Chiodi: quel 6 aprile, la Saga, le inchieste, i rifiuti e gli Usa

Alessandro Biancardi

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Chiodi: quel 6 aprile, la Saga, le inchieste, i rifiuti e gli Usa
L’INTERVISTA /3. ABRUZZO. La meritocrazia in sanità, con le polemiche sulle nomine dei commissari e dei sub commissari, è l'unico argomento che finora ha fatto infervorare il presidente Chiodi.
Parliamo da quasi un'ora – e di domande ce ne sono ancora molte – senza segni di cedimento o di imbarazzo da parte sua.

IL RAMMARICO PIÙ GRANDE: IL RITARDO NEL PIANO REGIONALE DEGLI OSPEDALI

Presidente, dopo quasi un anno di governo e pur con il terremoto che la tiene impegnato con tutti i suoi problemi – ma ne parleremo dopo - è questo il punto che la coinvolge di più?
Gianni Chiodi si riprende rapidamente: si sistema la giacca, sposta la poltroncina in modo più frontale rispetto a me, un rapido sguardo alla tazzina del caffè ormai vuota e poi riparte.
«Forse sì. La sanità è stato il primo sisma nell'Abruzzo politico e nell'economia regionale. Per questo la prima cosa che avrei voluto fare appena eletto, la priorità che sento ancora oggi più urgente dopo la ricostruzione – o meglio in parallelo - è la programmazione della rete ospedaliera. L'ho detto poco fa a Gino Redigolo: volevo presentare il Piano degli ospedali. Siamo in ritardo per una serie di motivi, non ultime tutte le complicazioni del terremoto. Ma questa non è una giustificazione per non fare, al contrario è uno stimolo per recuperare il tempo perduto. E' inutile girarci intorno: la sanità è il settore ad aggredire. Ma mi sembra che abbiamo imboccato la strada giusta».
Su questo che è il problema dei problemi, anche per il peso sul bilancio regionale, la maggioranza è compatta oppure, vista anche l'emergenza ricostruzione, sarebbe meglio un governo di larghe intese (lo ha proposto tempo fa il consigliere Giuseppe Tagliente), è in vista un rimpasto in Giunta, ci si può aspettare l'aiuto di altre forze come l'Udc?
«La maggioranza è molto forte, molto più forte di quando ci siamo insediati a gennaio, è molto coesa e molto responsabile proprio perché sa che non ha alibi. Non è previsto nessun rimpasto e nessuna larga intesa».
Si capisce che su questo argomento Gianni Chiodi non ha esitazioni o dubbi: gli spifferi delle correnti non lo disturbano affatto. D'altra parte il Cantiere di Di Stefano e la Fondazione di Giuliante sembrano più operazioni culturali a sostegno della maggioranza che il tentativo di scardinarla.
Semmai la vera debolezza è che Forza Italia sia assente e che non abbia un suo think tank. Ma forse il Pdl a trazione teramana risente positivamente del disinteresse del coordinatore Filippo Piccone ai dibattiti interni.

«LA MERITOCRAZIA È UN MODELLO A CUI TENDERE, NON ARRIVA DALL'OGGI AL DOMANI»

