Il Piano operativo 2011-2012: sempre più debole la sanità abruzzese

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Non è una bella notizia per l’Abruzzo utilizzare i Fondi per le infrastrutture come tappabuchi per la sanità.

E Chiodi la fa comunicare a Carlo Masci, che la infila in una comunicazione ufficiale soft: «Bilancio, ok a Fondi Fas per ripianare i debiti della sanità: via libera della Giunta regionale al provvedimento amministrativo che autorizza l’utilizzo dei fondi Fas 2007-2013 al ripianamento dei debiti pregressi del Sistema sanitario regionale».

«Il provvedimento votato oggi dalla Giunta», si legge nella nota della Regione, «destina 160 milioni di euro per coprire parzialmente il debito pregresso generato dalla diversa finalizzazione delle risorse da destinare al Servizio sanitario regionale negli esercizi finanziari dal 2004 al 2007».

 Come aveva denunciato il presidente della Regione Chiodi alla fine del 2010, infatti, «tra il 2004 e il 2007 le precedenti Giunte avevano dirottato le risorse destinate a finanziare esclusivamente i fabbisogni sanitari in favore del bilancio ordinario della Regione».

 Insomma per evitare l’aumento delle tasse, il tavolo di verifica del Ministero ha imposto questa scelta che, sommata al prestito straordinario di 200 milioni per 30 anni, chiude il buco spaventoso da 360 milioni scoperto nella sanità a dicembre scorso.

In pratica sottrarre 160 milioni, cioè 320 miliardi delle vecchie lire, alla realizzazione delle infrastrutture oggi viene presentato come un’operazione di cui vantarsi.

E per farlo si glissa – tanto chi se lo ricorda …. – sul can can di dicembre, quando Chiodi annunciò che «non appena saranno resi noti i dati sul deficit sanitario regionale, l’opposizione non potrà che chiedere scusa a tutti i cittadini abruzzesi», salvo poi rimangiarsi tutto quando si scoprì che il debito era maturato soprattutto con le Giunte di Centrodestra, negli anni 2004, 2005 e 2006, con un’aggiunta già nota di 101 milioni del 2007.

Anche stavolta il comunicato è sibillino: si dice «tra il 2004 ed il 2007» e non si specifica che la distrazione dei fondi della sanità per altre esigenze del bilancio iniziò con la Giunta Pace e si interruppe con l’assessore Mazzocca, appena insediato. Un’analisi dei conti rivelò infatti che, partendo dal 2000, per il 2001, 2002 e 2003 non ci sono state irregolarità, così come non ci sono per il 2008 e per il 2009, e quasi sicuramente per il 2010. Gravi irregolarità invece ci sono state nel 2004 (buco di 95 milioni), nel 2005 (135 milioni), 2006 (197) più i 101 milioni del 2007, già noti. Totale dei debiti: 528 milioni. Sottraendo le coperture già individuate che sono 168, restano da coprire 360 milioni, di cui al prestito ed ai fondi Fas.

IL PIANO OPERATIVO 2011-2012 VEDE SEMPRE PIÙ DEBOLE LA SANITÀ ABRUZZESE

Comunicazioni ufficiali che forse fanno affidamento sulla scarsa memoria dei lettori. C’è poi un altro metodo per allontanare la realtà: rendere difficile l’accesso ai documenti ufficiali ed affidarsi ai comunicati che non fanno domande e che vengono scelti come canale per far filtrare un’interpretazione di comodo, tanto qualcuno li pubblicherà.

 Come per il Piano operativo 2001-2012 già inviato a Roma, anche questo senza un passaggio in Consiglio regionale e che abbiamo potuto leggere. Basta scorrerlo anche rapidamente per capire (specchietto a pagina 10) che - ad esempio - il saldo passivo per la mobilità passa da 24 milioni del 2008 ai 91 del 2012, che cresce la medicina ambulatoriale per i privati da 46 a 51 milioni, che il risultato economico del 2010 (meno 47 milioni) è dovuto alla chiusura del Gruppo Villa Pini, mentre il deficit risale vertiginosamente a meno 78 milioni nel 2011 e meno 79 nel 2012. Dati che potrebbero essere confortanti, se non fossero addirittura inferiori al vecchio Piano di rientro presentato dall’assessore Bernardo Mazzocca. Per esempio la medicina ambulatoriale per i privati aveva un tetto di 25 milioni (ora siamo al doppio) e i controlli allora previsti erano del 50%, mentre ora sono stati fissati al 10% come obiettivo per i manager (e finora non sembrano essere stati molti). Insomma oggi si depaupera l’ospedale pubblico a favore della mobilità passiva e che anche la riduzione dei primariati (si parla di diminuzione delle Uoc, unità operative complesse) va letta come impoverimento degli ospedali medi (i piccoli sono chiusi e basta), in quanto le Uoc sono previste sono negli ospedali Hub, cioè i grandi ospedali. Nel Piano operativo 2011-2012 si legge anche che la rete di emergenza urgenza, che doveva essere pronta prima della chiusura dei piccoli ospedali, slitta di un anno, proprio dopo la revisione delle Uoc.

Insomma invece di un soliloquio, sarebbe bello un confronto tra il vecchio Piano di rientro e quello che si sta attuando oggi. Il tutto nel disprezzo delle proteste dei territori lasciati senza servizi e nell’oscuramento dei sindaci che rivendicano una maggiore attenzione per le zone interne. Ma questo non si deve sapere. E passi se si tratta di centrosinistra. Il preoccupante è che vengono censurati anche i sindaci e i rappresentanti di centrodestra: si parla con insistenza di una lettera di fuoco in difesa dell’ospedale di Guardiagrele, indirizzata da parte della componente ex An ai loro referenti politici senatore Fabrizio Di Stefano e assessore Mauro Febbo (con la firma anche di molti sindaci del comprensorio) che aspetta una risposta da molto tempo. Arriverà questa risposta o si farà finta di nulla? Da quello che se ne sa, il senatore Di Stefano sta per rompere il silenzio su queste storie della sanità: finché si tratta di perdere la pazienza, ci può stare. Perdere le elezioni no.

Sebastiano Calella  29/03/2011 11.06