L’Aquila: il dramma incosciente di una città smembrata e sfigurata

Alessandro Biancardi

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L’Aquila: il dramma incosciente di una città smembrata e sfigurata
L’AQUILA. E’ festa. Tante case, tante feste. Uno show. Tanti show. Nel frastuono dei media e delle polemiche, delle dichiarazioni di destra e di sinistra c’è il niente. Non c’è la vita degli sfollati, non ci sono i loro problemi, non c’è il loro futuro.(Foto: Michele Raho) * IL VIDEO: LA GUZZANTI IMITA SILVIO: «QUI UNA NUOVA SALÒ» * LA CITTA' SDOPPIATA: LA RABBIA E LA FELICITA'
Meglio un voto oggi che un problema domani. Così si perdono di vista le difficoltà vere e persino la realtà che sta sotto i nostri piedi, ora dopo ora, e che porta ad un futuro che non è più quello di una volta.
L'Aquila è immobile e per questo non sarà più come prima. La città è immobile. A muoversi sono i suoi abitanti che dal centro sono corsi nelle tendopoli e dalle tendopoli alle case (per i più fortunati) negli alberghi per gli altri, nelle case requisite per altri ancora. Ma quando si ritornerà al centro? Al punto di partenza?
Tutto è rimasto immutato, congelato, fermo dal 6 aprile scorso. Dopo sei mesi è ancora emergenza e ci si affanna per risolvere i problemi di giorno in giorno.
La pianificazione è utopia. Da giorni i praticanti avvocati chiedono certezze su dove e come si terranno gli esami di Stato tra meno di due mesi ma pare che nessuno ancora ci abbia pensato. Troppo presto, forse.
Eppure il centro storico rimane fermo, svuotato dell'anima e riempita di macerie.
Le istituzioni sono ancora sfollate, tutte insediate “provvisoriamente” con i disagi che ne conseguono: la giustizia è in difficoltà per gli archivi spesso ancora sepolti nella polvere. Ma capita lo stesso agli avvocati che hanno perso il loro studio, a tutte quelle attività che hanno perso computer e la loro storia sotto le pareti crollate. Senza le “pratiche” nessuna attività può riprendere o arranca. Chi prima era un libero professionista oggi è un obbligato disoccupato anche perchè non ci sono i soldi per pagare collaboratori, rimettere a posto gli studi, ricomprare l'attrezzatura. Solo i più fortunati, quelli che non hanno risentito della crisi iniziata ben prima del 6 aprile, possono riprovarci. Ma ci saranno i clienti?



Il centro storico è vuoto: è questo il vero simbolo del cambiamento: è la prova che nulla sarà più come prima.
Basta tenere a mente questo per un attimo e poi ripensare al progetto C.a.s.e. che ha polverizzato una città dislocando i cittadini in molteplici nuclei satelliti e creato delle case accoglienti e tutt'altro che provvisorie.
Ed è questo l'altro punto fondamentale: da una parte un centro storico distrutto ancora dopo sei mesi e lasciato abbandonadato, dall'altro quartieri dormitorio frammentati.
Sì, ma che si fa tra due, cinque, otto mesi quando la protezione civile sarà andata via da tempo e la patata bollente del ritorno alla normalità sarà passata agli enti locali?
Quando ed in che modo si penserà a far partire l'economia che è l'ossigeno del territorio?
Le attività commerciali per esempio dove rinasceranno? Nel centro storico dove non c'è nessuno o nei pressi dei quartieri nuovi?
Chi risolve questi problemi?
E' questo probabilmente il vero dramma: l'incoscienza del cambiamento perenne. Il tutto si svolge mentre gli aquilani non hanno ancora recuperato il loro equilibrio (come potrebbero) e la loro serenità.
E le case?
A parte i problemi di spesa con il tetto portato a 150mila euro per la prima casa sarà molto difficile iniziare le riparazioni, pensare allo smaltimento delle macerie e ritornare nelle case, quelle vere, quelle di sempre.
Occorrerà molto tempo. Dieci anni?
Fino a quel giorno bisognerà vigilare attentamente su ogni piccola decisione che gli amministratori prenderanno, ogni scelta può essere importante e trascinare il futuro in un senso o nell'altro.
Di sicuro bisognerà riorganizzare e ripensare L'Aquila ed abituarsi all'idea che ormai è cambiato tutto.

