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Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Sabato 5, domenica 6 e martedì 8 dicembre la LAV torna in centinaia di piazze italiane con la campagna “Cambiamenu” (www.cambiamenu.it) dedicata alla scelta alimentare vegetariana.


L'obiettivo è quello di invitare i cittadini a firmare la petizione rivolta ai Sindaci e ai Presidenti di Province e Giunte Regionali, finalizzata a garantire l'opzione vegetariana nelle mense.
Anche in Abruzzo sono previsti appuntamenti a Montesilvano per esempio alle 16 al Palacongressi e nelle domeniche successive in piazza Sacro cuore.
Sono quasi 8 milioni gli italiani che quotidianamente pranzano in una mensa e in molti incontrano notevoli difficoltà, non riuscendo a trovare pasti completi e bilanciati senza ingredienti di origine animale.
I dati che emergono dagli studi effettuati sull'impatto degli allevamenti intensivi sul riscaldamento globale, presentati nel dossier LAV “Cambiamento climatico e allevamenti intensivi”, indicano chiaramente che il modo più rapido ed efficace di fermare l'aumento della temperatura globale è ridurre il numero di animali allevati e di conseguenza il consumo di prodotti animali. Un tema di grande attualità, in vista della Conferenza Internazionale sui Cambiamenti Climatici che avrà luogo a Copenaghen dal 7 al 19 dicembre.
«Dalle nostre scelte alimentari quotidiane può nascere, subito, quel cambiamento benefico che nessun vertice governativo avrà il coraggio di decidere in breve tempo - afferma Paola Segurini del settore Vegetarismo LAV - Ciascuno di noi, invece, fin da ora può essere ‘deus ex machina' ed intervenire in modo risolutivo iniziando a preferire, per cominciare anche una sola volta a settimana, un'alimentazione ‘sostenibile', priva di ingredienti animali».
Gli allevamenti intensivi, infatti, possono essere annoverati tra i maggiori responsabili del riscaldamento globale (la temperatura media terrestre negli ultimi 50 anni è aumentata di quasi 1° C), perché causano l'emissione nell'atmosfera del 51% dei gas serra (GHG - Green House Gases), soprattutto di anidride carbonica, metano e protossido d'azoto. Questo avviene sia direttamente, attraverso la produzione di metano in seguito ai processi digestivi dei ruminanti e all'evaporazione dei composti presenti nel letame (il 72% del totale derivante da attività umane), che indirettamente, con la distruzione delle foreste.
Il 70% delle aree deforestate in Amazzonia sono occupate da pascoli, il resto da coltivazione di foraggio (Rapporto FAO Livestock's long shadow): se consideriamo che nel 2005 l'importazione nell'UE di carni bovine dal Brasile era di oltre il 64% (circa 340.000 tonnellate) del totale delle carni bovine importate, risulta evidente come l'Unione Europea contribuisca attraverso i propri consumi di carne, seppur indirettamente, alla deforestazione dell'Amazzonia, con tutte le nefaste conseguenze ambientali.

«Orientare i propri consumi su carne di allevamenti locali», dice la Lav, «non può costituire una soluzione: uno studio dell'Università di Oxford dimostra, infatti, che quello che si può risparmiare in termini di gas serra mangiando esclusivamente prodotti locali (anche vegetali) è inferiore a quanto può essere risparmiato sostituendo carne e pesce con cibi vegetali una sola volta a settimana».

04/12/2009 11.42