Allarme rosso sull’olio nero. Wwf:«il futuro non è roseo»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Il dato di fatto è che la Regione a quasi un anno dal suo insediamento non ha varato nuove norme. Nell’ultima commissione bilancio è stato ritirato il progetto di legge (contestato dall’opposizione) che avrebbe dovuto regolare la distribuzione delle royalties derivanti dalle estrazioni dal sottosuolo.






ABRUZZO. Il dato di fatto è che la Regione a quasi un anno dal suo insediamento non ha varato nuove norme. Nell'ultima commissione bilancio è stato ritirato il progetto di legge (contestato dall'opposizione) che avrebbe dovuto regolare la distribuzione delle royalties derivanti dalle estrazioni dal sottosuolo.



A dicembre scadono i termini che bloccano il centro oli dell'Eni ad Ortona. Che si fa?
L'ennesimo allarme inerzia lo lancia il Wwf che prova a smuovere la Regione a darsi da fare ed in fretta.
Il tutto nascerebbe dal fatto che non è stato ancora approvato lo strumento di pianificazione di settore, il Piano Energetico Ambientale Regionale che la precedente Giunta Del Turco predispose, ma non fece approvare, e sul cui destino l'attuale non ha ancora fatto chiarezza.
Nel concreto, però, mentre in Abruzzo non si decide, altrove si decide per l'Abruzzo.
«La deriva petrolifera», ricorda oggi il Wwf, «colpisce la nostra regione il cui territorio è al 50% interessato da concessioni per ricerche ed estrazioni di idrocarburi. L'attuale Governo regionale sembra non aver compreso che per l'Abruzzo si sta delineando un futuro nero e non sembra impegnato ad impedirlo. Le dichiarazioni di principio di contrarietà alla realizzazione di un Centro Oli ad Ortona non sono più sufficienti, perché il problema non è la localizzazione della mini raffineria in un altro posto, ma individuare una strategia per impedire che l'Abruzzo scivoli verso la deriva petrolifera».
C'è poi l'altra incognita che pure si affaccia a fare ombra sulla nostra regione: il nucleare.
Lo scorso 11 settembre WWF, Greenpeace e Legambiente hanno invitato tutte le regioni italiane a ricorrere davanti alla Corte Costituzionale per fermare la legge n. 99/2009 che centralizza le procedure per la scelta di siti dove costruire centrali nucleari, militarizzando di fatto le aree scelte dal Governo nazionale ed esautorando le Regioni e gli Enti locali da qualsiasi possibilità di intervenire nei processi decisionali.
Ebbene, mentre 12 regioni (Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Toscana, Umbria e Molise che rappresentano circa il 60% del territorio italiano) hanno deciso di impugnare la legge, ed altre come Veneto, Sicilia e Sardegna hanno già manifestato formalmente la loro contrarietà ad ospitare centrali, il nostro Governo regionale tace, rinunciando di fatto a rivendicare il proprio diritto a decidere se e dove far realizzare una centrale nucleare in Abruzzo.
«È questo il futuro che si vuole per l'Abruzzo? È così che si difendono gli interessi degli abruzzesi?», si domanda Dante Caserta, consigliere nazionale del Wwf.

02/10/2009 13.34