Legge anti petrolio, l'ira di D'Alessandro (Pd): «c'è l'inganno»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Mentre mezzo Abruzzo festeggia la nuova proposta di legge che salva l'Abruzzo Verde e dice no al Centro Oli, c'è anche chi insinua che il provvedimento annunciato non sia poi così chiaro e preciso.

ABRUZZO. Mentre mezzo Abruzzo festeggia la nuova proposta di legge che salva l'Abruzzo Verde e dice no al Centro Oli, c'è anche chi insinua che il provvedimento annunciato non sia poi così chiaro e preciso.
Molti i dubbi all'orizzonte, difficili da dipanare in questo momento in cui documenti non ve ne sono ancora.
Ma sulla famigerata proposta di Legge regionale, avanzata dalla Giunta Regionale (che dovrà arrivare in consiglio e arriverà probabilmente prima del 15 dicembre), giunge il duro commento di Camillo D'Alessandro, capogruppo del Pd: «c'è l'inganno, prima di tutto politico ed anche legislativo».
Per D'Alessandro, autore della Legge n. 14/2008, che aveva bloccato l'insediamento dell'Eni, denominata appunto Legge D'Alessandro il governo regionale avrebbe «spacciato questa proposta come la salvezza, ma prendono in giro gli abruzzesi».
Nelle aree elencate dalla Giunta, ove non sono consentite le attività di prospezione, ricerca, estrazione e prima lavorazione di olio combustibile, «già non lo erano prima», continua l'esponente del Pd. «Già prima non era possibile svolgere queste attività nelle aree protette, nelle aree sottoposte a vincoli o ricadenti nel Piano paesaggistico, nei Siti di Interesse Comuni o nelle Zone di Protezione Speciale, nelle arre classificate come pericolose per quanto riguarda il rischio idrogeologico. Così come, nella mia legge, avevamo previsto l'impossibilità di insediamento nelle zone agricole di pregio».
Tanto è vero – continua D'Alessandro che non c'è nulla di nuovo, «anzi si è smontata una legge che funzionava».
Il dirigente del Servizio competente, Carlo Massacesi, nel suo parere ha scritto: «Si ritiene, in ogni caso, doveroso segnalare come l'iniziativa normativa di che trattasi, nella sua attuale formulazione, non sembra di per sé tale da poter rimuovere completamente i noti motivi di impugnativa avanzato dal Governo nel relativo ricorso attualmente al vaglio del Giudice delle Leggi».
«Quindi – insiste D'Alessandro - si giustifica una nuova legge, per superare eventuali limiti di incostituzionalità, ma poi si rischia di riavere una nuova legge impugnata e nel frattempo si eliminano anche altri aspetti, non impugnati dal Governo, della precedente legge: come l'introduzione della Valutazione di Impatto Sanitario, l'obbligo di presentare piani di settore a tutela della produzioni agricole, l'obbligo da parte della Regione di monitorare lo stato di inquinamento ed i suoi effetti su persone, piante ed animali verificando l'alterazione delle acque, dell'aria, del suolo».
Ed infine «l'artifizio-inganno» che sarebbe stato utilizzato, sostiene D'Alessandro è che il divieto si riferisce, «non più come nella precedente legge ad "attività di prospezione, ricerca, estrazione, coltivazione e lavorazione di idrocarburi", bensì ad attività di "prospezione, ricerca, estrazione e prima lavorazione di olio combustibile", scompare la parola idrocarburi, perchè?»

IDV: «ERA ORA!»

«Dopo nove mesi da quando il Consiglio regionale gli ha chiesto con un atto formale Chiodi avanza una proposta di legge con la quale sottopone a tutela sei grandi e piccole aree della nostra regione, dove di fatto sarà impedito di trivellare. Era ora!», dicono soddisfatti i consiglieri regionali Paolini e Palomba (Idv).
«Di fronte allo strapotere centrale che con autorizzazioni governative sta trasformando la costa adriatica in una enorme gruviera», continuano i due, «il presidente Chiodi si presenti alle Commissioni governative di valutazione ambientale e faccia valere le ragioni del nostro turismo, dei nostri balneatori, della difesa delle nostre coste».

WWF: «MIGLIOREREMO IL MIGLIORABILE»

Per Dante Caserta del Wwf «è importante che tutto il Consiglio regionale si adoperi per arrivare ad una rapida approvazione della legge, migliorandola laddove sarà necessario.
Resta poi il dato delle estrazioni a mare su cui si dovrà intervenire per evitare che tutto il mare prospiciente la costa abruzzese sia invaso da piattaforme».
Il Wwf si ripromette di procedere ad una più attenta valutazione della portata della normativa, confrontando le aree che il disegno di legge esclude da prospezione, ricerca, estrazione e prima lavorazione di olio combustibile con le concessioni che riguardano ormai il 50% del territorio abruzzese.
«Oggi però riteniamo che tutto il movimento che si batte contro la petrolizzazione dell'Abruzzo, fatto da associazioni ambientaliste, comitati, enti locali, associazioni di categoria, cantine sociali e singoli cittadini», continua Caserta, «possa ritenersi soddisfatto e possa trovare motivazioni ulteriori per continuare la battaglia verso uno sviluppo che punti sulle produzioni ed il turismo di qualità».

01/12/2009 18.42