Chiodi:«trasformo gli ospedali. Basta con le nomine politiche dei tecnici»

Alessandro Biancardi

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Chiodi:«trasformo gli ospedali. Basta con le nomine politiche dei tecnici»
INTERVISTA /2. ABRUZZO. Non si scompone il presidente Chiodi, chiamato subito a chiarire, nell'intervista concessa a PrimaDaNoi.it, il mistero della Fira: la finanziaria regionale è sopravvissuta alle inchieste giudiziarie e a due cambi di direzione politica della Regione ed è ancora in attività.
Il primo “incidente” giudiziario fu quello della Legge Domenici sui capannoni, collaudati e pagati anche se non completati.
Era uno dei cavalli di battaglia del centrodestra e si rivelò una macchina mangiasoldi. Il secondo “incidente” riguardò le cartolarizzazioni in sanità, attraverso Fira servizi, la società per azioni creata con la benedizione di Giovanni Pace, governatore di An, e di Vito Domenici, potente assessore regionale alla Sanità ed esponente di primo piano di Forza Italia.
Salvata da Ottaviano Del Turco e Bernardo Mazzocca (centrosinistra), Fira e Fira servizi, secondo le ricostruzioni note nelle ordinanze della Procura di Pescara, erano il forziere dei politici di destra e di sinistra e veri e propri santuari intoccabili fino all'arresto del presidente Masciarelli & C..
La domanda era: se il filo conduttore dell'azione politica di Chiodi e della maggioranza è il rinnovamento, se si invoca la discontinuità, se si parla di meritocrazia (vedi gli slogan della campagna elettorale), come mai la Fira non è stata chiusa, ma continua ad operare e con gli stessi personaggi al timone?
«Sta per partire un nuovo progetto che cambia la mission della Finanziaria, trasformandola in un organismo di garanzia per i finanziamenti alle imprese», è stata la risposta di Chiodi.

LE NOMINE: LA MERITOCRAZIA SECONDO CHIODI

Arriva il caffé, per me c'è una lattina di aranciata molto fredda (non è Fanta, non è San Pellegrino) con un bicchiere pieno di ghiaccio e limone: roba da congestione, meglio aspettare.
Chiodi sorseggia lentamente il caffè che sembra freddo, dopo 5 piani in ascensore, poi si aggiusta gli occhiali e sorride, quasi a dire: come vedi sono un libro aperto. Proviamo allora ad aggirare l'ostacolo.
Caro presidente, se il criterio da adottare per le nomine è la meritocrazia, come mai si continua nelle nomine (vedi i commissari per le 4 Asl) senza un criterio meritocratico vero e proprio e rispolverando personaggi con un passato politico noto a tutti?
Lasciamo perdere le polemiche troppo fresche sulla nomina del Difensore civico regionale avvocato Giuliano Grossi, che secondo alcuni non aveva il curriculum migliore, e sorvoliamo pure sulle nomine al Corecom (riguardano giornalisti e si rischierebbe di parlare in palese conflitto di interesse).
Fermiamoci sulle 4 Asl: da una parte si sostiene che non era tecnicamente possibile nominare quei commissari, perché la nomina è su Enti che non esistono. Dall'altra sembra prevalente nella scelta il curriculum politico: ex consiglieri regionali (Di Nardo), ex sindaco di centrodestra (Barrella), ex assessore dell'Aquila, Giunta Tempesta (Silveri).
«Giuliano Grossi è solo l'ultimo di oltre 20 commissariamenti che ho realizzato fino ad oggi, una cosa mai vista. E credo che sia un'ottima scelta. Ma lei mi chiede delle Asl. Non abbiamo fatto altro che seguire la strada della Puglia, dove il presidente Vendola ha usato lo stesso strumento: il commissariamento in vista della riduzione delle Asl al 31 dicembre prossimo. E se va bene per lui che è di Rifondazione comunista, non vedo perché non debba andar bene per noi. Quello che molti non sanno, è che la decisione di sostituire i Manager in carica è scaturita dalla lettura dei loro Piani industriali. Ma come? Già sapevano che la legge del centrosinistra prevedeva a fine anno le 4 Asl e loro programmavano per 6 Asl? Chi decide è la politica, non il Manager. Questo mi ha preoccupato».
Ma i Piani erano stati approvati dal Commissario Redigolo…
«Con Redigolo ho sempre avuto un buon rapporto e lui non ha prevaricato la Regione. I Piani sono stati approvati nei punti in cui c'erano i risparmi chiesti dal Piano di rientro, non c'è approvazione di investimenti o altro. Chiudo l'argomento su Redigolo per dire che sta facendo un buon lavoro, l'obiettivo è comune: ristrutturare la rete ospedaliera. Su questa vicenda non ci deve essere alcun sospetto: i Piani industriali debbono rispettare la legge e quindi abbiamo dato il via alle 4 Asl».

