Anno giudiziario, sabato Alfano a L'Aquila. Magistrati resteranno in aula

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. I magistrati abruzzesi resteranno in aula quando interverrà il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, alla cerimonia per l'inaugurazione dell'anno giudiziario in programma sabato prossimo a L'Aquila. * PENALISTI: «EMERGENZA L’AQUILA HA FATTO RIMA CON APPARENZA»
Il presidente dell'Anm dell'Abruzzo, Giampiero Di Florio, ha detto all'Ansa che la «decisione di non abbandonare la sala è stata presa proprio per la presenza del ministro e, quindi, per rispetto nei confronti dell'Istituzione», oltre che «per la situazione in cui versa la Corte» abruzzese.
Abbandoneranno l'aula, invece, i magistrati nelle altre 25 corti d'appello d'Italia nella giornata di domani quando prenderà la parola il ministro (che sarà alla Suprema Corte di Cassazione a Roma insieme al presidente Napolitano) o un rappresentante del ministero di Giustizia.
In mano i magistrati avranno una copia della Costituzione per «simboleggiare il forte attaccamento alla funzione giudiziaria e alla Carta costituzionale» e tutti fuori momento dell'intervento del rappresentante del Ministero per «testimoniare il proprio disagio per le iniziative legislative in corso, che rischiano di distruggere la giustizia in Italia, e per la mancanza degli interventi ne-cessari ad assicurare l'efficienza del sistema».
«Non intendiamo assuefarci ad un costume politico che ha reso pratica quotidiana l'insulto e il dileggio», afferma l'Anm. E invece «ogni giorno siamo costretti ad ascoltare invettive e aggressioni nei confronti dei magistrati. 'Cloaca', 'cancro', 'metastasi', 'disturbati mentali', 'plotoni di esecuzione' sono solo alcune delle espressioni utilizzate dal capo del governo e da esponenti politici di primo piano nei confronti della magistratura».
«I magistrati - sottolinea l'Anm- non sono parte di un conflitto e non sono contrapposti a nessuno. Per questo diciamo basta alle aggressioni».
L'Anm punta l'indice anche contro «la 'campagna mediatica' condotta da taluni organi di stampa contro i magistrati», che «si alimenta di dati e informazioni false e che dipinge i magistrati come fannulloni strapagati, unici responsabili del dissesto del sistema giudiziario».
Per contrastarla l'Anm ha pubblicato e diffuso dati ufficiali del rapporto della Commissione europea (CEPEJ) che «smentiscono in maniera oggettiva queste menzogne»; un dossier che sarà distribuito durante le cerimonie di sabato prossimo.

«SERVE UNA RIFORMA SERIA E VERA»

«Basta con riforme distruttive del sistema giudiziario», con «leggi prive di razionalità e di coerenza, pensate esclusivamente con riferimento a singole vicende giudiziarie e che hanno finito per mettere in ginocchio la giustizia penale in questo Paese».
La richiesta è contenuta nel documento che i rappresentanti dell'Associazione nazionale magistrati leggeranno sabato prossimo.
Il documento punta l'indice contro più riforme del governo e della maggioranza a cominciare da quella sul processo breve: già con la Legge ex Cirielli - scrivono le toghe - «il numero di processi che si chiudono con la prescrizione è balzato alla impressionante cifra di 170.000 l'anno»; ma questi aumenteranno «in maniera esponenziale» se dovesse diventare il ddl sul processo breve «che ridurrà il processo penale ad una tragica farsa e determinerà un rischioso disordine organizzativo con effetti pregiudizievoli sulla tutela dei diritti dei cittadini anche nel settore civile».
«Rispettiamo l'autonomia del Parlamento - afferma l'Anm- ma é nostro dovere segnalare alla politica gli effetti e le ricadute che singoli provvedimenti legislativi possono avere sul sistema. Sentiamo pertanto il dovere di dire che se dovessero essere approvate anche la riforma delle intercettazioni e la riforma del processo penale proposte dal Governo e in discussione in parlamento, non sarebbe in nessun modo possibile assicurare giustizia in questo Paese».
In alternativa a quelle "distruttive" l'Anm chiede che si facciano le «vere riforme» , quelle che cioé servono a rendere più celeri i giudizi.
Le toghe sollecitano la revisione delle circoscrizioni giudiziarie; la riforma delle procedure nel civile e nel penale, per togliere alla parte «che ha interesse al prolungamento del processo la possibilità di 'abusare' dei diritti per sottrarsi alle proprie responsabilità, l'informatizzazione dei processi, la depenalizzazione dei reati minori e la introduzione di pene alternative al carcere». Oltre a chidere investimenti sul personale amministrativo, sulla riqualificazione, sull'innovazione informatica; risorse e mezzi «adeguati alla gravità della situazione».

