Petrolio: varianti e proposte di legge in attesa del consiglio decisivo

Alessandro Biancardi

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Petrolio: varianti e proposte di legge in attesa del consiglio decisivo
ABRUZZO. La prossima settimana approda in consiglio regionale il disegno di legge che verte sulla petrolizzazione della regione.


L'associazione Città del Vino ha deliberato un documento per proporre delle osservazioni che migliorino l'attuale proposta di legge, contro le attività estrattive, che martedì 15 dicembre andrà in consiglio regionale.
Le Città del Vino che hanno già espresso in passato la loro contrarietà al Centro Oli e ad una vocazione petrolifera della regione, sia con un documento regionale che con un deliberato dell'Associazione Nazionale, confermano il proprio no e sostengono la necessità di puntare sulla ricchezza del territorio e sulla sua promozione.
«L'Assemblea – sottolinea Fabrizio Montepara, coordinatore regionale - ha ritenuto che la legge così come viene proposta manca di alcune specifiche puntuali e chiare per bloccare l'attività di ricerca e di estrazione petrolifera. O meglio nella legge si parla esclusivamente di olii senza fare alcun riferimento all'attività estrattiva degli idrocarburi, lasciando così uno spiraglio per le concessioni di quest'ultimo tipo».
Inoltre attualmente si escludono dall'attività estrattiva solo i terreni vitati invece si chiede di inserire una perimetrazione delle intere zone coltivate, per evitare che terreni non vitati ma inseriti nell'aree agricole possano essere oggetto di insediamento.
L'Assemblea ha inoltre proposto anche di inserire le valutazioni V.A.S e V.I.S nelle analisi delle concessioni da erogare.
Le Città del Vino chiedono inoltre che le politiche regionali siano sempre più incentrate sulla valorizzazione del patrimonio agricolo e paesaggistico, ritenendolo una valore aggiunto per la crescita economica e per la diffusione delle tipicità abruzzesi.
L'assemblea ha anche eletto il nuovo direttivo regionale che guiderà il coordinamento per i prossimi tre anni, ne fanno parte i comuni di Chieti, Paglieta, Canosa Sannita, Fossacesia, Colonnella, Torano Nuovo, Pianella, Nocciano e Vittorito.

ANCHE IL PD PRESENTA LE VARIANTI

Il Partito Democratico ha invece nel cassetto, due proposte di legge per scongiurare in ogni modo che l'Abruzzo diventi regione petrolifera.
«Il primo progetto di legge», ha spiegato Camillo D'Alessandro, «elaborato con la consulenza dei professori Stelio Mangiameli e Enzo Di Salvatore dell'Università di Teramo - rappresenta una vera e propria legge quadro, volta ad eliminare le ragioni che hanno determinato l'impugnativa da parte del Governo regionale davanti alla Corte Costituzionale. Nel testo stabiliamo di dividere il territorio regionale in tre macroaree dove non sarà possibile svolgere attività estrattive».
Il progetto presentato da Chiodi, come osserva lo stesso ufficio legislativo regionale, non supera i rilievi di incostituzionalità eccepiti e, soprattutto, rappresenta un semplice provvedimento tampone. «Nella nostra proposta, invece», ha spiegato D'Alessandro, «la principale novità è rappresentata dal fatto che il blocco non riguarderà solo la prima fase della lavorazione degli oli combustibili, ma l'insieme degli idrocarburi; il divieto, inoltre, si estende alle piattaforme in mare prospicienti le zone agricole, nonché alle aree marine protette».
Nella seconda proposta di legge targata Pd si fa riferimento al Piano della qualità dell'aria, approvato dal consiglio regionale nella precedente legislatura. «Nel testo da noi elaborato – spiega il consigliere Franco Caramanico - si prevede che i gestori di impianti, che producono emissioni inquinanti in atmosfera, siano obbligati a richiedere, per eventuali l'autorizzazione alla Regione, tenuta, a sua volta, a far osservare le prescrizioni del Piano di qualità dell'aria. In sostanza, dunque, nella zona interessata dal centro oli, in applicazione del piano di qualità dell'aria, si vieterà ogni realizzazione di impianti al di fuori delle zone industriali».

11/12/2009 17.24