I NUOVI COMMISSARI ASL NON SONO UOMINI NUOVI

Torniamo alle nomine: non sono uomini nuovi.
Il presidente si infervora, ma solo perché sembra credere molto a quello che dice.
«Io voglio veramente (sottolinea: veramente ndc) arrivare alle 4 Asl della legge e le nomine sono state fatte con il criterio meritocratico. Sui nomi, tanto per fare un esempio, Silveri ha un ottimo curriculum. Ha lavorato ai vertici della Cassa di risparmio dell'Aquila, poi è stato nel settore finanziario dell'Arpa e assessore al Bilancio all'Aquila, con il sindaco Tempesta. Così per gli altri: mi servivano dei tecnici di provata esperienza su cui poter contare. Io ho fatto il sindaco di Teramo ed oggi sono Presidente: mi sono arricchito professionalmente, mi sento più pronto a risolvere i problemi».
Farà come il ministro Tremonti che quando lascia torna al suo studio da commercialista?
Chiodi non raccoglie la battuta, forse perché non ha intenzione di lasciare e intravede altri traguardi dopo la presidenza…

«L'ESPERIENZA POLITICA E AMMINISTRATIVA ARRICCHISCE I TECNICI»

«Non è vero che chi ha fatto esperienza politica sia da scartare. Al contrario».
Ma per diventare sindaco e presidente era già un buon commercialista, di quelli rampanti: per caso ha trattato anche le pratiche per le leggi gestite dalla Fira?
«No, non è assolutamente vero. Si tratta di polemiche uscite nel periodo elettorale. Non ho mai trattato pratiche Fira perché il mio studio non si è mai occupato di finanziamenti e di contabilità. Non ho mai fatto un finanziamento perché mi sono accorto come funzionavano i meccanismi in questo settore e mi sono detto: non è questo un campo da coltivare. Quindi non mi sono mai occupato di finanziamenti, non li so proprio fare. Ho invece coltivato la consulenza fiscale e tributaria internazionale, il controllo di gestione ed ho lavorato con le migliori società abruzzesi: questo sa fare il mio studio».
La campagna elettorale è finita, ma Chiodi rispolvera i toni “aggressivi con misura” che lo caratterizzano.
Perde un pò la calma solo quando ricorda la consulenza ottenuta dalla Asl di Pescara, con il manager Cordone.
«Ma è stata una normale consulenza, solo quella. Voi di PrimaDaNoi.it ci avete montato un caso...» (…non solo Pdn, in verità).

LA RETE SANITARIA ABRUZZESE E IL DESTINO DEI PICCOLI OSPEDALI


Mentre l'intervista si snoda e si anima, bevo un sorso di aranciata e decido di approfondire il tema del rinnovamento della rete ospedaliera.
Mi sorprende che Chiodi risponda a tutto con padronanza, senza consultare delibere, dossier e documenti.
La scrivania è sgombra di carte.
Penso: “o qui non ci viene mai, oppure ha segretari e collaboratori efficienti”.
Non bussa e non interrompe la chiacchierata nessuno. Sicuramente qualcuno filtra gli incontri ed oggi c'è black out completo: non arrivano nemmeno le telefonate. Allora, presidente, questi piccoli ospedali li chiudiamo o no?
«Ho spiegato in una mia lettera-manifesto quello che penso sull'argomento: l'ospedale deve essere grande. Non nel senso dei posti letto, ma come qualità dell'assistenza, concentrazione tecnologica, professionalità. Gli ospedali che non sono così possono essere addirittura pericolosi per la salute. Quindi questo percorso deve essere portato avanti al di la delle esigenze economiche e delle ristrettezze in cui ci troviamo. E' inutile girarci attorno: i piccoli ospedali generalisti, con i reparti fotocopia e i doppioni, non hanno futuro. Saranno trasformasti in presidi della salute sul territorio, ma non come sono oggi. Ci saranno tutti i servizi che possono essere svolti lì: Pronto soccorso, Utap, cioè gli ambulatori medici associati dei mutualistici che assicurano l'assistenza h24, laboratori analisi ecc. In alcuni posti, se c'è domanda, nell'interesse dei cittadini – non ci può essere un ospedale dove ci sono più dipendenti che malati, non ce lo possiamo permettere – l'obiettivo è creare ospedali di grande qualità che possono attirare dalle altre regioni. Sul territorio i piccoli ospedali saranno presìdi che facilitano l'assistenza ai cittadini: non si può pensare di avere in Abruzzo 35 ospedali».

I RAPPORTI CON L'UNIVERSITÀ PER L'ASSISTENZA

E l'Irccs (cioè l'istituto di diagnosi e cura a carattere scientifico, cioè un centro di eccellenza sanitaria che sta tanto a cuore al rettore Franco Cuccurullo) si farà a Chieti e all'Aquila? E le aziende universitarie autonome?
«La situazione dell'Aquila oggi è difficile, perciò credo che prima si debbono risolvere i problemi lì, poi si può pensare all'Irccs. Non si può fare a Chieti sì e all'Aquila no. La presenza dell'Università aumenta il livello qualitativo dell'assistenza, ma a Chieti la Asl perde la metà del fatturato a causa delle numerose prestazioni che effettua anche per l'università. Cioè non ci sono ancora le condizioni per un'autonomia senza debiti. Bisogna prima arrivare all'equilibrio economico e poi far partire Irccs e aziende autonome. Però sulla strada della meritocrazia ti annuncio una novità».

«MERITOCRAZIA? UNA GRIGLIA PER LE COMPETENZE ED UNA COMMISSIONE ESTERNA PER VALUTARE»

La nomina per la Saga?
«No, questo è un piccolo problema rispetto al quadro generale. Io sto preparando una griglia di competenze per nominare direttori sanitari, direttori amministrativi e presidenti. Il loro curriculum sarà valutato da una commissione esterna e così finirà una volta per tutte la gestione politica della sanità. Questa anomalia deve morire. Mo-ri-re. Deve morire. Chiaro?».
Per la prima volta Chiodi si infervora per sottolineare al sua volontà.
Basta insomma con i manager di nomina politica, gli ultimi sono i commissari. Chissà se tutto il Pdl è d'accordo...

(continua…)

Sebastiano Calella 09/10/2009 8.32