Abruzzo Enginering. Trasferimento dipendenti, «vogliamo parlare con Chiodi»

Alessandro Biancardi

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3264

L’AQUILA. I dipendenti di Abruzzo Enginering dicono no al trasferimento di 80 di loro in Campania e Lazio e chiedono un incontro con Chiodi.
Non va proprio giù la novità del trasferimento e i dipendenti sperano in un ripensamento, magari dopo l'intermediazione del presidente Chiodi al quale hanno chiesto un incontro.
A giorni sono attese le liste che riveleranno i nomi delle 80 unità costrette ad emigrare e pare che sia proprio il 12 ottobre, cioè il giorno di insediamento del nuovo Cda, quello previsto per la partenza verso Castellammare di Stabia e Nepi.
Per i lavoratori «questa scelta, spacciata come una salvaguardia del posto di lavoro appare più come la mossa disperata di una società che, essendo sull'orlo del disastro economico, riesuma un progetto Selex per recuperare un po' di liquidità, sperando di poter "tirare avanti" fino all'inizio del nuovo anno e cioè quando il presidente Chiodi diverrà Commissario per la Ricostruzione». Presentarsi con un bilancio «meno passivo di quello attuale», spiegano i dipendenti in una nota, «restituirebbe un po' di credibilità redditizia all'azienda che potrebbe così aspirare a vedersi assegnate nuove commesse».
A dimostrazione dello stato deficitario in cui l'azienda versa, secondo i dipendenti emergono elementi che attestano «incontrovertibilmente questa tesi»: in primis la mancata corresponsione degli stipendi degli ultimi tre mesi e delle liberalità alla cassa integrazione per chi ne ha usufruito; l'imminente chiusura delle sedi di Pescara e Teramo (Sulmona e' già chiusa da mesi) con gli arretrati da corrispondere relativi ai canoni d'affitto; le auto aziendali spesso a corto di carburante (con i dipendenti costretti ad anticipare a volte le spese della benzina) e non sufficienti come numero per lo spostamento verso la provvisoria sede di Avezzano (messa a disposizione della Selex), cosa che costringe molti dipendenti a raggiungerla con mezzi propri, partendo da L' Aquila e addirittura da Teramo e Pescara con un caritatevole rimborso di 60 euro al mese.
«E' da sottolineare - osservano i lavoratori - il fatto che per il momento di attività per i "pendolari" non ce ne sono e quindi questo movimento di personale appare un illogico nonchè sfrontato spreco delle pur esigue risorse rimanenti giacchè risulterà molto più dispendioso che tenere aperte le sedi, perchè alle spese di carburante ed autostrada si aggiungono le indennità di trasferta».
Tra le tante connotazioni ce n'e' una che assume «una vena tragicomica», e cioè che per fare benzina si deve andare presso un distributore dell'Aquila partendo da Avezzano, raccontano i dipendenti.
I lavoratori vogliono che le future scelte vengano fatte dal nuovo Cda, «magari da chi l'Abruzzo ce l'ha davvero nel cuore, perchè non ritengono affatto giusto che a pagare le conseguenze delle scellerate scelte societarie siano loro e sempre loro, e non i veri responsabili di un disastro economico che rappresenta una vergogna per la nostra Regione e per l'Italia».
07/10/2009 9.45