Penitenziari in Abruzzo, 490 detenuti in più rispetto a capienza regolamentare

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. In Abruzzo la capienza regolamentare consentirebbe la presenza di detenuti da un minimo di 1462 ad un massimo (definito «tollerabile») di 2224. Al momento ne sono presenti 1952, il 23% (450) dei quali sono stranieri.

ABRUZZO. In Abruzzo la capienza regolamentare consentirebbe la presenza di detenuti da un minimo di 1462 ad un massimo (definito «tollerabile») di 2224. Al momento ne sono presenti 1952, il 23% (450) dei quali sono stranieri.
E' questa la situazione dei penitenziari abruzzesi denunciata da pianeta carcere: troppi detenuti costretti a vivere in spazi ridottissimi, dove crescono le tensioni anche in relazione all'approssimarsi delle feste natalizie.
Alla data del 10 dicembre 2009 ci sono 34 dei 204 istituti penitenziari italiani che ospitano più del doppio delle persone previste, pari al 16% del totale.
171 sono invece le carceri “fuori legge” che superano la capienza regolamentare cioè l'83% del totale.
Il totale delle persone detenute è di 65.774, oltre 22.500 in più, tra uomini e donne (pari al 152%), di quelle previste dai posti disponibili.

LA SITUAZIONE ABRUZZESE

A Chieti la capienza regolamentare si ferma ad 83 detenuti ma al momento all'interno del carcere ci sono 139 persone. Di queste il 40,2% (56) sono straniere.
Decisamente meno affollato il penitenziario dell'Aquila: 160 detenuti per una capienza regolamentare che può arrivare fino a 205. Pochi gli stranieri presenti: appena il 16,7% (27).
Ben più affollato il carcere di Lanciano: 277 detenuti a fronte dei 204 regolamentari.
A Pescara ce ne sono 220 a fronte dei 256 posti a disposizione. Decisamente critica la situazione di Sulmona: 483 detenuti per una capienza regolamentare che si ferma a 285 anche se si ritiene che sia «tollerabile» la presenza di 502 persone. Tra questi solo il 7% degli 'ospiti' è straniero.
Difficile anche la situazione di Teramo dove ci sono 406 detenuti a fronte dei 360 tollerabili.
«Tutto ciò viene ormai comunemente riassunto con la parola “sovraffollamento” ed è un termine talmente inflazionato che questi numeri non fanno più notizia. Per noi», contesta Donato Capece segretario del sindacato di polizia penitenziaria Sappe, «si tratta di condizioni di lavoro e di vita impossibili da sostenere ed oltre al danno di cercare di lavorare in condizioni simili si aggiunge l'altro danno di essere considerati la causa del problema visto che ormai l'attenzione si è spostata su presunti, ripetiamo, “presunti” abusi da parte di singoli poliziotti».
«Gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria sono i primi e finora gli unici rappresentanti dello Stato che stanno subendo le conseguenze di comportamenti isterici di politici dell'opposizione come della maggioranza che lanciano slogan al proprio elettorato di riferimento proponendo un giorno maggiore sicurezza e un altro giorno maggiori diritti per le persone detenute», continua Capece.
«Tutto ciò è semplicemente disonesto nei confronti del proprio mandato istituzionale e nei confronti della Polizia Penitenziaria che 24 ore su 24 per 365 giorni l'anno deve rimediare alle incapacità della politica di fronteggiare questa situazione. Sarebbe ora che certe persone la smettano di innescare isterismi collettivi nei confronti dell'opinione pubblica che, guarda caso, non viene invece informata della reale situazione in cui sono costretti a lavorare migliaia di poliziotti penitenziari».

15/12/2009 15.14