Del Turco: segnali e misteri di una classica storia italiana

Alessandro Biancardi

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Del Turco: segnali e misteri di una classica storia italiana
ABRUZZO. Lo si è capito da subito che anche questo dell’arresto di Ottaviano Del Turco non sarebbe stato un processo come gli altri. Così come non lo sarà un altro processo come per esempio quello dell’ex sindaco Luciano D’Alfonso. *DIFENSORE DI ANGELINI: «LE TESI DELL’ACCUSA SI SONO PROGRESSIVAMENTE RAFFORZATE» * ANNI '90: LA POLITICA MARCIA E LE TRUFFE DI ANGELINI
E' un fatto (anche normale per certi versi) che gli arresti di esponenti di spicco della politica attirino maggiormente l'interesse. Ma non è solo per questo che si torna a parlare del caso Del Turco. Basta vedere già nei primi giorni tutte le dichiarazioni che si sono “appoggiate” agli articoli di stampa che parlano di “assoluzione” per capire quali sono gli obiettivi.
Forse –sempre per cercare di raggiungere una impossibile completezza- è anche opportuno ricordare alcuni altri fatti molto marginali di tutta la storia.
Qualche segnale e qualche mistero che non sono stati ancora chiariti.
Limitandoci a ricordare quelli immediatamente successivi all'arresto non si può non dimenticare l'inedita sfilata (difficile ricordare precedenti) di uomini politici (parlamentari e senatori) che sfruttando una legge antica che prevede il libero accesso ai rappresentanti parlamentari nelle carceri (per fini ispettivi e di controllo) si sono recati a far visita fin dalle prime ore al carcerato illustre.
Una situazione che fece discutere e che vanificò di fatto il provvedimento del giudice che, lo ricordiamo, aveva imposto il regime di isolamento.
L'onorevole Pierluigi Mantini (Pd) è stato il primo.
Sono poi arrivati Giancarlo Lehner (Pdl) - che nei giorni scorsi ha scritto sul Tempo un articolo dal titolo 'Del Turco oltraggiato e offeso da una giustizia che ama lo spettacolo'- , Renato Farina (Pdl) ex agente "Betulla", Melania Rizzoli (Pdl), Marcello Pera (Pdl), Lella Golfo, presidente della fondazione Marisa Bellisario, Giuliano Cazzola (Pdl) che in una busta ha consegnato a Del Turco i saluti di Livia Turco (Pd), Pierluigi Bersani (Pd), Renato Brunetta (Pdl) e Margherita Boniver (Pdl). A questi si aggiunsero Legnini e Marini.
Una lista non completa che avrebbe dovuto sollevare questioni di opportunità ma anche di eventuali conflitti di interessi.
Sta di fatto che un tale precipitarsi a dare solidarietà senza conoscere nemmeno una carta è continuata per giorni
Anche in quei giorni immediatamente dopo il 14 luglio 2008, giorno degli arresti eclatanti, si minacciò la procura di invio degli ispettori, mentre un altro giornale che è tornato sull'argomento in questi giorni rivelò i contenuti del presunto dossier Masciarelli che parlerebbe di un sistema tangentizio nel centro destra.