ALFANO: «GIUDICI MACCHIANO UNA GIORNATA PER I CITTADINI»

Non si è fatto attendere il commento del ministro Alfano: «l'associazione nazionale magistrati ha scelto di macchiare una giornata che è per i cittadini e per il loro diritto di avere giustizia. L'immagine che l'Anm offre di sé non coincide con l'immagine e con il senso etico delle migliaia di magistrati che ogni mattina servono l'Italia e le istituzioni che rappresentano».
«A differenza di coloro che seguiranno le improvvide indicazioni dell'Anm», ha continuato il guardasigilli, «parteciperò all'inaugurazione dell'anno giudiziario presso la Suprema Corte di Cassazione alla presenza del presidente della Repubblica. Allo stesso modo - continua il Guardasigilli - andrò l'indomani presso la Corte d'Appello de L'Aquila, laddove il servizio giustizia ha ricominciato a funzionare brillantemente dopo il terremoto, grazie all'impegno delle istituzioni e di tanti servitori dello Stato.

PENALISTI IN SCIOPERO: «ADESIONE TOTALE»

Adesione «pressoché totale», invece, all'astensione dalle udienze proclamata per ieri fino al 29 gennaio dall'Unione Camere Penali Italiane in segno di protesta contro «l'inerzia riformatrice della politica che, anziché pervenire ad una riforma organica della giustizia, continua a privilegiare interventi tampone e dannose scorciatoie che non risolvono certamente i reali problemi dell'ordinamento giudiziario».
Ne dà notizia un comunicato dell'organizzazione che rappresenta circa novemila avvocati. La partecipazione allo sciopero è stata «totale a Roma, Napoli, Bari, Venezia, Palermo e Firenze, dell'80% a Milano e Torino, e buona a Bologna».

28/01/2010 10.09
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PENALISTI: «EMERGENZA L'AQUILA HA FATTO RIMA CON APPARENZA»

L'AQUILA. «La fase dell'emergenza finora ha fatto rima con apparenza».
Lo ha detto il presidente della Camera Penale dell'Aquila, Massimo Manieri, durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario dei penalisti italiani in corso all'Aquila.
«Non tutto - ha aggiunto - e' come appare o come apprendiamo. L'Aquila e' un esempio di come affrontare l'emergenza conclusasi con l'accasamento, ma la seconda fase, quella della ricostruzione, non e' ancora partita. Oggi all'Aquila - ha proseguito Manieri - il sistema giustizia funziona sia pure nei ristretti limiti logistici, ma non funziona il sistema economico. Un solo esempio: la cassa integrazione e' aumentata del 700%. Dopo 10 mesi all'Aquila non esiste economia. Dall'apparenza - ha concluso - adesso occorre la fase della sostanza: dalla governance dell'emergenza a quella della ricostruzione, anche se vedo la politica poco preparata per questa fase».
I penalisti hanno anche annunciato che se entro il 15 aprile non sara' approvata la legge che istituisce la specialistica in avvocato penalista fortemente caldeggiata, «la istituiremo noi come Camere Penali»
La protesta dell'associazione nazionale magistrati (Anm) in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario è stata poi definita «una sceneggiata» dall'Unione delle camere penali, ed «evidenzia l'inconsistenza e la demagogia della protesta diretta alla difesa dei privilegi e dei benefit».
Nel corso della cerimonia, all'Aquila i penalisti italiani hanno sostenuto che «il sindacato delle toghe si atteggia ormai a partito politico che si muove per conservare l'esistente e per continuare a tenere sotto ricatto la politica» ed hanno ribadito che «é necessario procede, senza indugi o esitazioni, a riforme di sistema».

NEL MIRINO ANCHE IL PROCESSO BREVE

«Il disegno di legge sul cosiddetto processo breve non realizza effettivamente una giustizia di ragionevole durata», pur fissando in tempi certi la fase del giudizio. Lo ha detto il presidente dell'Unione delle camere penali, Oreste Dominioni, confermando, il giudizio «assolutamente» negativo sul ddl.
Secondo Dominioni, non verrebbe considerata la fase delle indagini preliminari, «che rappresenta la causa principale delle lungaggini dei procedimenti, tanto che proprio in questa fase si determina il numero maggiore di prescrizioni».
Ma perché funzioni, il processo breve avrebbe bisogno anche di interventi sulla gestione delle risorse: «non basta - ha sostenuto Dominioni - razionalizzare quelle esistenti, ma è necessario che vengano effettuati ulteriori stanziamenti».
Durante la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario dei penalisti è intervenuta l'avvocato Simona Giannangeli - civile delle famiglie delle vittime della Casa dello studente - la quale che ha ricordato la tragedia del terremoto.
Al termine della commemorazione c'é stato un lungo applauso che ha generato momenti di commozione. L'intervento della Giannangeli non era previsto dal programma della manifestazione nazionale, organizzata all'Aquila per esprimere la solidarietà delle Camere penali italiane.
28/01/10 12.53