Emergenza Ambiente: «nel silenzio continua l’avanzata dei petrolieri»

Alessandro Biancardi

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ORTONA. Niente nuove, buone nuove? Nel caso degli insediamenti petroliferi in Abruzzo, il silenzio è un segno dalla difficile interpretazione. Secondo la rete Emergenza Ambientale Abruzzo è un brutto segno. * «DUBBI DI COSTITUZIONALITA’ SULLA LEGGE REGIONALE»
Se non ci sono notizie, non staranno facendo nulla? Non proprio. Infatti, anche se in silenzio, le richieste per la coltivazione di idrocarburi si moltiplicano e con esse le successive richieste di Valutazioni d'impatto ambientale.
Tutte procedure propedeutiche alle installazioni di piattaforme estrattive.
Le associazioni ambientaliste, che da anni lottano contro la petrolizzazione dell'Abruzzo, continuano a raccogliere documenti ed informazioni sulle multinazionali che hanno messo gli occhi sulla costa e sul mare abruzzesi.
I progetti riguardanti l'Abruzzo, vengono presentati dalle compagnie petrolifere per lo più all'estero.
Ed è così che per aggirare l'ostacolo del “silenzio” abruzzese, i documenti si cercano direttamente all'estero o sulla stampa straniera.
Il tentativo è quello di fermare in tempo la «deriva petrolifera della regione verde d'Europa».
«Mentre il presidente della regione Gianni Chiodi e la giunta regionale discutevano di un una legge che non tutela minimamente il nostro mare, continua l'avanzata dei petrolieri. E se fino ad ora abbiamo visto piattaforme esplorative, adesso arriveranno le piattaforme permanenti proprio a ridosso della nostra costa».
«Il 3 Dicembre 2009 la compagnia inglese MOG (Mediterranean Oil & Gas )», scrive la Emergenza Abruzzo, «ha sottomesso al Ministero dell'Ambiente la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per poter installare una piattaforma petrolifera a 2km dalla costa tra San Vito e Ortona. Il progetto in questione è quello denominato Ombrina mare2».
La Mog ha già elaborato un primo studio ambientale che è parte integrante dell'istanza per chiedere la concessione.

ECCO ALCUNE DELLE CONCESSIONI GIA' CHIESTE

«Questo è solo l'ultimo atto di una serie di richiesta di concessioni per il nostro mare. A settembre infatti, nell'indifferenza generale, la canadese Vega Oil e la irlandese Petroceltic hanno avanzato una richiesta per trivellare a 7km dal porto di Ortona con il progetto Elsa2. Ad ottobre la stessa Petroceltic ha avanzato richiesta per trivellare in altri 2 permessi a 5km dalla costa, a largo di Casalbordino e Vasto».
Tra le tante compagnie, anche la Edison ha presentato, al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, una richiesta di variazione dei lavori nell'ambito delta concessione di coltivazione. L'intenzione era quella di realizzare altri 4 pozzi a largo della costa di Vasto nell'insediamento già esistente chiamato Rospo Mare.

«Nessun rischio»
, ha affermato a chiare lettere la compagnia nello studio ambientale.
«Associazioni, cittadini e professionisti hanno gia' inviato al Ministero dell'Ambiente quasi 30 osservazioni e pareri contrari per il progetto Elsa2, mentre per le concessioni di fronte a Vasto e Casalbordino siamo gia' a quota 20» afferma Emergenza Ambiente Abruzzo.

«L'ABRUZZO HA TUTTO DA PERDERE E NULLA DA GUADAGNARE»

La rete di 60 associazioni contro la petrolizzazione dell'Abruzzo, mantiene alta la guardia e «continua a fare il suo lavoro di ricerca delle informazioni e di contrasto ai piani di colonizzazione dei petrolieri stranieri», ma lamenta uno «scarso impegno della classe politica».
«Il turismo, la pesca e l'agricoltura, oltre che la salute delle persone, saranno definitivamente compromessi in cambio di royalties nulle per la Regione e bassissime per lo Stato italiano, mentre i veri profitti di queste operazioni saranno riversati nelle casse delle multinazionali del petrolio. Di fatto, stiamo regalando il nostro petrolio», concludono le associazioni.
m.r. 23/12/2009 12.46


