Salini, il presidente emerito alla corte di Angelini. Chiodi: «che imbarazzo»

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA La notizia della nomina a dirigente del gruppo Angelini dell’ex presidente della Regione, Rocco Salini non è andata giù all’attuale Governatore.

Gianni Chiodi oggi parla addirittura di «imbarazzo istituzionale» e preferisce subito mettere le cose in chiaro: prendere le distanze e lanciare messaggi: della serie noi del Pdl non c'entriamo nulla.
Dopo la notizia della nomina, il consigliere di Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo aveva parlato di «film horror» e ipotizzato movimenti della politica dietro quell'incarico così prestigioso e arrivato come una doccia fredda.
Salini, decano della Dc e fedelissimo del Pdl, accettando quell'incarico non ha fatto fare una bella figura alla sua coalizione che da qualche tempo tenta di non aver nulla a che fare con Angelini e il suo gruppo, nonostante un recente passato fatto di amore corrisposto.
Oggi Chiodi, solitamente poco amante delle repliche e delle polemiche, però è intervenuto sulla questione e ha ammesso che la notizia lo ha sconvolto, e non poco.
«Sono molto sorpreso», ha detto il Governatore, «che Rocco Salini abbia accettato l'incarico offertogli dalla proprietà di un noto gruppo della sanità privata abruzzese».
Chiodi si dice anche «rammaricato» perché nonostante il senatore Salini non ricopra cariche, né istituzionali né in organismi di partito, «la sua scelta si presta ad una serie di valutazioni e di strumentalizzazioni trattandosi di un ex presidente di Regione che può fregiarsi, secondo la legge, della denominazione di presidente emerito della Giunta regionale d'Abruzzo».
«Oggi, tutta la nuova classe dirigente - ha aggiunto Chiodi - è fortemente impegnata a trasmettere uno stile politico fatto di sobrietà, legalità e responsabilità e lo sta facendo non solo nella "sostanza" ma anche nella forma. La scelta di Salini non aiuta questo percorso ma crea notevole imbarazzo istituzionale senza nulla togliere alla sua indiscussa professionalità nel settore di competenza».
Meno imbarazzato, invece, si mostra il senatore del Pdl, Filippo Piccone, secondo il quale sarà sufficiente che Salini non ricopra incarichi istituzionali e tutto andrà bene.
«E' chiaro», dice Piccone, «che nel momento in cui Salini assume una funzione così delicata non potrà essere investito di ruoli di responsabilità nell'ambito del PdL. Ma questa è una situazione che la sensibilità dello stesso Salini sarà sufficiente ad evitare».
Piccone non risparmia però critiche al centrosinistra che «con la sua cultura stalinista e autoritaria ritiene di poter dettare le scelte personali e sputare sentenze su rapporti di lavoro di natura privata. E' un atteggiamento intollerabile».
Adesso cosa farà Salini? Sarà fedele al centrodestra e rifiuterà quell'incarico? O andrà avanti per la sua nuova vita, ricominciata a 78 anni in una delle cliniche private più famose d'Italia?
18/09/2009 15.52