Post terremoto: «4 mln di macerie ancora da rimuovere»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Sono ancora 4 i milioni di macerie da rimuovere dopo il sisma. Nel 2010 si conta di eliminarne almeno un quarto.


Il comitato "Pro-Musp", composto dai genitori degli alunni della scuola elementare "Rossi" di Paganica, ha scritto al commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, per chiedere la possibilità di trasferire i propri figli nei Moduli ad uso scolastico provvisorio (Musp), donati dalla Regione Lombardia.
Alcune classi, infatti, si trovano nella scuola elementare giudicata «non in linea con le norme di sicurezza e di emergenza e di evacuazione in caso di scosse sismiche».
Secondo la comunicazione inoltrata al governatore, la scuola «é priva di vie di fuga adeguate, in quanto sono presenti strutture in pietra adiacenti alla scuola e di un punto di ritrovo sicuro».
A complicare le cose, secondo quanto riportato dai genitori, c'é l'avvio delle demolizioni del vicino centro storico, con il conseguente fastidio delle polveri.
«Alla luce delle nostre perplessità - incalzano i genitori - riguardo la possibilità di riportare i nostri figli nel vecchio plesso chiediamo un impegno concreto affinché sia dislocata in maniera permanente nel sito dei Musp almeno un'intera sezione della scuola elementare di Paganica».
La federazione dei Comunisti italiani torna invece a parlare del passaggio di consegne dalla Protezione Civile alla Regione: «la protezione Civile», sostiene il segretario provinciale, Angelo Ludovici, «sicuramente, in Abruzzo, ha fatto un salto di qualità. Da strumento partecipativo è diventata un organo autarchico dove la decisione è riservata a ben poche persone. Gli organismi decisionali territoriali hanno solo avallato le decisioni».
«Se a questa considerazione aggiungiamo la questione finanziaria dove il neo Ministro (Bertolaso, ndr) ha potuto utilizzare le risorse economiche da “sprecone”, il bilancio che
possiamo fare, in riferimento al rapporto costi-benefici il risultato è negativo», continua la federazione.
«Oggi le aziende in crisi non si contano, le ore di cassa integrazione hanno subito un aumento del 618%, gli indicatori economici (PIL diminuito di oltre il 5%, produttività ed esportazioni idem) sono negativi. L'unico dato “positivo” è l'aumento delle partite IVA aperte presso le Camere del Commercio e soprattutto a quella dell'Aquila. Un dato che in verità
dovrebbe preoccupare perchè è il sintomo di un fenomeno che evidenzia un incremento di lavoro sottopagato ed in nero».
L'assessore comunale, Alfredo Moroni, ha invece sottolineato che a nove mesi dal terremoto, vi sono ancora quattro milioni di tonnellate di macerie da rimuovere.
Per quest'anno l'obiettivo è di rimuoverne almeno un milione.
«Sarà un anno molto importante - ha detto Moroni - nel quale bisognerà condurre un lavoro decisivo per la questione, con una stima di oltre 4 milioni di tonnellate che ancora giacciono nel centro dell'Aquila, nelle periferie e nelle frazioni dei Comuni del cratere».
A causa dell'assenza di alcuni componenti, la seduta di ieri del tavolo di confronto tra le strutture tecniche di Comune, Provincia e Regione, promossa dall'assessore regionale, Daniela Stati, dovrà essere riconvocata.
Il tavolo tecnico è alla ricerca di un quarto sito per fronteggiare l'emergenza, che si aggiunga a quelli di Bazzano e Barisciano, ancora da allestire, e all'unico ad oggi funzionante, la cava ex Teges nei pressi di Tempera.
Intanto il comitato 3.32 chiede che l'area di Piazza D'armi sia destinata a verde pubblico per la realizzazione di un parco pubblico urbano.
«Lo facciamo ora», dicono dal comitato, «che a Piazza d'Armi è stata già fatta una gettata di cemento per realizzare la mensa celestiniana, una chiesa e un convento. Opera lodevole ma pensata nel posto sbagliato».
«Ci sono altre zone dove il progetto della mensa – finanziato tra gli altri da Protezione Civile, Carispaq e il quotidiano Il Centro – può essere collocata. In uno dei tanti terreni della Chiesa ad esempio. Siamo stufi che gli interessi della Chiesa siano sempre privilegiati e il caso della nuova Casa dello studente lo conferma. Quello che più ci indigna è la  metodologia con cui  la scelta è stata presa. Una nuova imposizione, suggellata dalle dichiarazioni di Bertolaso e come al solito avallata dal sindaco Massimo Cialente».
03/02/10 11.53