30/09/2009 9.06
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IL VIDEO: LA GUZZANTI IMITA SILVIO: «QUI UNA NUOVA SALÒ»

L'AQUILA. E' arrivata vestita da Silvio Berlusconi ieri pomeriggio l'attrice Sabina Guzzanti. Auto blu e gessato, sorriso d'ordinanza e accento milanese la Guzzanti si è unita così ai manifestanti nella tendopoli di Piazza d'Armi.
L'attrice ha regalato loro un piccolo spettacolo improvvisando sui fatti dell'attualità, sul compleanno del premier e sul terremoto in Abruzzo.
Silvio Guzzanti ha preso il microfono all'interno del campo le cui tensostrutture sono quasi tutte smantellate e ha salutato tutti: «sono contento di essere qui perché in Parlamento mi tirano le pietre, a casa mi tirano le pietre, ma qui all'Aquila ho il mio bel caschetto bianco» ha detto mostrando il classico elmetto che si usa per attraversare la zona rossa.
«Non è vero che i terremoti non si possono prevedere - ha proseguito - noi con questo terremoto avevamo previsto che potevamo guadagnarci e infatti avevamo ragione». La Guzzanti ha poi ironizzato sui numeri del Piano case: «Questo terremoto ha avuto una audience pazzesca, un successo superiore a ogni aspettativa. Nessun terremoto ha avuto Baglioni, Renato Zero è stato un successo e agli invidiosi che dicono che le case non bastano rispondono che erano tanto belle che sono andate a ruba. Basta criticare».
Poi una battuta sul ''suo'' compleanno: «Ho deciso che passerò all'Aquila le prossime ricorrenze - ha detto - Quando mi arresteranno per il caso Mills io tornerà a L'Aquila, voglio restare qui e fare dell'Aquila una nuova Salò, ma non parlatemi di dittature».
Silvio Guzzanti ha poi replicato alle accuse dell'opposizione che hanno definito i nuovi quartieri di case antisismiche dei dormitori.
«Queste case non sono dormitori», ha assicurato. «Se hai la tua casa a Paganica e devi andare a lavorare a Teramo sei a casa alle 10 e vai a letto a mezzanotte. Prima di andare a lavoro devi portare i figli a scuola ad Ovindoli ti devi svegliare alle 4, altro che dormitorio qui non si dorme affatto, smentisco che si possa dormire».
«La gente che non ha avuto la casa si arrabbia», ha continuato, «ma io se permettete parlo con la gente che ce l'ha avuta chi non ce l'ha spetta alle amministrazioni, questo è il Federalismo. Perchè Federalismo vuol dire non dover mai dire mi dispiace».
E lo show è andato avanti tra l'ilarità generale.
«Sono stufo delle ipocrisie: mi sposo una che faceva l'attrice nuda in teatro e mi fanno la morale sul sesso, vado con la D'Addario (la escort Patrizia D'Addario che ha raccontato di aver trascorso una notte con il premier, ndr) e per elevarla da questa sua condizione non la pago e lei mi denuncia. Vengo qui a L'Aquila», ha detto ancora, «dove siete tutti pastori, vi do le case e voi mi dite che volete il vostro paese medievale.... ma io lo capisco, anche io ho una tavernetta medievale ma ci faccio il pianobar...tutto il resto è moderno».
E poi ancora Silvio Guzzanti ha annunciato il nuovo piano per la ricostruzione della città: «faremo un bell'Acquafan nel centro storico. Sono un genio ho una popolarità imbarazzante del 98%, in centro c'era gente che mi abbracciava, che cantava menomale che Silvio c'è. Sono talmente bravo che ho ricevuto una candidatura al premio Nobel da me stesso»
La Guzzanti si è poi spostata sul cumulo di macerie abbandonate al centro del campo alludendo a Napoli e ha visitato le tende dei pochi «irriducibili» rimasti ancora nel campo.
«Anche questa è spazzatura di prima qualità».

