Si smontano le tende: «così io e mia moglie perderemo il lavoro»

Alessandro Biancardi

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Si smontano le tende: «così io e mia moglie perderemo il lavoro»
L'AQUILA. Va avanti tra proteste e disagi il piano di sfollamento delle tendopoli. Da giovedì scorso continua lo smantellamento del campo di Piazza d'Armi, il più grande e popoloso. ANCORA PROTESTE E SIT IN DEGLI STUDENTI
L'atmosfera è quella della smobilitazione totale: polvere che si alza ovunque, gente che parte con le valige e qualche oggetto personale. Saluti e promesse di sentirsi in futuro, perchè in una situazione come questa le amicizie si sono cementate.
Soprattutto per gli anziani questa novità, questi giorni così strani in cui vengono smontate le uniche certezze, sono come un nuovo terremoto.
E per molti la destinazione assegnata non va bene: c'è chi si dovrà allontanare dal posto di lavoro e chi dalla propria città. E si va avanti aspettando anche giorni primi di ricevere notizie sul proprio destino. Quando arriva il documento di notifica che assegna la nuova postazione c'è anche chi non firma e finisce che per qualche giorno si rimane appesi ad un filo.
Come la signora Pasqua, 78 anni. Lei e' ancora nella tenda 236: «Sono venuti e hanno smantellato tutte le tende intorno, ho ingoiato non si sa quanta polvere. Mi sento abbandonata. Oggi alle 2 hanno smontato i bagni di fronte. Ora per raggiungere gli altri devo fare 300 metri».
Alla signora giovedi' scorso avevano proposto di andare a Luco dei Marsi ma ha rifiutato di allontanarsi dalla citta'. Da allora non le e' stata assegnato ancora nessun'altra destinazione. «Casa mia e' classificata E sarei disposta a ritornare li' piuttosto che vivere tutto questo. Mi sento come se ci fosse stato un altro terremoto. Sono anziana ma pago le tasse e a Luco dei Marsi non ci vado neanche morta».
Alla compagna di tenda e' stato detto di andare all'hotel Canadian. La signora ha proposto se potevano andare insieme, anche in un letto matrimoniale ma «nessuna risposta».
Problemi anche per Gabriele Speranza, di professione imbianchino, che aveva chiesto la possibilità di non essere trasferito ad Assergi per la distanza con il posto di lavoro: «mi hanno spedito a Ovindoli. Cosa che renderà impossibile lavorare, per me e per mia moglie, che lavora in una farmacia presso l'ospedale dell'Aquila. E' questo il premio - ha aggiunto - per una donna che è stata tra le poche il 6 aprile a presentarsi sul posto di lavoro».
Poi ci sono gli sfollati che dal 6 aprile vivono all'Europa Park Hotel di Sulmona: loro chiedono maggiore attenzioni da parte delle istituzioni visto che «sono stati lasciati senza un aiuto, da soli e con i loro problemi».
«Nessuno in questi mesi si è degnato di farci visita per vedere in che condizioni stiamo», si lamenta il gruppo dei sulmonesi, «il sindaco non è mai venuto e tanto meno l'assessore di riferimento, evidentemente troppo impegnati nella loro attività politica, si sono dimenticati che 40 loro concittadini da cinque mesi aspettano di conoscere il loro destino e soprattutto quando potranno rientrare nella loro casa per ricominciare a vivere una vita normale».
Assieme ai 40 sulmonesi sono ospiti dell'hotel 20 aquilani che da stasera diventeranno 40, e altre famiglie provenienti da Raiano (L'Aquila) e Bussi sul Tirino (Pescara).
Con la riapertura delle scuole alle porte i problemi diventeranno ancora di più, visto che tra gli sfollati ci sono, al momento, 15 bambini che tutte le mattine dovranno andare a scuola.
Anche il gestore dell'hotel non è particolarmente contento, soprattutto con gli amministratori sulmonesi che non hanno mai versato un euro per pagare il costo dell'albergo per gli sfollati residenti nel capoluogo peligno.
«Stiamo andando avanti con grandi difficoltà, cercando di non farle ricadere su chi sta già soffrendo una situazione particolarmente difficile - spiega Luigi Monti - ma non possiamo non evidenziare che mentre i comuni di Bussi e Raiano stanno rispettando regolarmente i loro impegni, così come la protezione civile per gli sfollati aquilani, il Comune di Sulmona si è dimenticato che dal mese di aprile 40 persone hanno bisogno di assistenza e cibo tutti i giorni. Costi e problemi che fino ad oggi sono ricaduti esclusivamente sulle nostre spalle».

