Regione non è mai arrivata una soluzione.

ABRUZZO. Un problema che si trascina almeno dal 2002 perchè dalla Regione non è mai arrivata una soluzione.
Si tratta di stabilire la tariffa adeguata da applicare per l'estrazione delle acque minerali. Una tassa chiaramente avversata dalle industrie del settore che macinano milioni di euro di fatturato sfruttando praticamente a costo zero una risorsa naturale.
In teoria le aziende del settore dovrebbero versare un tot alla regione proprio per l'emungimento dell'acqua.
Ma fino a qualche mese fa era un importo forfettario ed ammontava a 3 mila euro annui ad azienda.
Una sciocchezza per i colossi delle acque minerali.
Proprio domenica si è occupata del caso la trasmissione di Rai3 di Riccardo Iacona, Presa Diretta. Si è parlato anche dell'azienda Guizza, che si trova a Popoli, del gruppo San Benedetto.
Le telecamere della trasmissione hanno incontrato il dirigente regionale Ezio Faieta (direzione Sviluppo economico) che ha spiegato che le aziende (Guizza come Satacroce) versano una tassa alla Regione di appena 3 mila euro annui.
Una cifra uguale per tutti, nonostante la legge prescriva un versamento «in proporzione».
In proporzione a cosa non è chiaro, perchè alla fine versano tutti la stessa cifra ed il principio proporzionale svanisce nel nulla.
Poche settimane fa la Regione ha tentato una inversione di tendenza che, come ha spiegato Faieta, «dal 2002 nessuno ha tentato di mettere in atto».



Quindi in tutti questi anni si sarebbero persi milioni di euro ma fare cassa con quei soldi pare non interessasse proprio a nessuno.
Secondo la nuova legge regionale adesso le aziende dovranno versare 1 euro per ogni mille litri di acqua captata. Alla fine il totale da pagare sarà di gran lunga superiore per le imprese.
Ma tutto è stato rinviato di 6 mesi a causa delle sospensione delle tasse nei comuni ricadenti nel cratere dopo il terremoto del 6 aprile scorso.
«Questo è un regalo alle aziende dell'acqua?», ha chiesto l'intervistatore all'assessore allo Sviluppo economico Alfredo Castiglione?
«Se glielo chiedete alla Guizza questo non è un regalo... loro vogliono che questa tassa la eliminiamo usando come scudi umani... dicendo noi chiudiamo e ce ne andiamo perchè c'è questa tassa».
Una minaccia che però in altre regioni non ha funzionato per un principio molto semplice: si possono spostare gli stabilimenti industriali ma non le fonti dalle quali sgorga l'acqua da emungere.
Intanto proprio ieri si è tenuto un tavolo di confronto tra Regione Abruzzo, Provincia di Pescara e vertici dell'azienda di Popoli per stabilire insieme la «tariffa giusta» da applicare.
Erano presenti il presidente, Gianni Chiodi, il presidente Guerino Testa, il consigliere regionale Lorenzo Sospiri, l'assessore provinciale all'Ambiente, Mario Lattanzio, e l'amministratore delegato del gruppo San Benedetto, Pierluigi Tosatto.
Al termine della riunione di ieri, la multinazionale con sede a Popoli che dà lavoro a 300 unità tra dipendenti e stagionali, si è detta soddisfatta dell'apertura e della proposta avanzata dalle istituzioni presenti tanto da assumere l'impegno a valutare la possibilità di accrescere il livello di produzione dell'azienda stessa, che ha subito circa 3 milioni di euro di danni a causa del terremoto e che la ditta sosterrà autonomamente.
I dettagli sulla proposta no sono stati resi noti. La riunione è stata rinviata a data da destinarsi.
La Provincia di Pescara ha svolto il ruolo di trait-d'union tra Regione e azienda e si occuperà di coordinare il tavolo di confronto tra i soggetti interessati. Nelle prossime settimane è previsto un nuovo incontro.

09/02/2010 9.09