In Abruzzo l’acqua si paga 1,5% in più. A Teramo +8,7%

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. In Abruzzo, è Pescara il capoluogo dove l’acqua per uso domestico costa meno (192€ annui), L’Aquila dove la città dove costa di più (240€), Teramo l’unica città ad aver fatto registrare dal 2007 al 2008 un aumento: ben +8,7%.
In regione una famiglia sostiene una spesa media annua di 208€ per il servizio idrico integrato, a fronte di una spesa media nazionale pari a 253€.
Nell'ultimo anno l'incremento tariffario registrato nella regione è stato del 1,5%, a fronte di un incremento medio nazionale del 5,4%.
L'indagine svolta dall'Osservatorio Prezzi e Tariffe di Cittadinanzattiva è stata realizzata in tutti i capoluoghi, relativamente all'anno 2008.
L'attenzione si è focalizzata sul servizio idrico integrato per uso domestico (acquedotto, canone di fognatura, canone di depurazione, e quota fissa o ex nolo contatori). I dati sono riferiti ad una famiglia tipo di tre persone con un consumo annuo di 192 metri cubi di acqua (in linea con quanto calcolato dal Comitato di Vigilanza sull'Uso delle Risorse Idriche), e sono comprensivi di Iva al 10%.
«Il settore idrico», ha detto Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanzattiva, «può essere preso a paradigma delle tante facce dell'Italia: al Nord si investe di più, le tariffe sono mediamente più basse, così come la dispersione, ma tre regioni sono in deroga per parametri microbiologici e chimici eccessivamente alti come l'arsenico. Al Sud invece non si investe, la rete è un colabrodo, e anche se i parametri di potabilità sono migliori che al Nord, le continue interruzioni del servizio in molti casi non favoriscono il consumo dell'acqua di rubinetto. Il Centro, dal canto suo, si contraddistingue per le tariffe medie più elevate. In generale», ha aggiunto, «a fronte di una crescita costante delle tariffe, la qualità del servizio è carente: si continua a far pagare il canone di depurazione anche in assenza del servizio; la dispersione idrica è ormai pari ad un terzo del volume di acqua immessa nelle tubature; il regime delle deroghe da transitorio rischia di diventare perpetuo. Alla luce di tutto ciò, crediamo non più rinviabile allargare le competenze dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas anche al servizio idrico, rafforzandola con reali poteri d'intervento, mentre guardiamo con preoccupazione alla privatizzazione in un settore nel quale i livelli di tutela dei cittadini sono pressoché nulli».

15/10/2009 12.33