Influenza H1N1, 20 ricoverati in Abruzzo. «Non andate al pronto Soccorso»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Sono 20 i malati affetti da influenza H1N1 ricoverati negli ospedali abruzzesi.
Nelle scuole la situazione è sotto controllo e le assenze non sembrano contare picchi anomali rispetto all'anno scorso. In netto miglioramento, invece, le condizioni di 6 bambini ricoverati all'ospedale di Pescare e nessuno dei pazienti al momento desta particolari preoccupazioni.
A Teramo ieri pomeriggio si è riunito il comitato pandemico della Asl, costituito appositamente per organizzare strategie di preparazione e risposta all'epidemia di influenza da virus A/H1N1.
Il comitato, operativo in Azienda sin dal mese di luglio, ha messo a punto il "piano pandemico" che - inviato in Regione - definisce minuziosamente le azioni per garantire il trattamento e l'assistenza dei casi, nonché per mantenere la funzionalità di tutti i servizi sanitari (posti letto dedicati e modelli organizzativi speciali).
Inoltre, nel corso della riunione, sono state fornite precise indicazioni ai Medici di Medicina Generale e ai Pediatri di Libera Scelta sui criteri di ospedalizzazione delle persone colpite da
influenza, cioè parametri certi sulla base dei quali indicare il ricovero.
La Asl invita i cittadini che avvertono i sintomi dell'influenza a non recarsi al Pronto Soccorso, ma a rivolgersi al proprio Medico di famiglia che è in grado di fornire tutte le informazioni riguardo la
malattia e i comportamenti da adottare, compresa l'eventuale necessità di ricovero.
Allo stesso modo, i medici di famiglia sono in condizione di fornire ai propri pazienti tutte le informazioni che riguardano la vaccinazione contro il virus A/H1N1 e, quindi, dare indicazioni a riguardo.

«MORTALITA' MOLTO BASSA»

Il viceministro della Salute, Ferruccio Fazio, è tornato a ribadire che «la mortalità per influenza A e' molto bassa, un decimo meno di quella che si registra ogni anno per l'influenza stagionale».
Il tasso di incidenza del virus e' salito a 0,9% (circa 530.000 italiani contagiati, ndr), ma i morti ad oggi sono 24 o 25, con un tasso di mortalità dello 0,002 per cento, un decimo di meno rispetto alla stagionale.
Molti degli ammalati sono giovanissimi: «Stimiamo che abbiano contratto l'influenza il 5 per cento della popolazione scolastica tra i 5 e i 14 anni. Ma se si esclude il caso della piccola Emiliana di Napoli, tra questa popolazione non sono stati riscontrati morti».
Ad oggi, ha inoltre specificato Fazio, «sono state vaccinate circa 50.000 persone».
Ma il virus continua a galoppare: «L'influenza sta decollando fuori dal picco stagionale. Anche se non facciamo più tamponi, tutti i casi di sindrome influenzale denunciati dai medici sentinella di fatto sono riferibili all'influenza A, visto che la stagionale non e' ancora comparsa».
«Circa 7 milioni di persone - ha ricordato Fazio - da vaccinare subito».
E' ormai accertato, inoltre, che basta una sola dose di vaccino, e non due, come si diceva in una prima fase.
Questo dovrebbe permettere di avere disponibili quantitativi precedentemente destinati al richiamo ed è un elemento che gioca a favore rispetto al totale delle forniture in campo.
«Con il calendario sulla consegna dei vaccini per l'influenza A che ci è stato dato dal governo - ha commentato Vasco Errani - si è fatto un passo in avanti. Successivamente ci saranno ulteriori livelli di programmazione man mano che la campagna vaccinale proseguirà».

CUCCURULLO: «NO ALLARMISMO MA PRUDENZA»

«Non si deve creare allarmismo nei confronti della nuova forma influenzale», sostiene Franco Cuccurullo, Rettore dell'Università “G. d'Annunzio” di Chieti-Pescara e Presidente del Consiglio Superiore di Sanità, «ma non bisogna nemmeno sottovalutarla ma fronteggiata con prudenza e adeguatamente, soprattutto per le categorie “a rischio” per le quali è prevista la vaccinazione in tempi prioritari rispetto al resto della popolazione».
Bassa, in questo senso, la risposta alla vaccinazione, proprio da parte dei medici e degli operatori sanitari, per i quali si pone, sottolinea Cuccurullo, «un problema etico di fondo».
Da seguire l'esempio della Svezia dove si è sottoposto a vaccinazione il 90% dei medici.
E, a proposito di vaccino, il Rettore sostiene che la scarsità delle dosi – oggetto di numerose polemiche in Italia e nelle singole Regioni – «dipende dalla lentezza della distribuzione delle case farmaceutiche, non certo da una inefficienza del Servizio Sanitario Nazionale».

06/11/2009 11.44