La Regione è per l'acqua pubblica. Stamattina approvazione Finanziaria

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Primo successo della battaglia contro la privatizzazione dell'acqua in Regione Abruzzo nel tardo pomeriggio di ieri.
Grazie agli emendamenti di Rifondazione Comunista e IdV è stato inserito nel Documento di Programmazione Economica-Finanziaria Regionale l'impegno a non procedere alla privatizzazione dell'acqua.
Il testo approvato all'unanimità dal Consiglio prevede che l'acqua venga dichiarata «servizio privo di rilevanza economica» e, quindi, sottratto agli obblighi di privatizzazione contenuti nel recente decreto.
Viene esplicitato l'impegno a garantire la gestione pubblica del servizio idrico.
«Ora si tratta di tradurre in legge regionale tale impegno», spiega Maurizio Acerbo di Rc. «Nel frattempo è fondamentale che in tutti i comuni vengano approvate le delibere di modifica degli statuti proposti da Rifondazione e dai movimenti per l'acqua bene comune».
Un passo avanti molto importante che arriva dopo la decisione del 17 novembre scorso, quando il governo ha posto alla Camera la questione di fiducia sul "decreto Ronchi", già approvato dal Senato e il cui cuore è stata proprio la liberalizzazione dei servizi pubblici locali, compresa l'acqua.
Tanti i Comuni in tutta Italia e in Abruzzo che si sono mobilitati per porre rimedio ad una manovra controversa.
Sempre ieri nel corso della seduta del Consiglio regionale relativa alla approvazione del Dpefr 2010-2012 sono stati approvati importanti emendamenti presentati dai consiglieri dell'Italia dei Valori.
Tra questi l'adozione di misure «idonee ad impedire, nel settore dei rifiuti, che lo stesso soggetto eserciti servizi di raccolta e gestisca impianti di smaltimento», incentivi per l'acquisto di autobus non a gasolio, ma che utilizzano combustibili e dispositivi con minore impatto in termini di inquinamento dell'aria, riduzione drastica delle liste di attesa in ambito sanitario, la ricostruzione del centro storico de L'Aquila prioritaria in tutti gli atti di programmazione, adozione del sistema satellitare per la prevenzione degli incendi boschivi.
E proprio il consigliere dell'Italia dei Valori, Cesare D'Alessandro, parla di una Legge finanziaria regionale (che dovrebbe essere votata questa mattina) diventata «un mero contenitore di pochissime partite finanziarie e per lo più a titolo obbligatorio. Un Bilancio - nonostante le dichiarazioni roboanti e inopportune di alcuni assessori - che non contiene somme per il sostegno ai settori produttivi dell'artigianato, del commercio, dell'industria, della formazione professionale, del turismo e della cultura.
Si determina artificiosamente l'apertura di centinaia di capitoli privi di capienza», continua D'Alessandro, «per poi dare carta bianca alla Giunta regionale, che a suo tempo deciderà di inserirvi le risorse provenienti – se arriveranno – dallo Stato centrale a seguito delle ripartizioni dei fondi europei (FESR e FSE), dei fondi per l'agricoltura (Piano di sviluppo rurale) e dei FAS (fondi per le aree sottoutilizzate)».

«NESSUNA CERTEZZA PER CASE ATER»

Insoddisfatto anche il comitato 'Per il Mia Casa d'Abruzzo' di Pio Rapagnà – secondo il quale il documento «non prevede nessun capitolo di spesa in bilancio per la messa in sicurezza antisismica del patrimonio residenziale pubblico realizzato nei comuni e nelle zone classificate ad alto e altissimo rischio sismico e idrogeologico».

La Regione deve intervenire con la massima urgenza per rendere adeguati alle norme antisismiche circa 6.000 alloggi di Edilizia Residenziale Pubblica costruiti in zone altamente sismiche, come ad esempio quelli realizzati a L'Aquila e nei Comuni del cratere, nella Marsica (come Avezzano), nella Valle Peligna (come Sulmona e Pratola Peligna), nelle Zone 1 e 2 delle Province di Chieti, Pescara e Teramo.
Il Mia Casa d'Abruzzo ha richiamato più volte la Regione, i Comuni e gli enti gestori alle loro «inevitabili responsabilità», ricordando loro la esistenza di due specifici studi sullo stato di sicurezza antisismica degli alloggi pubblici ATER e dei Comuni, studi effettuati nel 1999 e aggiornati nel 2003 rispettivamente dalle Società “Collabora Engineering” e “Abruzzo Engineering” per conto della Regione Abruzzo medesima e della Protezione Civile Nazionale.
«Nella Provincia dell'Aquila la maggior parte delle 6.870 abitazioni di Edilizia Residenziale Pubblica», spiega Rapagnà, «in locazione ed a riscatto, è stata costruita, specialmente dagli anni '60 in poi, in zone sismiche classificate di Zona 1 (49 Comuni) e di Zona 2 (59 Comuni) sin dal 1962: classificazione aggiornata dal Decreto Ministeriale del 14 luglio 1984 e modificata successivamente dalla Regione Abruzzo. Nelle stesse zone ad alto rischio sismico circa 1.850 abitazioni sono state realizzate da Cooperative, Consorzi, Enti previdenziali e professionali, Banche ed Istituti di credito».
Il Documento di programmazione economico-finanziario Regionale al punto 3.2.6 riporta «semplicemente e soltanto», sottolinea Rapagnà, che: “Nel settore dell'edilizia residenziale pubblica, la necessità di intervenire sul patrimonio edilizio danneggiato e su quello esistente per la messa in sicurezza si incrocia con il processo di riforma del settore e di riordino delle Aziende operanti nel settore (ARET e ATER), attualmente commissariate per compiere ordinaria amministrazione.
«La riforma dovrà restituire un ruolo centrale di programmazione della Regione, che deve essere posta in grado di fungere da stimolo alle attività delle Aziende non solo per programmi adeguati alle esigenze nei singoli ambiti locali, ma anche e soprattutto per il reperimento di risorse per finanziare le politiche del settore».

29/12/2009 9.08