Previsione sisma, anche dal Giappone no al radon: «non basta»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4241

L'AQUILA. Entro metà dicembre si prevede di consegnare 160 dei 184 edifici destinati a persone che hanno perso la casa nel terremoto dell'Aquila del 6 aprile scorso, gli altri 24 saranno consegnati in gennaio.

Lo ha detto ieri a Napoli uno dei cinque collaudatori degli edifici, Edoardo Cosenza, dl dipartimento di Ingegneria strutturale dell'università Federico II di Napoli.
«Finora abbiamo collaudato 120 edifici e stiamo lavorando a pieno ritmo», ha aggiunto a margine del convegno sulla costruzione nelle zone sismiche organizzato dall'Ordine dei Geologi di Napoli. Complessivamente gli edifici (nei quali si trovano 24 abitazioni, da monolocali ad appartamenti con tre stanze) sono in grado di accogliere da 16.000 a 18.000 persone.
Tutti gli edifici, ha spiegato, «sono isolati sismicamente in quanto poggiano su un sistema di oscillatori a pendolo con attrito»: se sollecitato da un terremoto, il sistema oscilla compiendo una sorta di rotazione che alla fine lo riporta al punto di partenza.
A Napoli c'era anche uno dei massimi esperti internazionali di prevenzione del rischio sismico, il giapponese Kojiro Irikura, dell'istituto Aichi di tecnologia e del Centro di ricerca del Giappone per la prevenzione dei disastri. Per l'espero per difendersi dai terremoto sono necessarie «case "duttili": con l'aiuto di nuove tecnologie e nuovi materiali», ha spiegato, «si possono evitare i crolli degli edifici storici e più antichi».
Prevedere i terremoti, invece, «non è ancora possibile, ma ci si può difendere. Prevedere un evento sismico è una possibilità interessante dal punto di vista scientifico, ma non ha ancora un'applicazione. Abbiamo molte possibilità, ma nessuna di queste si è tradotta finora in pratica».
Tra queste ci sono anche le ricerche basate sulla rilevazione del livello radon, il gas al centro di numerose polemiche sulla possibilità di prevedere il terremoto dell'Aquila del 6 aprile scorso.
«Il radon è uno dei tanti fenomeni legati ai terremoti, ma non penso sia realizzabile utilizzare da sole queste osservazioni per fare delle previsioni. Certamente da solo in radon non può essere un indicatore sufficiente».
«Oggi», ha continuato Irikura, «abbiamo a disposizione molti modi per sorvegliare e studiare i movimenti della crosta terrestre e per capire quali sono le zona in cui è possibile che si accumuli più energia, ma è anche vero - ha rilevato - che questi movimenti non sono stabili, possono modificarsi o interrompersi improvvisamente, per poi riprendere».
Quello che invece, secondo l'esperto giapponese, si può fare fin da ora è consolidare la struttura degli edifici, sia dei nuovi che di quelli storici.
«E' possibile costruire in zone a rischio sismico e riuscire a limitare al massimo che si amplifichino gli affetti dei terremoti utilizzando nuovi materiali e nuove tecnologie».
Per esempio, ha osservato, si possono rendere gli edifici "duttili" isolandone le fondamenta con materiali come gomma e piombo.
«Rinforzare le strutture degli edifici in modo sicuro è possibile ed è importante farlo in un Paese ricco di cultura e storia come l'Italia» e i «criteri di costruzione - ha detto ancora - devono essere tali da rendere gli edifici più elastici. Non è possibile evitare che un terremoto li danneggi, ma possono essere resi abbastanza duttili da non crollare».
24/11/09 10.07

CONDIVIDI GLI ARTICOLI DI PDN SU FACEBOOK