Esposto contro crisi degli allevatori e l'agnello d'Abruzzo sbarca negli iper

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Nei giorni scorsi gli allevatori abruzzesi si sono mobilitati con i trattori per raggiungere la capitale ed unirsi ai colleghi giunti da altre regioni e denunciare una situazione «non più tollerabile».
Per gli agricoltori e allevatori la crisi è più nera che mai, a causa del mancato reddito dovuto, dicono, «alle speculazioni delle catene di distribuzione».
Il motivo della mobilitazione è quello di aprire un tavolo delle trattative con il Governo nazionale «per ridare reddito alle aziende».
In Abruzzo l'organizzazione maggiormente critica è il Cospa Abruzzo, di Dino Rossi, che spesso si scaglia anche contro le altre sigle sindacali di categoria che non avrebbero, secondo il Cospa, una linea dura e coerente verso le multinazionali.
L'esposto firmato da Rossi e presentato alla questura dell'Aquila denuncia proprio il comportamento delle grandi catene di distribuzione che «acquistano i prodotti dall'est Europa, da quelle Nazioni che per ultime sono entrate nella UE solo per la commercializzazione e non con l'Euro, quindi la differenza di valore tra le due monete è notevole tanto da poter fare mercanzia permettendo di venderla in Italia come prodotto locale».
Ma di locale, sostiene il Cospa, forse c'è solo l'etichetta.
Questa situazione ha messo in ginocchio l'economia agricola e di conseguenza l'economia della nazione, «dato che l'agricoltura ne è il perno», sottolineano gli agricoltori, con gravi rischi per i consumatori che ignari credono di acquistare un prodotto italiano.
Un dato rilevato già da moltissimo tempo ma che non si riesce a debellare anche per gli interessi economici sottesi.
«Un esempio può essere fatto se consideriamo un prodotto deperibile come il latte», racconta nell'esposto il Cospa: «il prodotto viene acquistato nei paesi dell'est, ad esempio nella zona di Cernobyl, confezionato poi dalle più importanti aziende di trasformazione per conto della grande distribuzione che a sua volta lo reclamizza come latte italiano, al prezzo che dovrebbe essere pagato alla stalla».
Una cosa analoga accade per i prodotti ortofrutticoli e così le aziende agricole «si sono fortemente indebitate al punto di non poter pagare più le cambiali agrarie ed i contribuiti Inps, tanto da spingere tutti i comitati spontanei a sfilare con i loro trattori per invadere le vie romane, con la partecipazione di agricoltori provenienti dalla Sicilia».
A fronte di ciò, gli agricoltori denunciano «il totale disinteresse delle associazioni Nazionali di Categorie che non solo non hanno fornito alcun valido contributo, anche solo a livello di posizione, ma che nei fatti si è sostanziato in una azione di senso contrario».
Dopo l'ultima ''incursione'' degli allevatori a Roma, dove c'è stato nei giorni scorsi un sit in di protesta con tanto di trattori, anche la regione Abruzzo ha dichiarato lo stato di crisi.
Ma è anche scontro tra il Cospa e alcune associazioni di categoria «che hanno indetto la manifestazione insieme alla Legacoop, come se gli operai scioperassero insieme ai loro padroni. Cosa da non credere!».
Ma intanto proprio in queste ore l'assessore Febbo ha annunciato che l'agnello d'Abruzzo è entrato nelle principali catene della moderna distribuzione: Metro, Iper, Conad, Coop con la registrazione del marchio "Buon gusto Agnello d'Abruzzo".
La presenza del marchio oltre a garantire la tracciabilità del prodotto, ha sollecitato l'adozione di un disciplinare di produzione e di identificazione per la corretta prassi igienica, in ossequio alla normativa vigente.
«Abbiamo intrapreso un cammino volto alla tutela e alla valorizzazione delle produzioni zootecniche abruzzesi - ha commentato l'assessore Febbo, che ci porterà a sdoganare le nostre produzioni di qualità sull'intero territorio nazionale, ora però - ha concluso - serve uno sforzo economico per la diffusione del marchio/prodotto al resto dei canali di commercializzazione ed ai consumatori».


21/12/2009 14.46

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