Il ghiaccio nel mio bicchiere ormai si è sciolto e di aranciata nella maxi lattina ce n'è ancora molta: se parlo, non posso bere, mica siamo al tavolo di un bar.
Insisto sulle questioni politiche, forse si può aprire un varco nella resistenza del presidente ad aprirsi: non sembra abituato alle domande, di solito nelle conferenze stampa i politici parlano solo loro.
Dunque: se lei punta sulla meritocrazia, non ha senso alzare steccati con l'opposizione se, ad esempio, presenta uomini o posizioni dove la caratteristica è il merito…
«Io so che non potrò raggiungere in breve tempo e in assoluto la meritocrazia, so pure che il livello in Italia è bassissimo. Perciò io intendo cominciare ad introdurre elementi di merito dove è possibile. Se riuscissimo a innescare il meccanismo e ad alzare l'asticella delle valutazioni, questo sarebbe già un bel risultato. Io ci tengo, è una mia tensione. Le mie scelte tendono a questo, anche se è normale che siano influenzate dalla platea delle gente a cui mi rivolgo. Non si può avere tutto e subito. E poi l'opposizione finora non mi è sembrata molto disponibile».
Se è per questo anche la maggioranza non ha dato molte dimostrazioni di puntare al merito...
Adesso aspettiamo la nomina per la Saga, la società che gestisce l'aeroporto e che vive un momento di crisi.
Se fosse tutta vera la storia del merito, perché non siete intervenuti di fronte ad una crisi che dipende in larga parte da scelte infelici del management?
Addirittura sembra che un paio di consiglieri regionali di maggioranza – a quanto si dice in aeroporto – stiano mettendo in difficoltà l'assessore ai trasporti Morra promettendo sul Piano marketing dell'aeroporto soldi e Finanziamenti dalla Regione. Sembra anche che alcuni dipendenti dello scalo hanno presentato a lei e a Morra un dossier articolato sulle “stranezze” della gestione e, stufi di aspettare un vostro intervento, si siano già rivolti alla magistratura…

«IRREGOLARITÀ ALLA SAGA? SE CI SONO, CHIAMO LA MAGISTRATURA»

«I problemi della Saga li affronterà il prossimo CdA. C'è qualcosa che va migliorato all'aeroporto. Ma ho già deciso che subito dopo l'insediamento dei nuovi vertici sarà decisa una “due diligence” per saggiare lo stato di salute di quella società. Tutti possono stare tranquilli, eccetto alcuni se le cose non sono regolari. Sarò io a rivolgermi alla magistratura se si troveranno situazioni poco edificanti, che saranno anche rese pubbliche».
Il presidente comincia a tirar fuori le unghie e passa dal tono tutto miele del politichese soft ad un linguaggio tecnico da commercialista.
La “due diligence” - come noto - è quell'operazione di controllo dei conti (i tifosi la conoscono perché quando viene acquistata una squadra di calcio, l'acquirente di solito firma il contratto solo dopo l'esito di questo controllo: è capitato anche alla Pescara calcio) molto diffusa in ambiente anglosassone, ma nata in Francia: tradotta significa controllo con la dovuta (due) diligenza.
Tempi duri solo per la Saga? Chissà.
Ma visto che con questi temi, caro presidente, se la cava benissimo, di fronte a tante situazioni economiche difficili che ci sono in Abruzzo, ha mai avuto qualche dubbio sulla sua scelta di entrare in politica?
Ha mai pensato: ma chi me l'ha fatto fare?
«Sì, una volta sola, al momento del terremoto. E non era scoramento o disperazione: credo che sia stata una reazione intima di fronte alla tragedia immane che si era abbattuta sull'Aquila. Io ero lì alle 4,30 e le assicuro che l'incalzare delle notizie, le immagini di distruzione che si susseguivano, il clima da tragedia che è stato subito palpabile, mi ha provocato una strana sensazione. Il via vai dell'aeroporto di Preturo mi sembrava una scena da film: troppo grande il dolore, troppo acuto il timore di non farcela. E non per incapacità o mancanza di volontà, ma per la grandezza del dramma, una specie di apocalisse. Poi la necessità di prendere decisioni rapide ed importanti mi ha dato la forza rabbiosa di reagire. Ma crede che sia facile dare l'ordine di evacuare l'ospedale dell'Aquila? Non c'era tempo di porsi domande, ce n'era una che ricacciavo in fondo al cuore era, ma che si ripresentava ogni momento: ce la facciamo? Ecco: proprio la paura di non farcela ha dato la spinta a me e agli altri di reagire, con tutto quello che è seguito».
Sorvoliamo sugli aspetti emozionali del terremoto, che tutti condividiamo, e passiamo ad una valutazione politica.
L'opposizione la rimprovera di essersi fatto commissariare dalla Protezione civile e addirittura qualcuno sostiene che se i soldi della ricostruzione - ma anche quelli degli interventi- fossero passati per i conti della Regione, il bilancio, la cassa, i rapporti con le banche per il debito, ne avrebbero tratto beneficio.
Facciamo un conto della serva: tre-quattro miliardi di euro, ma anche più, avrebbero potuto fruttare solo di valuta centinaia di migliaia di euro, addirittura forse milioni da usare per abbattere il debito sanitario. Le banche avrebbero fatto la corsa ad offrire condizioni migliori.

