Sanità: 7mila firme contro chiusura ospedale. Redigolo difende Venturoni

Alessandro Biancardi

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PESCARA. Settemila firme per scongiurare la chiusura dell'ospedale di Guardiagrele. Intanto il commissario Redigolo difende Venturoni, indagato dalla Procura di Pescara. Pioggia di critiche su ultimi provvedimenti «a danno dei cittadini».
Il plico con 6.600 firme è stato consegnato questa mattina nella sede dell'assessorato regionale alla Sanità, in via Conte di Ruvo a Pescara, una delegazione di cittadini e amministratori comunali di maggioranza e opposizione,  guidati dal sindaco, Mario Palmerio e dal consigliere regionale Franco Caramanico.
«Più volte in queste settimane», ha detto l'assessore Mariella Naccarella, «abbiamo chiesto un incontro all'assessore Venturoni per parlare della situazione dell'ospedale, ma non siamo mai riusciti ad ottenere un appuntamento. Ecco perché siamo stati costretti a presentarci negli uffici
dell'assessorato con in mano il nostro faldone con le firme raccolte».
«Quello che ci preme sottolineare – ha spiegato il consigliere regionale Caramanico – è che per noi  non si tratta di una questione di mero campanilismo. Piuttosto, il caso di Guardiagrele rappresenta in maniera emblematica quello che consideriamo uno scippo nei confronti del territorio, ovvero la chiusura dei piccoli ospedali che rappresentano una risorsa indiscutibile per le zone interne della nostra regione,  e non solo dal punto di vista dell'assistenza sanitaria, ma anche economica,
considerati i servizi legati all'indotto».
Per questo, ha spiegato Caramanico, è stata presentata in Commissione regionale Sanità la proposta di indire al più presto un confronto con la giunta e il consiglio regionale sul piano della sanità e sulla questione dei piccoli ospedali.
«Le settemila firme raccolte», ha continuato l'esponente del Pd, «non possono passare inosservate agli occhi dell'esecutivo regionale. I problemi della sanità  che in questi giorni riempiono le
pagine dei giornali e delle cronache giudiziarie dimostrano che molto resta ancora da discutere e il confronto non può essere eluso».
La delegazione di cittadini e amministratori ha consegnato le firme al direttore dell'assessorato regionale alla sanità, Crocco, e al commissario Redigolo che da parte sua ha rinviato la decisione sul destino dei piccoli ospedali alla discussione del piano sanitario.
«A Guardiagrele - ha lamentato il sindaco Palmerio - si sta creando un vero e proprio disagio psicologico specie per gli anziani che hanno il timore che l'ospedale chiuda».

REDIGOLO: «NON CHIUDE NIENTE» E DIFENDE VENTUROINI

Il commissario Redigolo ha spiegato che il nosocomio non chiuderà.
«Per chiudere - ha detto - non chiude niente. C'é una riconversione del sistema ospedaliero perché così com' è non va bene. Non va bene - ha sottolineato - né sui piccoli ospedali, ma neanche nelle altre specialità perché anche queste sono ridondanti rispetto al milione e trecento mila
abitanti che ha l'Abruzzo».
Redigolo ha parlato anche delle vicende giudiziarie che hanno investito l'assessore Venturoni, accusato di corruzione aggravata nell'ambito di una inchiesta della Procura di Pescara sulla ricostruzione post sisma. «Io credo», ha detto il commissario, «per quello che lo conosco che sia una persona onesta. E' chiaro che la magistratura fa le sue valutazioni e le sue indagini».
«Io - ha continuato Redigolo - l'ho sentito parlare della necessità di ristrutturare, di ricostruire la situazione dell'Aquila. Credo che di questo abbia parlato».

PIOVONO ACCUSE SU REDIGOLO

E intanto proprio Redigolo è al centro delle contestazioni del Partito Democratico, colpevole, spiega il consigliere regionale Camillo D'Alessandro «di trasformare «con il silenzio assenso del centrodestra, la sanità pubblica in una sorta di sanità  “pubblica a pagamento”».
I consiglieri D'Alessandro e Claudio Ruffini si riferiscono in particolare all'istituzione (già in vigore) del ticket a carico degli abruzzesi, che colpisce soprattutto i più anziani. «Da oggi per un intervento alla cataratta bisogno sborsare 108,45 Euro, mentre per un intervento di liberazione dal “tunnel carpale” sono necessarie 95,97 Euro»>
«Mentre Obama in America – ha spiegato Ruffini – sta vincendo la battaglia per una sanità pubblica ed accessibile a tutti, gli “Obama” d'Abruzzo scaricano la loro incapacità di riorganizzare il sistema sanitario regionale sulle tasche degli abruzzesi».
«Dopo i ticket sulla riabilitazione che colpiscono soprattutto i disabili – ha concluso D'Alessandro – ora assistiamo ad un altro atto che mette le mani in tasca in particolare agli anziani ( per gli interventi di cataratta) ed ai lavoratori (per gli interventi di liberazione del “tunnel carpale”). Tutto ciò avviene mentre il Presidente Chiodi e la sua maggioranza preferiscono il complice silenzio, perché la strategia è sempre la stessa: far fare il lavoro impopolare a Redigolo, dichiararsi a chiacchiere contrari, ma poi accettare supinamente di non svolgere alcun ruolo».
Critica anche la Cgil che ritiene «inaccettabili» le due recenti deliberazioni assunte dal Commissario Redigolo («nel silenzio-assenso della Giunta Regionale».
«Non si possono imporre ticket sulla riabilitazione», sostiene il sindacato, «e non applicare il riordino della riabilitazione extra-ospedaliera, come previsto dal Piano di Rientro e dal Piano Sanitario Regionale».
27/11/09 12.40