Processo breve, Anm e giudici di pace annunciano lo sciopero

Alessandro Biancardi

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ROMA. Il disegno di legge sul processo breve «è incostituzionale», una «sostanziale amnistia» per i reati contro la pubblica amministrazione e in particolare la corruzione.

Questo vuol dire che si è difronte ad una violazione del principio di uguaglianza tra i cittadini.
Lo sostiene la Sesta Commissione del Csm nel parere approvato con il solo voto contrario di Gianfranco Anedda, (Pdl).
Adesso il parere sarà discusso dal plenum di Palazzo dei Marescialli in una seduta straordinaria lunedì e che sarà poi trasmesso alla Commissione Giustizia del Senato, che lunedì sera comincerà la discussione.
Intanto parte la protesta dell'Anm contro il ddl sul processo breve, un «vero e proprio colpo di spugna» con cui «verranno posti nel nulla centinaia di migliaia di processi».
Tra il 20 e il 27 gennaio 2010 in ogni Tribunale si terranno «giornate di mobilitazione» con gli uffici aperti alla società civile.
Lo scopo, «fare conoscere le reali condizioni in cui operano gli uffici giudiziari e illustrare quanto veramente necessario a realizzare l'effettività della giurisdizione e a garantire i diritti e la sicurezza delle persone».
«Non possiamo assistere in silenzio a riforme che sacrificano del tutto le esigenze di tutela delle vittime dei reati, pongono nel nulla l'impegno delle forze dell'ordine, e comportano vistose violazioni del principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, distruggendo il funzionamento della giustizia civile e penale in Italia», afferma l'Anm, che parla di «conseguenze devastanti» del ddl «sull'intero sistema della giustizia italiana».
Il provvedimento infatti «cancellerà ogni speranza di giustizia per le vittime di reati di particolare gravità, trasformando il processo penale in una tragica farsa» e «assicurerà una completa impunità per i tipici reati della criminalità dei colletti bianchi, ma anche per molte insidiose forme di delinquenza diffusa in danno di persone deboli».

TUTTI I PROCESSI CHE POTREBBERO SALTARE

Secondo l'Anm sarà «di fatto, impossibile l'accertamento di delitti come gli omicidi colposi realizzati nell'ambito dell'attività medica, le lesioni personali, le truffe, gli abusi d'ufficio, la corruzione semplice e in atti giudiziari, le frodi comunitarie, le frodi fiscali, i falsi in bilancio, la bancarotta preferenziale, le intercettazioni illecite, i reati informatici, la ricettazione, il traffico di rifiuti, lo sfruttamento della prostituzione, la violenza privata, la falsificazione di documenti pubblici, la calunnia, la falsa testimonianza, l'incendio, l'aborto clandestino».
Tra i processi «destinati all'immediata estinzione», torna a segnalare il sindacato delle toghe, ci sono «gran parte dei reati contestati nei processi per i crack Cirio e Parmalat, per le scalate alle banche Antonveneta e Bnl, per la corruzione nella vicenda Eni-Power».
E non è tutto: «I danni che la riforma può arrecare al funzionamento della giustizia sono incalcolabili e permanenti. Essa stravolgerà completamente la fisionomia del processo penale, determinando una sicura agonia dei riti alternativi».
«Altrettanto gravi» le conseguenze del disegno di legge nel settore civile: inciderà «su circa metà dei processi in corso determinerà il più completo caos organizzativo, imponendo a ciascun giudice di trattare, ogni settimana, udienze con centinaia di cause, in condizioni di assoluto degrado».
Senza dire che queste nuove disposizioni «non hanno riscontro in nessun altro ordinamento e nulla a che vedere con i principi del giusto processo».

GIUDICE DI PACE IN SCIOPERO


Intanto l'Unione Nazionale dei Giudici di Pace ha proclamato lo sciopero nazionale dal 14 al 18 dicembre 2009.
La protesta dei Giudici di Pace è «l'inevitabile conseguenza del contraddittorio comportamento del Ministro della Giustizia Alfano, il quale, dopo essersi formalmente impegnato, nel settembre dello scorso anno, a superare l'attuale stato di precariato della categoria, negli ultimi mesi, per voce del Sottosegretario Caliendo, ha escluso ogni forma di continuità del rapporto che sarà protraibile solo fino al compimento dei sessantenni di età, preannunciando una riforma addirittura peggiorativa dell'attuale status giuridico dei giudici di pace, senza tutela previdenziale, con riduzione del numero dei mandati quadriennali per i nuovi GdP che saranno nominati (da tre a due) e delle retribuzioni, peraltro bloccate al valore monetario del 1999, con incompatibilità professionali ed oneri lavorativi del tutto inconciliabili con l'accentuazione della precarietà del rapporto».
Lo sciopero determinerà la sospensione di trecentomila procedimenti penali, civili ed amministrativi e, in particolare, il blocco della trattazione dei reati di immigrazione clandestina a carico di cittadini extracomunitari, con relativa impossibilità di espulsione immediata di stranieri pregiudicati e socialmente pericolosi.
«E' doveroso rammentare al Ministro Alfano ed al Sottosegretario Caliendo», spiega l'Unione Nazionale, «che il “processo breve” già esiste da quasi 15 anni e quotidianamente viene trattato dai giudici di pace, dinanzi ai quali le espulsioni vengono eseguite immediatamente ed i processi penali e civili durano mediamente un anno.
Svilendo la Giustizia di Pace il Ministro Alfano si contrappone all'unico organo della Magistratura ossequioso del diritto inviolabile di tutti i cittadini alla ragionevole durata del processo».

10/12/2009 12.01