COME VENGONO ACCREDITATI E SPESI I SOLDI DEL TERREMOTO

«Non è così. La Regione non avrebbe avuto una dotazione finanziaria. I soldi te li danno man mano che li spendi. I fondi sarebbero stati accreditati al momento della spesa e quindi non ci sarebbe stato nessun vantaggio. Non c'è l'erogazione finanziaria. E poi quando ci sono le gestioni commissariali, sono i commissari che spendono e decidono quando. Faccio un esempio: la Guardia di finanza ed i nostri uffici stanno esaminando i conti degli alberghi per i terremotati ospitati. Una volta noto il totale, parte il pagamento da parte del commissario, non è che ci sono soldi in giacenza».
E alle contestazioni di alcune associazioni che criticano questo tipo di ricostruzione? «Criticare è facile, operare è un'altra cosa. Si poteva far meglio? Con il senno di poi forse sì. Ma intanto ci sono persone che già hanno un tetto ed altre case sono in arrivo. Il resto sono chiacchiere».

TEME QUALCHE INCHIESTA GIUDIZIARIA?

Quindi non teme altro, oltre le critiche? Che so, qualche inchiesta giudiziaria?
«No. Assolutamente. E' chiaro che chi governa è esposto a rischi. Ma basta avere la coscienza a posto».
Ad esempio, come presidente della Regione, sa che rischia la denuncia per omissione di atti d'ufficio da parte degli abitanti di San Silvestro per la mancata delocalizzazione delle antenne che sarebbero tutte senza autorizzazione?
«E' una situazione che ho ereditato. Ma stiamo cercando una soluzione».
Oppure si riferisce al suo rinvio a giudizio come sindaco di Teramo per la questione della discarica rifiuti?
«Certo, non mi nascondo dietro un dito. Ma lì la questione va avanti da dieci anni. Io sono stato eletto nel 2005 e appena eletto c'è stata questa tegola. Sono cose che capitano ai sindaci, ma ci sono coinvolti anche i miei predecessori e due presidenti di Provincia. Cioè Chiodi è molto, ma molto marginale. E non ci sono mazzette».
Ma sul Piano regionale dei rifiuti, vista anche questa sua esperienza negativa, la Regione poteva essere più rapida ed invece è in ritardo....

IL RITARDO NEL PIANO RIFIUTI E LA DISCARICA CHIUSA DI IRGINE (NOTARESCO)

