Petrolio. Lunedì si decide su tre piattaforme al largo della costa teatina

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Lunedì 30 novembre saranno all'esame della Commissione Tecnica Nazionale di Verifica Impatto Ambientale (VIA) tre procedimenti relativi ai permessi di ricerca idrocarburi formulati dalla Petroceltic Elsa e ricadenti nel tratto di mare antistante la costa teatina.
«Si tratta dell'ennesima conferma degli interessi delle compagnie petrolifere per l'Abruzzo – afferma Angelo Di Matteo, presidente di Legambiente Abruzzo – Un fenomeno da tempo denunciato e al momento nelle sole mani delle compagnie petrolifere nazionali ed internazionali, che non accenna ad attenuarsi e che continua ad essere non gestito dalle istituzioni, soprattutto regionali».
L'iter amministrativo dei permessi a mare continua quindi il suo corso al contrario dei permessi a terra che, per via della moratoria fissata al 31 dicembre 2009 dalla Legge Regionale n. 14 del 15 ottobre 2008, risultano al momento sospesi.
«Dinnanzi a tale situazione il presidente Chiodi non mantiene fede agli impegni che il Consiglio Regionale gli ha affidato nella prima seduta della legislatura – continua Angelo Di Matteo – e continua a rassicurare gli abruzzesi sulla infondatezza del rischio di deriva petrolifera. È un atteggiamento irresponsabile in quanto da oltre nove mesi il presidente avrebbe dovuto presentare un testo di legge finalizzato a neutralizzare in maniera preventiva gli effetti derivanti dalla impugnativa della Presidenza del Consiglio dei Ministri dinnanzi alla Corte Costituzionale proprio sulla legge regionale n. 14 del 2008».
Nel giro di pochi anni il numero delle istanze e delle concessioni è fortemente aumentato e i dati ufficiali pongono la regione Abruzzo nei primi posti tra le regioni italiane interessate da attività legate allo sfruttamento di idrocarburi.
A questo si aggiunge il fatto che il Governo nazionale, oltre ad aver impugnato la legge regionale sulla moratoria.
Inoltre ci sarebbero processi in atto per ridurre il potere delle comunità locali di poter decidere del loro futuro accentrando tutti i poteri a Roma.
«La vicenda è complessa e deve essere affrontata con competenza ed autorevolezza – conclude Angelo Di Matteo – Visti gli imbarazzanti e perduranti silenzi, ci auguriamo che, almeno in sede di Comitato VIA nazionale, la Regione manifesti in maniera concreta la sua presenza e la sua idea di futuro energetico per l'Abruzzo».

CAPORALE: «OCCORRONO NUOVE MAPPE SISMICHE E LA REDAZIONE DEL PIANO INDUSTRIE»

La legge che blocca il centro oli blocca in realtà anche tutti i permessi a nuovi insediamenti produttivi insalubri.
Il Consigliere capogruppo dei Verdi-Sd, Walter Caporale, ha presentato un progetto di legge che proroga tale moratoria fino al 31.12.2012 affinché si permettano gli studi sismici del territorio abruzzese e si scongiurino le possibilità di disastri di grande portata, legati ai crolli da terremoti, degli insediamenti industriali come i centri di raffinazione che si vogliono insediare in Abruzzo.
«L'auspicio», sostiene caporale, «è che questo Progetto di Legge, presentato lo scorso 9 novembre, sia approvato a breve. Il centro destra ha dimostrato con la legge su “Calendario Venatorio” che quando c'è volontà politica si può ridurre a pochi giorni l'iter di approvazione di una legge».

«In qualità di Medici quotidianamente impegnati per la tutela della salute», dice invece Fabio Di Stefano, Dirigente Medico Azienda USL Chieti, Referente Abruzzo Associazione Medici per l'Ambiente - ISDE Italia, «esprimiamo la nostra forte preoccupazione in relazione a qualsiasi progetto di estrazione e trattamento di idrocarburi. La crescente incidenza statistica di malattie neoplastiche, broncopolmonari e cardiocircolatorie (soprattutto nei giovani e nei bambini) sollecitano la massima precauzione e controindicano la realizzazione di nuove fonti di inquinamento, che inevitabilmente porterebbero ulteriori carichi di tossici-cancerogeni ambientali che inciderebbero negativamente sulla qualità della vita e sulla salute della popolazione direttamente o indirettamente esposta».

Sarebbe opportuno un ulteriore slittamento dei termini anche per il professor Francesco Brozzetti, Docente di Geologia del Dipartimento Terra Università di Chieti che chiarisce:«l'area abruzzese è attualmente oggetto di studio da parte di vari laboratori universitari e centri di ricerca nazionali per stabilire sia l'esatta localizzazione di alcuni eventi sismici storici distruttivi che l'individuazione (tramite analisi sismotettoniche di dettaglio) delle strutture attive più pericolose. Si tenga presente che nel comprensorio sismico della Majella, che dista dall'area costiera maggiormente urbanizzata 25-30 km, si sono raggiunte in passato intensità pari al IX-X grado, paragonabili a quelle del recente terremoto aquilano».
«L'estrazione di idrocarburi in atto», conclude Brozzetti, «nell'offshore adriatico, considerato anche l'ampio areale del “serbatoio” che viene sfruttato, potrebbe causare dei sensibili fenomeni di subsidenza la cui entità e diffusione , ex ante, è difficilmente valutabile; tali fenomeni sono ben noti nella casistica nazionale essendosi verificati in contesti geologici ed estrattivi del tutto simili nel Ravennate ed in altre zone della Valle padana. In questo caso tuttavia, l'abbassamento del fondale marino verrebbe ad aggravare le condizioni di rischio dell'ambiente costiero, condizioni di già precario equilibrio per il combinato effetto del ridotto ripascimento delle spiagge e dell'innalzamento globale del livello del mare».

28/11/2009 12.32

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