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* «DUBBI DI COSTITUZIONALITA' SULLA LEGGE REGIONALE»

Sulla questione della legge regionale sugli di idrocarburi da poco approvata dalla Regione, interviene Enzo Di Salvatore, docente di diritto costituzionale presso alcune università abruzzesi, con una lunga nota tecnica volta a dimostrare la «dubbia legittimità costituzionale della legge, oltre che politicamente opportuna».
Il giudizio è spietato: «oltre a non conoscere il diritto comunitario, chi ha scritto il testo della legge e la relazione non conosce neppure il proprio diritto costituzionale». E a sostegno della sua tesi, il ricercatore-docente porta alcuni esempi, che potrebbero indurre il Governo ad impugnare il nuovo provvedimento.
«Rispetto al testo legislativo da me redatto e presentato dal PD - ma non accolto come testo base su cui "discutere" dalla maggioranza di centro-destra - quello approvato sostituisce completamente la previgente disciplina, cioè abroga l'intero articolo 1 della legge n. 2 del 2008, come modificato dalla legge n. 14 dello stesso anno». Secondo Di Salvatore, il Consiglio Regionale avrebbe abrogato delle disposizioni contenute in quella legge, che il Governo non aveva impugnato dinanzi alla Corte costituzionale e che quindi «erano salve».
Non mancano, secondo il ricercatore, errori prettamente tecnici e quindi giuridici: «il comma 1 del nuovo articolo 1 della legge è anche tecnicamente (cioè giuridicamente) sbagliato: l'art. 174, cui si riferisce la disposizione, non è un articolo del Trattato sull'Unione europea, ma del Trattato CE; ed anche l'art. 152, relativo alla sanità pubblica, non è un articolo del Trattato di Amsterdam, ma del Trattato CE».
«In terzo luogo,- continua- non si comprende dove siano collocate nella legge le disposizioni "finalizzate a garantire nel territorio regionale l'attuazione del principio della tutela della salute umana" - come si dichiara solennemente nel comma 1 della legge - visto che la legge non prevede che l'esercizio delle attività relative agli idrocarburi sia subordinato al rispetto di date condizioni: dov'è la previsione della "valutazione di impatto sanitario"? Se davvero si fosse voluto rendere conforme la disciplina degli idrocarburi alle esigenze di tutela della salute, come previsto dal diritto comunitario, si sarebbe potuto tranquillamente farlo, visto che la stessa Corte di Giustizia ha da tempo chiarito che "ogni Stato membro ha il diritto di emanare, in assenza di una sufficiente armonizzazione a livello comunitario, norme adeguate per la tutela della salute pubblica nel proprio territorio" (Corte giust., sent. 28 febbraio 1984, causa 247/81, Commissione/Germania, in Racc., pp. 1111 ss.);dopo la Riforma del Titolo V della Costituzione questa facoltà è nelle mani della Regione, atteso che l'art. 117, comma 5, Cost. attribuisce ad essa il potere di dare attuazione al diritto comunitario nelle materie di sua competenza: dunque, anche in relazione alla tutela della salute».
«Il comma 2 dell'art. 1 della legge- spiega il docente- fa divieto di esercizio delle attività di prospezione, ricerca, estrazione, coltivazione e lavorazione di idrocarburi liquidi in talune zone (aree protette, ecc.). A parte la disinvoltura dei termini utilizzati - come se molte delle attività elencate fossero realmente differenti - il divieto concerne solo gli idrocarburi liquidi e non anche quelli gassosi. Dunque non concernerebbe il gas naturale. E questo in parte è anche comprensibile. Mi chiedo, però, quale possa essere ad es. l'impatto che l'estrazione del gas avrebbe sulle zone del territorio classificate come sismiche».
«Un'ultima osservazione: la legge approvata tace sul problema dei permessi e delle autorizzazioni», conclude Di Salvatore.

23/12/2009 12.46