La guerra dei difensori civici: un ricorso al Tar intralcia Grossi

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2762

La guerra dei difensori civici: un ricorso al Tar intralcia Grossi
ABRUZZO. Sarà il Tar dell'Aquila a decidere se la nomina dell'avvocato Giuliano Grossi a difensore civico della Regione è stata un'applicazione concreta del principio della meritocrazia, tanto di moda e tanto cara al presidente Gianni Chiodi.
Oppure è stato un esempio pratico della lottizzazione.
E se, soprattutto, è stata rispettata la legge regionale in vigore.
A fare ricorso è stato l'avvocato Nicola Sisti che proprio ieri ha presentato le sue motivazioni contro la nomina del collega Giuliano Grossi: una nomina che sarebbe avvenuta su indicazione e non dopo aver esaminato il curriculum dei singoli aspiranti alla carica.
A quanto è dato sapere, sembrerebbe infatti che i motivi del ricorso siano almeno due. Il primo è l'eccesso di potere per sviamento, il secondo è in pratica il mancato rispetto delle norme previste dalla nuova legge sul difensore civico approvata un paio di anni fa.
Detto in parole povere il provvedimento del Consiglio regionale, tra l'altro giustificato dal presidente Nazario come esempio di trasparenza e di legittimità, sarebbe viziato da errori procedurali gravi, secondo Sisti.
Il primo è che la convocazione e la nomina, secondo l'emendamento a suo tempo approvato, dovevano avvenire entro il 5 ottobre.
Il tutto è invece slittato al 6 e quindi formalmente il difensore in carica e uscente, cioè l'avvocato Sisti, sarebbe stato di fatto prorogato ed è quindi ancora titolare dell'incarico.
Il secondo, che cozza fortemente con la sbandierata trasparenza, è che il bando per questo incarico prevedeva che ai capigruppo in Consiglio fossero inviati i curricula integrali dei candidati, proprio per una valutazione trasparente e comparativa.
Sta di fatto, e questo è l'altro motivo del ricorso, che ai capigruppo sono state inviate delle sintesi dei singoli curricula che non hanno nessun valore (anche perché non si conoscono i criteri di compilazione di questi estratti alla “Readers Digest”).
Del che si era forse accorto il presidente Pagano che per riparare a questo errore aveva comunicato che comunque, chi voleva, poteva consultare i documenti in originale presso la presidenza.
Insomma tra presunto eccesso di potere e scarsa trasparenza, l'impressione è che ci sia stata un pò di superficialità nel trattare la questione.
Ma di questo probabilmente se ne occuperà il Tar.
Anche l'affermazione di Nazario Pagano a PrimaDaNoi.it («bisognerebbe aprire un dibattito serio sul difensore civico», sottinteso: si potrebbe anche togliere, tanto non fa niente) rischia di essere un pò pasticciona.
A quanto sembra di ricordare, il Difensore civico è stato inserito nello Statuto regionale, quindi per toglierlo si dovrebbe cambiare lo Statuto, una cosa quasi improponibile.
La parola adesso passa al Tar per gli aspetti di legittimità e al dibattito politico per quelli di opportunità.
Stavolta la contestazione arriva da un esponente storico di An, un'altra prova del malessere interno al Pdl.

Sebastiano Calella 30/10/2009 8.30

CONDIVIDI GLI ARTICOLI DI PDN SU FACEBOOK