IL DOSSIER MASCIARELLI


Il presunto autore che ha sempre smentito di aver mai scritto un dossier è l'ex presidente Fira, Giancarlo Masciarelli, uomo chiave dei principali scandali abruzzesi ed ideatore del sistema delle cartolarizzazioni al quale si è affidato il governatore di centrodestra, Giovanni Pace, e quello di centrosinistra, Del Turco. Un punto di raccordo, si disse.
Di Masciarelli si è continuato a parlare perchè nonostante i suoi problemi giudiziari è riuscito ad avere incarichi da ditte private nell'ambito della ricostruzione aquilana, proprio mentre il suo legale, l'ex senatore Carlo Taormina rilasciava dichiarazioni di fuoco su un presunto sistema tangentizio che da decenni si sarebbe sviluppato in Abruzzo e che avrebbe incluso anche le istituzioni, tra cui anche frange della magistratura.
Tutte dichiarazioni molto pesanti che risultano oscure ai più e che forse nascondono significati e messaggi precisi per pochi.
In quei giorni qualcuno notò su un quotidiano locale anche la foto di uno stretto congiunto di Del Turco all'ingresso del carcere che sfoggiava una maglietta con simboli che sarebbero riconducibili a quelli massonici. Un caso o un messaggio preciso a qualcuno?
Fesserie si direbbe.
Almeno un'altra volta però nelle indagini gli inquirenti sono incappati nella organizzazione “riservata” della massoneria.
Fu durante la perquisizione di un appartamento a Montesilvano, affittato da un amico di Lamberto Quarta, braccio destro di Del Turco.
Gli inquirenti seguendo alcuni indagati scoprirono l'appartamento dall'arredamento dimesso, semivuoto, non trovarono molto ma sospettarono che vi si tenessero consessi e riunioni, come confermò una vicina di casa che parlò di un frequente viavai.
Una delle poche cose che emerse dalle perquisizioni fu un portafogli di un soggetto estraneo all'inchiesta con all'interno alcune tessere della massoneria e tutte le ricevute di pagamento delle iscrizione. Anche questo forse un dettaglio di poco conto…
Il proprietario aveva poi riferito agli inquirenti di aver frequentato la casa e che probabilmente gli era caduto.
Non poteva mancare anche una fuga di notizie come nelle migliori tradizioni. Una telefonata avvertì Bucciarelli, segretario di Mazzocca, di imminenti arresti, appena qualche giorno prima. 
Un altro fatto sempre rimasto sullo sfondo e archiviato come insignificante è quello del furto dell'auto di Del Turco mentre era agli arresti domiciliari.
I ladri che avevano compiuti anche altri raid nel paese la notte tra il 23 ed il 24 settembre 2008 si introdussero nella casa dell'ex presidente della Regione che disse di non essersi accorto di nulla.
I ladri però riuscirono a portare via poche cose e le chiavi dell'auto, una Audi A6.
Il 15 ottobre i carabinieri di Giugliano notarono un'auto nera parcheggiata nel centro del paese campano ma in una strada secondaria vicino un terreno incolto. Era l'auto di Del Turco in un territorio noto per essere l'enclave dei Casalesi. L'auto fu restituita qualche giorno dopo.
Qualche altro mistero che Del Turco non ha ancora chiarito è la sorta di complotto che continua a citare e a far trapelare ogni volta che prova a spiegare le ragioni del suo arresto.

LO SCONTRO CON IL PD

Del Turco che si è scagliato da subito contro il Pd, che non lo ha difeso compatto, ha più volte indicato proprio in quella frangia a lui contraria una serie di interessi che lo avrebbero indicato come il “nemico pubblico numero uno”.
Qualche volta ha anche indicato con precisione l'identikit che parrebbe riconducibile ad Enrico Paolini, il suo ex in giunta, che poi si scoprì ebbe un ruolo non secondario nel raccontare una parte della verità circa l'attività amministrativa e certe pratiche allora in Regione.
Paolini, vicino a Pierangeli, imprenditore della sanità privata e acerrimo nemico di Angelini, secondo Del Turco poteva avere qualche interesse ad incastrarlo.
Velenosi anche i commenti verso l'altro grande rivale, Luciano D'Alfonso, con il quale non correva buon sangue. Del Turco lo ha accusato più volte commentando le notizie sull'arresto dell'ex sindaco di Pescara.
L'ex governatore qualche volta si spinge oltre e parla di organizzazione mafiosa (indicandolo però con il termine francese «milieu», forse per addolcirlo un po'), accuse che non sono mai state circostanziate e che inquietano non poco. Falsità oppure risentimento e faida interna al Pd?
Altre circostanze sono rimaste per ora ancora sullo sfondo quelle che riguardano i «legami diretti» tra Del Turco e la Deutsche Bank che nell'era Del Turco sarebbe stata avvantaggiata non poco in diverse ed eterogenee attività amministrative.
La procura di Pescara, per esempio, contesta l'affidamento diretto delle cartolarizzazioni all'istituto di credito senza una gara pubblica.
Una operazione da miliardi di euro gestita dalla Deutsche Bank.
Sono molti i fatti e le circostanze raccontate da alcuni testimoni che riportano poi ad episodi e circostanze molto vecchie quando Del Turco era Ministro delle finanze mentre in procura sarebbero arrivate anche diverse missive di persone che avrebbero raccontato ulteriori scenari ma per ora è impossibile dire se si tratta di notizie attendibili e se la procura ha avviato accertamenti..
Un altro fatto “misterioso” fu la scomparsa di un verbale per alcune settimane, altro fatto che avrebbe in qualche modo agevolato Angelini.
E che dire invece dei dati dei ricoveri pubblicati sul sito della Regione ma in realtà illeggibili e non scaricabili a causa di un errore nel link?
Le sue verità Del Turco le ha volute lanciare nell'etere e sono state catturate dal web a futura memoria anche se davanti ai giudici l'indagato non ha mai parlato.