E poi a Teramo c'è una situazione strana: il presidente della Provincia, Valter Catarra, è stato eletto anche con i voti del suo paese, Notaresco, per non aver aperto una discarica pronta che è ancora chiusa e inutilizzata.
Di fatto questo significa un aggravio delle bollette per i cittadini teramani, visto che i rifiuti vano portati altrove con costi maggiori.
Ora da presidente della Provincia dovrà attivare un Piano rifiuti che forse farà aprire questa discarica di Irgine, se saranno superati tutti i ricorsi e controricorsi (come noto il sito web ufficiale di Valter Catarra sindaco dedica una pagina alla cronistoria del contenzioso di Irgine).
Insomma, cosa farà la Regione? Perché questa discarica non apre? Di fatto questo significa guadagni per altri gestori.
«Non è così. La decisione di Catarra su Irgine faceva perno su aspetti normativi, non sull'opportunità di aprire o meno. Ci sono ricorsi al Consiglio di Stato, non beghe locali. Ma se questa discarica è a posto, aprirà. Se le autorizzazioni ci sono, si parte. Adesso spero che con Catarra e Brucchi sindaco a Teramo il problema rifiuti si potrà risolvere».
Presidente ci avviamo alla fine. Ma le sue risposte a volte sono state “diplomatiche”, su qualche argomento poteva osare di più…
«Già l'ho detto una volta quando ero sindaco: adesso non posso parlare, quando non farò più il sindaco parlerò. Adesso faccio il presidente e debbo comunque evitare conflitti. Però prima o poi parlerò. Anzi stavolta ho detto di più di quanto faccio di solito, soprattutto per la Saga».
Quasi evocato, lo spirito dell'aeroporto bussa alla porta: arriva il piano marketing che mi era stato negato. Potenza del presidente?
«No, capita se l'assessore non c'è perché è in viaggio».

IL VIAGGIO NEGLI USA: BUONE PROSPETTIVE PER L'ABRUZZO

A proposito: e il suo viaggio negli Stati Uniti?
«Sarà importante. Fa seguito a quella chiacchierata che c'è stata con il presidente Obama all'Aquila. Il presidente tenne molto a voler facilitare in ogni modo L'Aquila. E noi andiamo lì per stringere ogni possibilità di collaborazione. Debbo fare di tutto per riportare a casa gli appoggi promessi, anche le borse di studio».
Farà come il suo assessore al turismo che si è portato dietro il segretario, lasciando qui il direttore del turismo?
A lei tocca portare sua moglie, negli Usa ci tengono molto alle mogli dei politici presidenti…
«No. Di Dalmazio si è portato il responsabile del settore che è Caruso».
Chi, il Caruso uomo di fiducia di Betty Mura, Rifondazione comunista?
Lo avete riconfermato? Come mai un comunista alla vostra corte?
«Meritocrazia pura. Lo abbiamo conosciuto come controparte e lo abbiamo valutato positivamente. Ha presente quando in un processo uno nota che l'avvocato di controparte è molto bravo e lo assume?».
Certo.
Ma sarebbe come se Berlusconi assumesse Di Pietro…
«No, Di Pietro non lo assume di certo – ride finalmente il presidente, si è sbloccato - ma Bondi ed altri di sinistra Berlusconi li ha presi».
Ci fermiamo. Vorrei finire l'aranciata, ma Chiodi propone un altro caffè.
«Anzi scendiamo, facciamo quattro passi. Stanotte sono tornato alle 3».
Nell'atrio del Palazzo della Regione, una signora sta chiedendo del presidente alla Guardia giurata.
«No, non ho appuntamento, ma vorrei parlarci....eccolo».
Attraversiamo la strada verso il bar di fronte.
«Caffè, altra aranciata?»
Ci ha seguito la signora intraprendente, con i segni di un'antica bellezza.
«Posso?»
Chiodi sta sorseggiando il caffè.
Ha un momento di esitazione, poi si riprende.
«Caffè anche a lei?»
«Grazie, no. Aspetto qui».
La saluto presidente, mi stava dicendo del viaggio negli Usa…
«Dobbiamo stringere ogni collaborazione possibile con gli Usa, anche quella culturale, oltre quella economica. Saranno tre giorni intensi, dal 22 al 25».
Buon viaggio presidente: adesso che Obama è anche premio Nobel, se riesce ad incontrarlo, il contatto sarà più prestigioso.
Ma che fortuna, 'sto Chiodi.

(…fine)

Sebastiano Calella 10/10/2009 9.33

[url=http://www.primadanoi.it/upload/virtualmedia/modules/bdnews/article.php?storyid=22784]LA PRIMA PARTE DELL'INTERVISTA[/url]
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