Rubbia a L'Aquila per il lancio di Icarus: «20 anni di lavoro per questo importantissimo progetto»

Alessandro Biancardi

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L'AQUILA. Senza finanziamenti la ricerca italiana non avrà futuro: ne è convinto il Nobel Carlo Rubbia.

Lo scienziato questa mattina ha partecipato all'inaugurazione dell’esperimento Icarus (Imaging Cosmic and Rare Underground Signals), progettato proprio dal Premio Nobel.

Vanta una tecnologia unica al mondo ed è stato costruito in stretta collaborazione con le aziende italiane.

Rubbia ha parlato ad ampio raggio non solo del suo ultimo lavoro ma anche della necessità di reperire fondi per continuare a studiare e ha affrontato la questione del nucleare.

Il premio Nobel ha detto chiaramente che nei Laboratori dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) al Gran Sasso un finanziamento per la ricerca come quello italiano, inferiore all'1% del Pil, «non potrà garantire un cambiamento né un futuro».

«Una struttura universitaria sana non può non essere finanziata e senza una buona università non ci saranno né futuro né innovazione», ha aggiunto.

Per Rubbia finanziare la ricerca applicata è molto importante, «ma non bisogna dimenticare che la ricerca fondamentale è come un albero: se si taglia non dà più frutti».

Ricerca applicata e ricerca fondamentale sono due facce della stessa medaglia. Per il Nobel c'é inoltre «molto da dire, in Italia, sui finanziamenti a scienza, cultura e sviluppo e non dimentichiamo che il problema lo vediamo soprattutto nei giovani: nemmeno Einstein ha più fatto scoperte da 30 anni in poi. Chiediamoci - ha aggiunto Rubbia - se stiamo trattando i giovani come sarebbe giusto. A mio avviso ci sono tante situazioni che potrebbero essere migliorate: basta guardare quanti giovani ricercatori italiani non trovano posto in Italia e devono andare all'estero. Se questa non è una fuga di cervelli, come vogliamo chiamarla?».

Parlando di nucleare il premio Nobel sostiene che sia partito «con il piede sbagliato» e se c'era un paese che avrebbe potuto garantire un buon sfruttamento di questa risorsa era proprio il Giappone. «L'energia si può fare in molti modi diversi» e «l'energia pulita è una necessità di importanza fondamentale per il futuro» ha rilevato il Nobel.

Infine Rubbia ha suggerito al presidente dell'Agenzia italiana per la sicurezza nucleare, Umberto Veronesi, di andare a conoscere da vicino quanto è accaduto nella centrale nucleare giapponese di Fukushima.

«Suggerirei a Veronesi di fare una visita in Giappone per vedere di persona che cosa sta accadendo. E' importante che la gente capisca l'importanza di quanto è avvenuto a Fukushima. E' un fenomeno che va capito e penso che il modo migliore sia rendersi conto direttamente dell'accaduto perché tutte le notizie che riceviamo dal Giappone sono incomplete. Abbiamo bisogno di conoscenze più approfondite. Stiamo vivendo una situazione di incertezza che avrà conseguenze enormi, con persone allontanate dalle loro case e problemi con il cibo. Sono cose che hanno bisogno di risposte»

ICARUS: NEUTRINI IN 3D SOTTO IL GRAN SASSO

L’esperimento è collocato nella Sala B dei laboratori sotterranei e ha iniziato a funzionare gradualmente dal 27 maggio dello scorso anno e fin dai primi istanti ha registrato dati, catturando le tracce dei rari raggi cosmici che raggiungono le profondità del laboratorio, ma soprattutto gli eventi delle interazioni dei neutrini del fascio proveniente dal Cern, che attraversa la crosta terrestre per oltre 700 chilometri e viene infine intercettato dal rivelatore dell’esperimento sotto la montagna abruzzese. L’esperimento, rivelando i neutrini artificiali, che dal Cern raggiungono i Laboratori del Gran Sasso studierà il fenomeno dell’oscillazione del neutrino, congiuntamente all’esperimento Opera.

Ma l’esperimento studierà anche i fenomeni atmosferici e quelli prodotti dal Sole ed eventi straordinari che avvengono nel cosmo quali le esplosioni di Supernovae e il collasso di stelle di neutroni. Icarus ha inoltre un altro ambizioso obiettivo: l’osservazione del decadimento dei nucleoni (protoni e neutroni), fenomeno mai osservato finora ed inseguito dai fisici di tutto il mondo.

Il progetto il più grande rivelatore ad argon liquido mai realizzato al mondo, che permette di disporre di immagini ad alta risoluzione degli eventi di interazione in tempo reale misurando le caratteristiche fisiche delle particelle prodotte negli eventi. Per costruirlo e metterlo in funzione ci sono voluti 20 anni di lavoro in ricerca e sviluppo che hanno prodotto una tecnologia unica nel suo genere di cui l’Infn è leader nel mondo, che permetterà di aprire nuovi orizzonti nella conoscenza dell’universo.

L’installazione, il funzionamento e controllo continuo dell’apparato in sotterraneo testimoniano l’elevato livello tecnologico delle infrastrutture tecniche e di sicurezza del Laboratorio del Gran Sasso.

29/03/2011 18.03