30/09/2009 9.07



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LA CITTA' SDOPPIATA: LA RABBIA E LA FELICITA'

L'AQUILA. Ieri è stato il giorno della rabbia e quello della gioia. Terremotati felici e commossi fino alle lacrime quelli che hanno ricevuto le chiavi di casa e arrabbiati quelli senza casa e con molti dubbi su quello che sarà il loro destino.
Così mentre a Bazzano il premier faceva il suo discorso e distribuiva le prime chiavi è partita dal piazzale dell'Italtel la contro manifestazione con circa 400 partecipanti che si è stagliata lungo la Statale 17.
Numerosi gli striscioni esibiti lungo viale Corrado IV, una delle arterie principali della città che la manifestazione sta attraversando causando solo dei rallentamenti al traffico.
"A ottobre spumante per pochi e incertezza per tutti. Sei mesi di bugie", recitava uno striscione, mentre un altro diceva "Apparenza vincente sostanza carente", e poi ancora "No allo spopolamento. Ricostruzione agli aquilani".
Alcuni degli striscioni erano indirizzati al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi: "Progetto Case: uno su cinque ce la fa. Tu vivi nei reality noi nella realtà", oppure "Da 'nu clown solo new town''.
C'é stato anche qualche riferimento al giorno del compleanno di Berlusconi: "Berlusconi oggi è anche il compleanno mio. Fammi questo regalo: sparisci". Su questo punto i manifestanti chiedono il blocco dei licenziamenti, la zona franca nel cratere e un piano strategico della ricostruzione
I manifestanti hanno denunciato la mancata ripartenza dell'economia: ''Senza lavoro non si riparte'', recitava un altro striscione, hanno ribadito il loro no allo spopolamento e annunciato che vogliono ricostruire subito le loro case.
«Basta con le decisioni sbagliate», hanno detto i cittadini aderenti ai comitati. «Vogliamo essere attivi e protagonisti della ricostruzione del nostro futuro. Regione e Comune non possono decidere senza consultare i cittadini. Adesso veramente basta, serve partecipazione, da soli sbagliate troppo».




MA A POCHI CHILOMETRI GIOIA E LACRIME

E che la provincia dell'Aquila sia ormai spaccata lo ha dimostrato anche l'intensa gioia che alcuni aquilani hanno vissuto ieri a Bazzano e Cese di Preturo, proprio parallelamente alle proteste dei manifestanti.
Perché ritrovare un tetto, e per di più sicuro, dopo quasi 6 mesi in tenda o in albergo, per questi fortunati vale di più delle polemiche, dei distinguo e delle difficoltà di tutti i giorni che non sono certo cancellate con la consegna delle case.
A Bazzano in molti sono entrati negli alloggi prima dell'arrivo del premier. «Oggi è un giorno speciale, non credevo che si sarebbe riusciti a fare tutto questo», ha detto Arnaldo De Nuntiis, appena ha ricevuto le chiavi del suo nuovo appartamento. Arnaldo e la sua famiglia, la moglie Barbara e i figli, Andrea e Erica, sono uno dei tanti nuclei familiari che il terremoto ha gettato in mezzo ad una strada, e non solo perché hanno avuto la casa distrutta. Arnaldo, prima del 6 aprile, lavorava con una ditta che aveva l'appalto con il Comune, per i parcheggi, la moglie invece era operaia all'ufficio copie del tribunale. Oggi sono tutti e due in cassa integrazione e l'ultimo stipendio che hanno visto è quello di giugno. «Non tutti i problemi sono risolti», hanno ammesso, «appena tutti hanno avuto la casa - dice il capo famiglia - bisogna pensare al lavoro, che non c'é. E anche a creare qualcosa per i giovani, un luogo di svago, un posto per riunirsi e stare insieme».
E tra le persone felici ieri c'era anche il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente: «E' il sistema paese che ha vinto, da italiano sono orgoglioso», ha detto rivolgendosi al premier.
Nel corso del suo intervento, il primo cittadino aquilano ha ringraziato tutti coloro che hanno partecipato al progetto C.a.s.e, in particolare «gli operai, che hanno lavorato giorno e notte». Cialente ha paragonato la battaglia che si sta conducendo per la ricostruzione «ad una gara di ciclismo molto difficile, il Tour de France. Dobbiamo avere come tappa finale il ritorno a casa di tutti gli aquilani entro il mese di dicembre e poi avviare la ricostruzione».
Il primo cittadino dell'Aquila ha indicato come una «scelta molto intelligente» la realizzazione di case in legno in tutte le 63 frazioni che compongono il comune dell'Aquila.
«Questo vuol dire - ha aggiunto - che si ricostruirà L'Aquila partendo dal suo tessuto sociale preesistente».

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