Legge antipetrolio, «questa è peggio di quella precedente»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Più passano i giorni più i consiglieri regionali d'opposizione passano al setaccio la proposta di legge anti petrolio che dovrebbe approdare in consiglio regionale entro il prossimo 15 dicembre.


Se il 30 novembre scorso la giunta ha salutato il provvedimento come un passo avanti per la salvaguardia dell'Abruzzo Verde non tutti sono d'accordo.
«Sullo sfruttamento del nostro territorio, la Giunta compie oggi un atto di coerenza e trasparenza», aveva detto il governatore. «Questo Governo», aveva aggiunto, «è sempre in prima linea in difesa del suo territorio, delle produzioni locali e della salute, e con il quale speriamo di ridare certezze e tranquillità alle popolazioni e agli imprenditori che hanno visto come una minaccia l'insediamento di industrie dedite alla lavorazione di olio combustibile».
Appare sempre più ovvio che il riferimento fosse esclusivamente alla mini raffineria di Ortona che a questo punto dovrebbe essere definitivamente scongiurata.
Ma non tutta la regione sarebbe al riparo, come si vuol far credere con mezze frasi dette e non dette.
Il capogruppo del Pd, Camillo D'Alessandro, ha fatto un interessante confronto tra la legge esistente (L.R. 14/2008 ) e quella che verrà, mettendo in luce non poche incongruenze e il sospetto che chi si batte contro l'Abruzzo petrolifero avrà ancora da lavorare parecchio.
«Il comma 1 è stato abrogato», spiega. «La norma introduceva strumenti di tutela della saluta che andavano oltre la valutazione di Impatto Ambietale, come la Valutazione di Impatto strategico (VAS) da realizzarsi attraverso lo strumento della VIS (Valutazione di Impatto Sanitario). Ora non è più così».
«Abrogato» anche il comma 2 con il quale, spiega sempre D'Alessandro, «si estendeva l'esigenza di questi strumenti a ''qualsiasi progetto, piano o programma che riveste interesse per la comunità abruzzese''. Anche questa previsione è stata spazzata via».
Stessa sorte anche per i comma 3 e 4 con i quali si stabilivano i tempi e le procedura.
Non ce l'ha fatta nemmeno il comma 5 con il quale, continua l'esponente del Pd, «si ponevano specifici obblighi per Comuni, Province e Comunità montane, nonché per la Regione che ogni piano e programma, nonché la pianificazione territoriale ed urbanistica doveva tenere necessariamente conto della valutazione di sostenibilità ambientale. Anche quest'obbligo è scomparso».
«La lettura dei commi 6 e 7 della legge precedente è completamente diversa rispetto a quella presentata dalla Giunta», continua D'Alessandro. «Innanzi tutto non si fa più riferimenti ad idrocarburi, ma ad oli combustibili. Poi nella proposta della Giunta si fa riferimento a prime lavorazioni di oli combustibili. Che significa prime lavorazioni ? Inoltre la precedente legge si occupava anche di eventuali ampliamenti, tale fattispecie non è più prevista.
Ancora, la precedente legge si occupava anche di aree limitrofe al territorio agricolo, anche con diversa destinazione urbanistica, tutto ciò non è previsto nella proposta di Giunta.
Proprio per questo l'aver fatto riferimento, nella precedente legge, a studi di settore a tutela delle protezioni agricole, avrebbe consentito di stabilire l'incompatibilità di produzioni che avessero riflesso sull'agricoltura ovunque collocate».

CAPORALE (VERDI): «INCERTA, INCOMPLETA, FRAGILE E PEGGIORATIVA»

Della stessa opinione anche Walter Caporale, consigliere regionale dei Verdi, secondo il quale «la Giunta regionale ha approvato una legge fragile che non aggiunge nulla e non da certezza. Una legge che verrà automaticamente impugnata dal Governo».
Una legge peggiorativa visto che vietare la «prospezione, ricerca, estrazione, e prima lavorazione di olio combustibile» non equivale a vietare la «prospezione, ricerca, estrazione, e prima lavorazione di idrocarburi» come nella legge esistente.
«Inoltre», continua Caporale, «è una legge incompleta perché non risolve il problema delle estrazioni off-shore. La Giunta dovrebbe bloccare la petrolizzazione del nostro mare a tutela del turismo, dell'economia e delle risorse ambientali. E' necessario che la Giunta approvi una Legge che tuteli la pesca della costa, visto che la Regione non ha competenze sulle attività del mare».
«Apriremo un confronto con le associazioni Perchè il rischio di trasformare l'Abruzzo in una regione petrolchimica resta», ha detto Silvio Paolucci, segretario regionale del Pd abruzzese. «L'obiettivo del ddl anti-petrolio presentato dalla Giunta regionale» dice Paolucci «è quello di bloccare il pronunciamento della Corte Costituzionale previsto a gennaio sulla legge D'Alessandro».

«UNA LEGGE CON L'INGANNO»

«Il Disegno di Legge in materia energetico petrolifera, magistralmente pubblicizzato dalla Giunta Chiodi, ha ottenuto il risultato che si era prefisso: ingannare i distratti, gli indifferenti e suscitare la libido dei cacciatori di visibilità», commenta l'associazione Nuovo Senso Civico.
«Infatti sono all'improvviso sorti alla ribalta numerosi e sconosciuti salvatori ed eroi dalle pantofole ancora calde che, con la loro sete di visibilità, hanno già creato scompiglio nella variegata e fragile compagine degli ambientalisti abruzzesi, sia storici che dell'ultima ora. Il DdL regionale», continua l'associazione, «è la prova della totale mancanza di capacità progettuale in termini ambientali e di sviluppo dello schieramento politico al governo della Regione e, fatte salve alcune lodevoli eccezioni, dell'inconsistenza dell'opposizione».
02/12/2009 16.41