Il Consiglio regionale sforna la nuova legge sull’accreditamento

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Nella tarda serata di ieri il Consiglio regionale dell'Abruzzo ha approvato a maggioranza, con i voti contrari dei partiti del centro sinistra e l'astensione dell'UDC, il Progetto di Legge sull’accreditamento delle strutture socio-sanitarie pubbliche e private.
La discussione del provvedimento, inserito come 'fuori sacco' all'ordine del giorno dei lavori dell'Aula, ha impegnato maggioranza e opposizione in lungo dibattito che è andata avanti per quasi cinque ore.
Hanno assistito numerosi rappresentanti dei lavoratori della clinica Villa Pini di Chieti, da mesi in attesa del pagamento degli stipendi dalla proprieta' della struttura. Sempre ieri sono invece scesi dal tetto i cinque dipendenti della clinica Santa Maria di Avezzano.
I consiglieri di maggioranza e opposizione hanno dibattuto a lungo proprio sulla possibilità di sospendere o revocare immediatamente le convenzioni alle cliniche private che non corrispondano gli stipendi ai propri dipendenti, come nel caso della Clinica Villa Pini, di proprietà di uno dei protagonisti dello scandalo che ha portato nel luglio 2008 all'arresto di Ottaviano Del Turco e alla caduta della precedente Giunta regionale.
La norma approvata dalla maggioranza prevede che se entro tre mesi non vengono pagati gli stipendi la Regione procede alla sospensione dell'accreditamento se, entro i successivi 90 giorni non si dovessero sanare le pendenze, ci sarebbe la revoca automatica con la pubblicazione di un bando per rassegnare i posti letto cancellati all'operatore inadempiente.
Sempre il provvedimento approvato, prevede la revoca dell'accreditamento alle strutture che non provvedano alla regolarizzazione dei pagamenti entro sei mesi dall'accertamento delle irregolarità dei pagamenti.

VENTURONI: «ORA REGOLE PRECISE»

«La priorità di questa legge è di rimettere al centro regole precise, perché dobbiamo dare certezza e dire basta a situazioni non chiare», ha commentato l'assessore alla Sanità, Lanfranco Venturoni.
«Ci troviamo a questo punto», ha aggiunto Venturoni, «perchè dobbiamo chiarire una volta per tutte i rapporti tra pubblico e privato in un settore importante e vitale per la nostra regione. Se siamo arrivati a questo punto è perché finora le regole non sono state rispettare, non sono stati rispettati i budget di contenimento della spesa, non sono stati rispettati i contratti di lavoro. A questa situazione noi abbiamo il dovere di dire basta e chiarire una volta per tutte che l'imprenditore che avvia un rapporto con la Regione Abruzzo deve avere dei diritti e dei doveri da rispettare».
L'assessore Venturoni ha poi spiegato l'istituto della sospensione previsto nel progetto di legge: «il processo di sospensione è previsto per far sì che da una parte il datore di lavoro abbia il tempo di garantire gli stipendi ai lavoratori e dall'altra alla Giunta regionale e alle Asl di competenza di avviare un programma di ricollocazione dei malati e delle prestazioni sanitarie».

CHIODI: «SIAMO I PRIMI AD ASSUMERCI RESPONSABILITA'»

«Con l'approvazione di queste legge siamo i primi amministratori ad assumersi direttamente le responsabilità», ha detto invece il presidente della Regione, Gianni Chiodi
«Questa legge» ha spiegato meglio il governatore, «ha il compito principale di disegnare un percorso più chiaro di sanzioni nei confronti di chi non rispetta le regole e di chi non paga i dipendenti. Rivendico con forza questa assunzione di responsabilità a fronte della poca chiarezza delle regole precedenti e nei confronti di lavoratori che da mesi non percepiscono alcun emolumento. La chiarezza del nostro intervento legislativo ha concluso il presidente della Regione è fissare sanzioni precise nei confronti di chi non paga i dipendenti».

IDV: «LA LEGGE GIA' C'ERA»

