Agricoltura in crisi profonda: rischiano di chiudere il 25% delle aziende

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Le grida di allarme si susseguono ormai da mesi e sempre più spesso. Manifestazioni, pellegrinaggi in trattore fino alla capitale per sensibilizzare il governo ad intervenire in qualche modo a dar sostegno alle aziende agricole.
Una situazione disastrosa che aggiunge disagio e conseguenze nefaste ai problemi del terremoto e quelli derivanti dalla crisi globale della economia.
La crisi dell'agricoltura però ha molteplici padri ed in buona parte è dovuta all'eccessivo potere della grande distribuzione che da anni impone prezzi sempre più risicati ai produttori che hanno visto assottigliarsi il loro guadagno sempre più.
Addirittura l'agricoltura è uno dei pochissimi ambiti dove in alcuni casi si produce sotto costo, cioè l'agricoltore produce un prodotto in perdita.
Succede per l'uva e per tantissimi altri prodotti agricoli che però arrivano al produttore finale con un rincaro anche del mille per cento.
Il risultato è che moltissime aziende agricole soprattutto quelle familiari e piccolissime sono sul lastrico.
Secondo alcuni dati un buon 40% sarebbe già stato raggiunto da avvisi di pignoramenti da parte di istituti di credito che richiedono indietro i loro soldi.
Il fallimento per questo è proprio dietro l'angolo.
Oggi le maggiori organizzazioni del settore ritornano a lanciare l'allarme.
«L'agricoltura italiana rischia il coma profondo», dicono i rappresentanti, tra gli altri , di Copagri, Cia e Confagricoltura, «è sempre più emergenza nelle campagne. Tra gli agricoltori regna un forte malessere. Nei prossimi tre - quattro anni rischia di chiudere il 25 per cento delle imprese. Ecco perché occorre intervenire subito con interventi straordinari e concreti. Al governo abbiamo chiesto di convocare al più presto il Tavolo agroalimentare, al quale far partecipare, oltre al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e al ministro dell'Economia Giulio Tremonti, anche il ministro dell'Interno Roberto Maroni, poiché in diverse zone ci sono tensioni molto alte ed è in pericolo anche lo stesso ordine pubblico».
Nella legge finanziaria, attualmente all'esame della Camera, andrebbero introdotte –secondo le rappresentanze- misure di reale sostegno alle aziende agricole.
Gli imprenditori agricoli sono alle prese con grandi difficoltà.
Dai pesanti costi produttivi, contributivi e burocratici al crollo dei prezzi praticati sui campi, ai problemi, spesso insormontabili, di accesso al credito. Per questo motivo, abbiamo chiesto al governo di dichiarare lo stato di crisi del settore.
«Il 2009 si chiude con il segno fortemente negativo», spiegano i sindacati, «30mila imprese sono state costrette a cessare l'attività. Calano produzione (meno 4 per cento rispetto al 2008) e investimenti (meno 3,7 per cento). Crolla il valore aggiunto che subisce un taglio del 5,2 per cento. A picco i prezzi (meno 13,4 per cento). I redditi degli agricoltori, che lo scorso anno avevano bloccato il trend al ribasso, tornano a scendere in maniera preoccupante (meno 1,5/2 per cento), mentre i costi (produzione, oneri sociali e burocrazia) s'impennano ancora una volta (più 8,5 per cento)».
Per questo è stata indetta una assemblea per mercoledì 2 dicembre alle 10.30 nella sala Camplone della Camera di Commercio di Pescara.

COSPA ANCORA A ROMA PER PROTESTARE

Il 4 dicembre invece ci sarà a Roma una grande manifestazione dove parteciperanno altri comitati spontanei di altre province e regioni.
«Per la prima volta il mondo agricolo sarà a Roma a manifestare di propria iniziativa senza che nessuno paghi loro cenette e pranzi come è avvenuto negli anni passati», spiega Dino Rossi del Cospa, «con le organizzazioni sindacali, le quali mentre facevano mangiare i contadini che pensavano di aver fatto un affare, “gli affari li facevano altri”. Il Cospa Abruzzo, vanta di aver già salvato in passato, le aziende zootecniche dalla fantomatica vaccinazione dalla lingua blu, per la quale le associazioni di categoria pur essendo a conoscenza dei fatti, incitavano gli allevatori a vaccinare il loro bestiame con forti danni senza nessuno rimborso».
Il giorno della manifestazione probabilmente verrà votato dal Consiglio dei Ministri un provvedimento d'urgenza, per lo stato di crisi chiesto dalla neo associazione Altragricoltura segnalato dai comitati di base, per dare forza alle richieste:
- la moratoria degli atti esecutivi e delle procedure contro le aziende agricole (pignoramenti, ganasce fiscali, vendite all'asta, sequestri di somme sui cc, ecc.)
- la sospensione dei pagamenti che le aziende non possono sostenere per mancanza di reddito dovuto alla crisi di mercato (cambiali agrarie, cartelle, scadenze contributive, ecc.)
- la risoluzione dei contenziosi INPS e la riforma della contribuzione agricola
- una misura sulla finanziaria nazionale e regionale che faccia recuperare alle aziende agricole quella parte di reddito persa dalla crisi di mercato degli ultimi anni
- l'avvio di un piano di rilancio e tutela delle produzioni mediterranee italiane che garantisca la possibilità di produrre serenamente per le aziende del Paese

30/11/2009 10.37