Fondi pubblici e internet. De Magistris:«somiglianze con l’inchiesta "Why not"»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

6088

Fondi pubblici e internet. De Magistris:«somiglianze con l’inchiesta "Why not"»
LA GRANDE BEFFA TECNOLOGICA. ABRUZZO. Se nella vicenda dei fondi europei arrivati in Abruzzo dal 2002-2006 e usati per realizzare una serie di siti internet simili a scatole vuote la politica regionale non ha fiatato, c'è invece chi non ha avuto problemi ad intervenire.
Come Luigi De Magistris, dallo scorso luglio presidente della commissione del Parlamento Europeo preposta al controllo del bilancio comunitario.
L'ex magistrato, eletto nelle fila dell'Idv (in Abruzzo ha preso più voti di Antonio Di Pietro) conosce bene l'utilizzo distorto dei fondi comunitari anche perchè quando era ancora in magistratura si scontrò con un caso che oggi gli ricorda gli stessi contorni e gli stessi meccanismi di quanto sembra emergere in questi giorni dalle inchiesta di PrimaDaNoi.it.
Al telefono da Bruxelles dove si trova, chiede di leggere prima attentamente gli articoli, dopo alcuni minuti sembra avere le idee chiare.
«Questo scenario raccontato dalle vostre inchieste mi sembra simile a quanto io stesso ho incontrato con l'inchiesta Why Not», una delle indagini più celebri dell'ex pubblico ministero
In quel caso «c'erano reati anche più gravi», ricorda De Magistris, «perpetrati proprio nel settore dell'informatica, dei siti internet, delle reti informatiche, dei poli tecnologici».
Qui di reati ancora nessuno ha parlato e tutto è passato decisamente sotto silenzio. Certo è che lo scenario è a dir poco inquietante.
Ma quello di internet, ammette l'esponente dell'Idv, «è un terreno spesso minato, perchè è difficilmente riscontrabile il lavoro svolto: se uno destina una certa somma di denaro per un ponte tu puoi verificare se questo ponte è stato realizzato bene o male, mentre nel settore informatico è molto più facile sovrafatturare costi in realtà inesistenti, mettere in conto una serie di spese mai fatte, perchè il tutto è ''immateriale''».
Un giochetto con soldi pubblici che ormai sembra ben avviato: il meccanismo da adottare è più semplice del previsto e far sparire un sito, magari realizzato male, non è certo difficile, nell'immenso universo della Rete. Ma non mancano i mezzi e le professionalità per poter stabilire il valore di un sito, l'eventuale sovrafatturazione ed il percorso seguito dal denaro pubblico.
«Questo aspetto è preoccupante», continua, «perchè internet è uno dei beni pubblici per eccellenza del terzo millennio, dopo l'aria e l'acqua, conosciuti anche da Aristotele...e pure quelli li stanno massacrando....».
De Magistris ricorda anche che «l'Italia è prima in senso negativo per la gestione dei fondi europei, non lo dico io, ma la Corte dei Conti europea».
Oltre allo spreco vero è proprio di denaro l'ex magistrato rileva in realtà un altro danno, forse anche peggiore: «quei soldi dovrebbero creare occupazione, opportunità per un territorio, sviluppo, ricerca. La situazione è veramente molto grave perchè da anni l'Europa ci destina risorse per fare crescere l'economia. In alcuni casi questo è avvenuto ma in altri assolutamente no».
E la domanda è una: cosa sarebbe oggi l'Abruzzo se quella montagna di soldi pubblici fosse stata spesa bene? Cosa ne sarebbe del settore informatico, adesso, dopo oltre quattro anni di investimenti enormi? Quale indotto si sarebbe potuto creare?
E' questo il danno maggiore e non quantificabile di chi ha avuto responsabilità negli ultimi dieci anni nel settore.
«In realtà», continua De Magistris, «ci sono imprenditori che campano e crescono sul fatto di ottenere, spesso grazie ad un rapporto stretto con la politica, fondi pubblici. Questo sistema viziato ha creato ricchezze immani. Ma ora sta per finire perchè l'Europa non è più disposta ad accettare passivamente».

LA CATENA DEI CONTROLLI

Ma chi deve controllare che questi soldi vengano spesi bene? L'ex magistrato parla di «catena di controllori»: un sistema che dal di fuori sembra vasto e articolato, quasi infallibile.
Ma tra la teoria e la pratica qualcosa si inceppa.
Il primo anello della catena è la Regione «che a volte non interviene», commenta De Magistris, «perchè magari gli stessi controllori sono i responsabili del sistema che non funziona. Di sicuro il controllo va a buon fine quando c'è una truffa perpetrata dal singolo imprenditore ai danni dell'ente pubblico, ma se c'è un rapporto illecito tra il pubblico amministratore e l' imprenditore è ovvio che non accade niente».
Il secondo anello è il Governo «che però solitamente interviene in presenza di un fatto molto grave».

«INTERNET: SETTORE SOTTOVALUTATO DALLA MAGISTRATURA»

Poi c'è il controllo dell'autorità giudiziaria, «un organo indipendente», ribadisce l'ex pm «che in alcuni casi interviene con inchieste fatte bene. Ci sono magistrati che vanno ad approfondire questi aspetti, in altri casi c'è una mancata attenzione su tutto cioè che attiene all'informatica e ad internet perchè sono materie complicate e bisogna andare a vedere la sensibilità della magistratura. E' sicuramente vero, però, che spesso questo settore viene sottovalutato».
Seguono poi il controllo europeo dell'Unione Europea «che a volte interviene ma che a volte subisce l'influenza degli stati membri e non riesce ad agire in modo autonomo», la Corte dei Conti Europea, e poi la Commissione del Parlamento Europeo «quella che presiedo ma che interviene successivamente alla Corte dei Conti».
Un esercito di controllori. Tutti fermi.

Alessandra Lotti 14/01/2010 9.16

CONDIVIDI GLI ARTICOLI DI PDN SU FACEBOOK