Riorganizzazione macrostrutture, Cgil: «delusi dalla giunta Chiodi»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. La Giunta Regionale, il 31 dicembre scorso , ha deliberato la riorganizzazione delle direzioni (macrostrutture), «deludendo e mortificando ogni aspettativa», denunciano Domenico d’Aurora di Cgil Abruzzo e Carmine Ranieri di Fp, Cgil Abruzzo.


Per il sindacato la riorganizzazione di un Ente complesso e articolato come quello regionale necessita di linee programmatiche chiare: «si parte dall'analisi dell'esistente e si procede alla definizione del modello organizzativo in grado di sostenere le politiche e le scelte strategiche che si vogliono sostenere. Negli atti adottati nulla di tutto questo si intravede. Si è operato solo in senso ragionieristico, per premiare o ridimensionare strutture o territori senza un disegno organico, eludendo sia qualunque scelta per il processo di delega e il decentramento amministrativo; sia attenzioni nei confronti delle realtà territoriali».
Per D'Aurora e Ranieri «sono stati eliminati Servizi di importanza strategica come il Servizio di Bruxelles, privando così l'Abruzzo di una importante struttura amministrativa in grado di porsi come interlocutore autorevole della complessa burocrazia europea. Un presidio che andava alleggerito da spese inutili, ma semmai rafforzato nella sua qualificazione e organizzazione».
Altro esempio il Servizio Idrografico, «struttura dotata di grandissima specializzazione e professionalità che sovrintende e vigila tutti i corsi d'acqua anche oltre i confini regionali , il cui patrimonio di strumentazione e professionalità è destinato a polverizzarsi».
Nel contempo il sindacato denuncia l'istituzione «inutile» di servizi di sostegno alle Direzioni, «con evidente spreco di risorse ed energie., non si aboliscono duplicati di servizi amministrativi generali derivanti da accorpamenti operati, si istituisce il servizio Formazione del personale, ma si tagliano drasticamente le risorse ad essa destinate, Le competenze e le funzioni così come sono state distribuite spesso non corrispondono a criteri di omogeneità ed efficienza».
Altri dubbi sul fenomeno del lavoro precario, «la giunta ha deciso solo di non rinnovare i contratti ma non dice niente su chi dovrà fare il lavoro “d'istituto” svolto da anni dai precari (interi pezzi della macchina organizzativa). In fase di riorganizzazione era doveroso provvedere ad un adeguamento della dotazione organica che ne tenesse conto».
«Un Ente, come qualunque azienda», chiudono i due, «per poter perseguire finalità di sviluppo ha bisogno di una macchina efficiente e ben mantenuta e valorizzare le proprie risorse, in particolare questo è imprescindibile per l'amministrazione come quella regionale le cui azioni hanno una ricaduta di carattere generale e che si sviluppano nel tempo,e non ci possono essere , pertanto, improvvisazioni di nessun tipo».

26/01/2010 8.54