«La Giunta regionale e la maggioranza si comportano come faceva il Governo spagnolo», ha commentato il vice-capogruppo IdV al Consiglio regionale Cesare D'Alessandro, «che dominava quasi tutta l'Italia nel '600: emette una 'grida'... così gli spagnoli chiamavano le leggi, che non venivano rispettate da nessuno, così come non verrà rispettata da nessuno la legge - inapplicabile - per i lavoratori di Villa Pini, i quali, purtroppo, non verranno pagati, come non verrà revocato l'accreditamento al Gruppo Angelini».
Secondo D'Alesssandro «la legge approvata dal Consiglio regionale fa il paio con quella precedente. Nulla e' stato fatto fino a ieri, nulla verrà fatto da oggi in avanti. La conseguenza: solo maggiori esborsi per le casse pubbliche, già dissanguate, ma nulla entrerà nelle tasche dei lavoratori e ci sarà una ulteriore umiliazione per le Istituzioni. In questo caso non c'entra il terremoto, ma solo l'incapacità del Pdl di capire il dramma delle vittime destinate al sacrificio: i lavoratori».
«La legge sugli accreditamenti approvata dal Pdl rende confusa e tormentata una procedura che la legge regionale già in vigore aveva, invece, disciplinato in modo chiaro e lineare. E la circostanza», chiarisce Carlo Costantini (Idv), «che nessun dirigente della Giunta regionale si sia assunto la responsabilità di metterci la propria firma non può costituire un semplice indizio, bensì una vera e propria prova del livello di approssimazione dell'azione di Chiodi e della sua maggioranza. Mentre prima era previsto un automatismo tra mancato pagamento delle retribuzioni e revoca degli accreditamenti, con la legge approvata dal Consiglio regionale si introduce una ‘zona grigia', un periodo ‘cuscinetto' - definito di sospensione - che dura ben 6 mesi, nel corso del quale la struttura non può operare e, con essa, non possono lavorare i dipendenti e non posso ricevere prestazioni - se non a pagamento - i pazienti.
Il rischio che i pazienti diventino dei pacchi postali», ha concluso Costantini, «spediti altrove e poi riportati nella struttura privata che nel frattempo abbia deciso di mettersi in regola è oggi più che un rischio. Così come il rischio che chi non percepisce lo stipendio da 7 mesi veda ulteriormente allungare la propria agonia non è più un rischio, ma è diventata una prospettiva reale. Bastava applicare la legge già in vigore - eventualmente precisando che il mancato pagamento degli stipendi costituisce violazione del CCNL - contestare le inadempienze al privato accreditato, pervenire alla eventuale revoca degli accreditamenti e individuare per tempo le soluzioni alternative per i lavoratori e i pazienti».

SI' A PROPOSTA VACCINO PAPILLOMA VIRUS

Il Consiglio regionale di ieri ha approvato anche una proposta di legge che estende alle donne fino a 45 anni la possibilità di vaccinarsi contro il papilloma virus al costo di circa 200 euro, il 30% del costo sul mercato.
Finora era possibile la vaccinazione a prezzo scontato per donne fino a 26 anni.
La Regione ha previsto la vaccinazione gratuita per le ragazze nate nel 1998.
La proposta è stata presentata dal capogruppo dei Comunisti Italiani, Antonio Saia, e tra i firmatari vede il capogruppo del Prc, Maurizio Acerbo.
«E' un atto di civiltà molto importante – ha spiegato Saia -, c'é il rischio che il papilloma virus nel 5% dei casi evolva in cervicocarcinoma. Alla Regione questa legge non arreca aggravi di spesa. Abbiamo chiesto all'assessore Venturoni di verificare la possibilità di prevedere la vaccinazione gratuita anche per giovani nate non solo nel '98».
La campagna di vaccinazione gratuita o a prezzi scontati è prevista da una norma nazionale.

18/11/2009 8.39

D'ALESSANDRO: «INGANNATI I DIPENDENTI»

«Ieri è stata mistificata la realtà, ingannati i dipendenti di Villa Pini e tutti gli abruzzesi». Un coro unanime quello sollevato stamane dal Pd in Consiglio regionale in relazione alla votazione delle modifiche alla L.R. 31 luglio del 2007 sugli accreditamenti .
«La Legge approvata dalla destra – dice il capogruppo del PD Camillo D'Alessandro – non blocca nessuna convenzione con i privati ma qualunque clinica privata potrà evitate il pagamento degli stipendi con l'unica conseguenza di rischiare di avere al massimo una sospensione di altri sei mesi, non la revoca dell'accreditamento, cosa prevista invece dalla nostra legge sull'accreditamento»
Che cosa accade – si domanda D'Alessandro - ai dipendenti durante la sospensione?
«Se non sono pagati oggi, figuriamoci durante il periodo di sospensione. Chi se ne occupa di loro. Hanno bocciato tutti i nostri emendamenti che stabilivano meccanismi di garanzia a favore del personale, nulla di demagogico ed irrealizzabile, bensì il principio giuridico secondo il quale i dipendenti seguono le prestazione e non le vicende delle proprietà».

PEZZOPANE: «SOLUZIONI DIVERSE»


«E' il pannicello caldo sulla disperazione dei lavoratori la legge approvata dalla Regione», ha commentato la presidente della Provincia Stefania Pezzopane.
«L'obbligo del rispetto del contratto e quindi del pagamento degli stipendi è sempre esistito ma non sembra sia mai stato usato come grimaldello per costringere a pagare chi deve farlo.
Ci sono già i criteri per motivare un provvedimento definitivo a favore del lavoratori, senza aspettare altri tre mesi per dimostrare che la proprietà è insolvente».
Le soluzioni, secondo la presidente possono essere diverse: dalla cessione del credito a favore dei lavoratori al commissariamento delle strutture sanitarie passando per vie intermedie. «Manca la volontà».
«Ricordo», continua Pezzopane, «che la regione è da tempo commissariata ed un commissario ha poteri speciali di intervento. Mi chiedo se per un atto logico e risolutivo si debba commissariare il commissario Redigolo o l'Assessore Venturoni. Dobbiamo arrivare a chiedere al vice Ministro Fazio un atto in tal senso?»

18/11/2009 15.28


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