11/01/2010 10.54


ECCO TUTTI I FATTI CONTESTATI DALLA PROCURA


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DIFENSORE DI ANGELINI: «LE TESI DELL'ACCUSA SI SONO PROGRESSIVAMENTE RAFFORZATE»

PESCARA. Vicenzo Angelini «é e resta un imputato della sanitopoli abruzzese» di cui la Procura di Pescara aveva chiesto a suo tempo l'arresto.
Secondo il suo legale Sabatino Ciprietti, quindi, le «presunte novità su Del Turco, che novità non sono» del dossier Nas tirate fuori in questi giorni hanno solo una motivazione: «C'é un momento politico generale molto chiaro nel paese, che va verso un tentativo di riforma della giustizia, e queste alzate di scudi sul Del Turco servono, insieme ad altre, ad incalzare i tempi - dice il difensore del grande accusatore dell'ex governatore abruzzese - Ci sono più segnali, lampadine accese su tutto il territorio nazionale, basta leggere i giornali. Ma se Del Turco sapeva di questi dossier poteva dirlo anche 10 mesi fa: strano che non l'abbia fatto, e invece tutto viene stranamente ricollegato ora. E' questo tempismo che stupisce, questa rivalutazione...».
Secondo il legale del grande accusatore di Ottaviano Del Turco «quando si dice che la Regione stava 'tagliando' i contributi alle cliniche private si dice una cosa ovvia, perché lo chiedeva il Governo, ma - puntualizza - il problema è un altro: tecnicamente le indagini successive hanno rafforzato le tesi dell'accusa, della Procura. Perché se all'epoca si diceva che Angelini riceveva 10 ed era troppo, e secondo l'accusa gli si diceva "paga se no...”, oggi le ulteriori indagini fatte anche dalla Regione avrebbero scoperto che invece riceveva 50. Se erano illegittime o inappropriate le prestazioni '10', figuriamoci quelle da '50'».
Il procuratore della repubblica Nicola Trifuoggi il giorno degli arresti eccellenti (14 luglio 2008) disse «c'é una montagna di prove».
«E' evidente - conclude poi il difensore di Vincenzo Angelini - la connessione anche con i problemi attuali di Villa Pini, del gruppo sanitario di Angelini. La crisi e il mancato pagamento da 9 mesi degli stipendi dei lavoratori coincide con il mancato pagamento delle Asl di competenza. E' una crisi indotta dalla Regione. E' la stessa Regione, secondo quanto emerge, che sottolinea la contraddizione e cioé che Angelini riceveva illegittimamente dei soldi per prestazioni non dovute».

«MAXIPROCESSO POLITICO?»


«Lo vogliono far diventare un maxiprocesso dal colore politico, Angelini è diventato la Striscia di Gaza della politica abruzzese...», ha aggiunto l'avvocato Ciprietti.
«Il dossier dei Nas è conosciuto da tutti e da sempre - ammette – ed è anche scarsamente utile alle indagini, perché tratta di un aspetto particolare. Intanto Angelini come la Striscia di Gaza prende bombe da destra e da sinistra. «Non sto dando la zappa sui piedi di Angelini, Era favorito, ma doveva pagare».

11/01/2010 11.03



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