Lavoro nero. «Rosarno è anche in Abruzzo». Progetto di legge di Acerbo e Saia

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Ieri mattina il consigliere regionale di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo ha presentato il progetto di legge regionale “Disposizioni in materia di contrasto al lavoro non regolare in agricoltura” insieme al consigliere Antonio Saia del PdCI.
Il progetto di legge intende disciplinare il contrasto del lavoro nero e irregolare in agricoltura, per quanto di competenza della Regione, e favorire l'emersione.
«Con la nostra proposta di legge», ha spiegato l'esponente di Rifondazione, «intendiamo riempire un vuoto normativo che caratterizza la normativa nazionale e regionale prendendo ad esempio la Regione Puglia, l'unica regione meridionale che negli ultimi anni si è dotata di una strategia di contrasto non a caso premiata dall'Unione Europea».
Il progetto di legge prevede l'obbligo del rispetto delle norme contrattuali pena la revoca dei finanziamenti pubblici.
Introduce l'indice di congruità, già vigente in tutti i paesi europei, come condizione per accedere ai contributi di qualsiasi genere ( l'indice di congruità definisce il numero di lavoratori necessario per la produzione dichiarata da una determinata azienda).
«Prevediamo l'obbligo per i soggetti beneficiari di finanziamenti pubblici di comunicare l'avvio di un rapporto di lavoro il giorno antecedente l'inizio effettivo del rapporto», spiega ancora Acerbo. Inoltre la Regione ha il compito di promuovere protocolli tra le amministrazioni pubbliche e e istituisce l'Osservatorio Regionale sul lavoro non regolare con relativa banca dati.
«La rivolta dei lavoratori migranti a Rosarno», ha detto ancora Acerbo, «ha posto finalmente all'attenzione dell'opinione pubblica le drammatiche condizioni di vita e lavoro che subiscono decine di migliaia di lavoratori immigrati nel nostro paese. Tali condizioni di sfruttamento della manodopera bracciantile extracomunitaria sono incompatibili con la permanenza dello stato di diritto».
La recente inchiesta “Lavoro Pulito” condotta dall'Arma dei carabinieri e dalla Procura della Repubblica di Pescara ha svelato che realtà di questo genere sono presenti purtroppo anche in Abruzzo, dove operava un'organizzazione che ha gestito secondo gli inquirenti l'ingresso di 1.500 immigrati costringendoli a lavorare anche per 2-4 euro a giornata.
«Rosarno è anche in Abruzzo», hanno chiuso Acerbo e Saia, «e la politica e le istituzioni non possono far finta di non vedere. Ci ha stupito l'assenza di reazioni da parte della politica regionale di fronte alle vicende rese note dagli inquirenti.Non vi può essere alcuna tolleranza nei confronti di caporalato, lavoro schiavistico, dei salari da fame, privazione di diritti».

16/01/2010 9.41