Intanto anche dall'Ospedale S.Salvatore arrivano richieste. «Servono posti letto sufficienti e servizi adeguati», hanno spiegato Sabrina Cicogna, direttore dell'Unità Operativa Complessa di Cardiologia e Vittorio Festuccia, direttore dell'Unità Operativa Complessa di Medicina Interna.
I due medici spiegano che «a cinque mesi dal terremoto non è soddisfatta nessuna delle due necessità, perché abbiamo pochi posti letto e servizi assolutamente non adeguati».
«Contrariamente alle notizie ottimistiche - proseguono in una nota i due medici - la realtà e ben diversa. Rispetto al Piano Sanitario Regionale - che prevede per la struttura aquilana una dotazione di 460 posti letto di cui 100 per la riabilitazione - al momento attuale sono operativi solo 167 posti letto e fino al 30 settembre si potranno ancora utilizzare gli 80 presi in fitto a Villa Letizia. Ma dopo, quale sarà il destino del S.Salvatore? Quale Ospedale troveranno i cittadini aquilani al ritorno in città con l'inizio dell'anno scolastico? Quale Ospedale troveranno gli studenti della Facoltà di Medicina come sede formativa per la loro futura professione?».

09/09/2009 9.08

ANCORA PROTESTE E SIT IN DEGLI STUDENTI

L'AQUILA. Giornata carica di tensione quella di oggi sia per gli studenti universitari che per gli sfollati che non hanno accettato la destinazione suggerita dalla Protezione Civile.
Gli studenti della facoltà di Lettere dell'università dell'Aquila, che conta oltre duemila iscritti, sono tornati a manifestare per chiedere di rincominciare l'anno accademico nella Scuola Reiss Romoli.
Questa mattina, nel cortile della scuola in occasione della seduta del senato accademico, l'Unione degli universitari (Udu) ha promosso un sit-in per rivendicare la necessità di spazi per le attività didattiche.
«Le soluzioni che stanno studiando - ha commentato il rappresentante degli studenti, Giancarlo Iezzi - non garantiscono una ripresa immediata delle lezioni. Prima di poter entrare nel capannone industriale di Bazzano o nella struttura del Tribunale dei Minorenni, così come ci è stato promesso, bisogna attendere almeno sei mesi per i lavori di adeguamento dei locali».
Gli studenti contestano, inoltre, le difficoltà logistiche e di collegamento con zone diverse dall'area di Coppito dove si trova la scuola Reiss Romoli insieme alle altre facoltà.
«Qui si possono intraprendere - ha concluso Iezzi - strategie comuni per tutti gli studenti».
Manifestazione e contestatori anche a Piazza D'Armi dove c'è la tendopoli che fino a qualche giorno fa ospitava il maggior numero di sfollati.
Adesso sono rimaste appena una cinquantina di famiglie che aspettano di sapere dove verranno trasferiti.
Con uno striscione " vergogna" i rappresentanti dei comitati cittadini, insieme ad alcuni esponenti locali di Rifondazione Comunista, hanno manifestato davanti l'ingresso della tendopoli proprio a sostegno di quegli sfollati che non hanno accettato la nuova destinazione.
Vengono contestati la distanza dei nuovi alloggi - tutti comunque nella provincia dell'Aquila - e la scelta di spostare molti anziani nelle aree di Avezzano e Sulmona.
Si sono registrati ulteriori momenti di tensione all'interno del campo dove ieri sera si è verificata un'ennesima rissa tra alcuni sfollati rimasti. Da questa mattina a presidiare c'è anche la polizia e l'esercito.
«E' ovvio – hanno spiegato dalla Protezione Civile - che esistono problemi di disponibilità in città e che si cerca di far rimanere all'Aquila le famiglie con i bambini per consentire la ripresa delle attività didattiche».
I volontari della Protezione Civile hanno comunque allestito una piccola area di una ventina di tende in cui possono restare per i prossimi giorni quegli sfollati che non hanno intenzione di lasciare il campo.
Non potranno però essere garantiti i servizi assistenziali di base come la mensa e le altre strutture comprese nel più grande campo cittadino.
«Ci dispiace - ha commentato Enza Blundo, del comitato 'Cittadini per cittadini' - che i diritti degli aquilani siano stati ancora una volta prevaricati, ci auguriamo che per queste persone che sono ancora all'interno possa essere individuata una soluzione alternativa».

09/09/2009 16.03