Inchiesta Ial Cisl: scandalo a metà, la politica resta fuori

Alessandro Biancardi

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L'INCHIESTA DIETRO LE QUINTE ABRUZZO. Tra i 21 indagati non figurano né politici, né amministratori né vertici del sindacato. Secondo la procura di Pescara dunque al momento non vi sono responsabilità superiori. Non è detto tuttavia che questa parte di inchiesta sia l’unica o che su questo versante si sia finito di indagare. * TUTTI I 21 INDAGATI  

Ma che amministratori sono quelli che vogliono farci credere di non essersi accorti di nulla quando proprio sotto il loro naso succedevano cose dell'altro mondo?
E' successo così per lo scandalo della sanità dove, per esempio, gli stessi componenti della giunta Del Turco non indagati non si sono accorti di nulla.
E' capitato per lo scandalo Fira e capiterà ancora centinaia di volte.
E' quello che è successo anche per lo scandalo dello Ial Cisl dove la procura è arrivata a dire che dentro le stanze della Regione si era istallata una vera e propria struttura alternativa, stile servizi segreti deviati, che operava con la compiacenza di uno stuolo di persone per succhiare risorse vitali.
Di tutto questo, però, nessun assessore al ramo negli ultimi decenni si è accorto di nulla, nessun dirigente o collega di quelli indagati aveva visto, di sicuro nessuno ha denunciato.
Che amministratori sono quelli che non vedono e non si accorgono?
E che sindacati sono quelli che per anni e anni non si sono accorti che un loro ente stava distruggendo la loro stessa credibilità a colpi di presunte ruberie e lasciando sul lastrico migliaia di persone che reclamavano soldi, mentre altri continuavano ad assicurare che i corsi erano seri… eppure quella formazione doveva servire a preparare lavoratori.
Corsi farsa, niente formazione e niente lavoro per tantissime persone.
Dalle prime rivelazioni dell'inchiesta, chiusa ieri dal pm Andrea Papalia, sembrerebbe sia mancato quello slancio che forse hanno avuto altre inchieste riuscendo a compiere solo metà del percorso, sempre ammettendo per ipotesi che la politica abbia un ruolo direttivo.
In tutta questa vicenda non sono nemmeno mancate voci di pressioni e di interessamenti al lavoro degli inquirenti.
Uno scandalo a metà, sembrerebbe, una inchiesta spuntata che lascia liberi gli intoccabili e crede negli amministratori distratti.
Per fortuna gli abruzzesi si stanno svegliando e stanno iniziando a conoscere un pò meglio la loro terra e i loro amministratori.



L'INCHIESTA DIETRO LE QUINTE

Quante cosa accadono nel segreto di una inchiesta.
Questa in particolar modo ha potuto contare su alcune persone che, grazie alla passione per il proprio lavoro o per esigenze di giustizia, hanno costituito un nucleo fondamentale che ha permesso di risolvere ogni ostacolo e abbattere una serie di barriere altissime che sembravano insormontabili.
In una regione sempre più aggredita dal silenzio omertoso delle clientele, dove le persone hanno paura di chissà quali ritorsioni “dei potenti”, è sempre più raro trovare persone che invece collaborino per l'emersione della verità e della giustizia.
Un osservatore particolare è Gabriele Altobelli, ex dipendente a tempo determinato dello Ial Cisl Abruzzo, uno dei tanti truffati che ha dato un apporto importante agli inquirenti e racconta la sua lotta.
«Per arrivare ad oggi ci sono voluti quasi tre anni», racconta a PrimaDaNoi.it Altobelli, «il ruolo dei media è stato fondamentale. PrimaDaNoi.it ha svolto un ruolo importantissimo in questa storia. Poi voglio ricordare Umberto Braccili del Tg3 Abruzzo che con la sua rubrica ha più volte scosso l'opinione pubblica e dato imput alle indagini. Anche Bernardo Iovene di Report che nella puntata "il sindacalista" ha portato il caso Ial oltre i confini dell'Abruzzo. “Mi manda Rai Tre” è stato, a parer mio, l'intervento meno incisivo, durato tre minuti e nei titoli di coda. Tra tutte l'associazione Codici merita di certo una menzione particolare. Per la carta stampata fondamentale ritengo l'intervento di Serena Giannico che, contemporaneamente con Pdn, ha per ben due volte ha portato il caso all'attenzione nazionale attraverso le pagine del Manifesto e che ha fatto da ponte con La Repubblica e Il Giornale».



Insomma un giornalismo di inchiesta che aiuta l'inchiesta giudiziaria ad emergere e farsi strada.
Altobelli poi ricorda molte altre persone con le quali ha avuto contatti frequentissimi in questi tre anni.
«Non saremmo mai arrivati ai 21 indagati senza il lavoro e la passione di quel giovane maresciallo della finanza», rivela Altobelli, «o del giovanissimo consulente commercialista chiamati a districarsi tra migliaia di fogli e di carte, interrogando e districando la matassa».
«Quando abbiamo iniziato a collaborare», dice Altobelli riferendosi al giovane commercialista chiamato dalla procura a svolgere il ruolo di consulente tecnico, «mi guardava come si guarda un film d'avventura, incollati alla sedia, senza perdere una battuta, anche se quel film sembrava fuori dalla realtà. Dissolte le diffidenze reciproche iniziali, in breve tempo siamo giunti a una collaborazione che ha portato ad un sequestro di documentazione molto importante. Questo ragazzo ha lavorato per due anni stupendomi... non avrei scommesso nulla su di lui. Oggi gli faccio le mie scuse. Sei stato bravo. Era un casino terribile. Bravo».
Per le tante persone che hanno perso il lavoro e sono state truffate o che hanno perso il Tfr ieri è stato un giorno di gioia e di speranza, di quella che riempie il cuore perché sembra di toccare quel senso di giustizia che spesso manca.
Ora però saranno gli uomini a fare il resto e la giustizia dovrà correre in fretta per chiarire e recuperare le somme che dovranno essere restituite agli aventi diritti.
«Io ho ancora abbastanza da fare», dice Altobelli, «mi aspetta una causa di lavoro ad ottobre e poi ho una caccia al tesoro che mi tiene impegnato da ormai tre anni... In palio c'è il famigerato "bandolo della matassa". Il là di tutta questa sporca vicenda. Tengo sotto osservazione chi per tutti questi anni ha permesso ciò ed obbediva ai politici di turno…»
Presto inizieranno almeno 15 cause di lavoro da parte dei dipendenti che hanno perso tutto.
Questa inchiesta però non ha saputo dare le risposte che alcuni attendevano, convinti che i veri responsabili sono altri e quei 21 sono solo i “manovali” ed i pesci piccoli.
Anche questa storia, dunque, finisce con tante domande, quelle di Gabriele Altobelli che non si arrende, di cui moltissimi conoscono le risposte.
«Tutte queste storie e altre ancora, hanno un filo conduttore... Chi ha permesso che tutto ciò accadesse? Chi faceva le nomine degli amministratori delegati dello Ial Cisl Abruzzo? Chi garantiva l'equità del collegio dei revisori dei conti dello Ial Cisl Abruzzo? Chi era preposto a tutto ciò e molto altro ancora, è sicuramente al mare, vista la stagione e di certo non si preoccupa di quanto accade, visto che la sua è una responsabilità “politica” per la quale la legge italiana non prevede pena. La storia non finisce qua».

24/07/2009 10.09

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TUTTI I 21 INDAGATI


Bruno Colombini, 64 anni di Alessandria
Francesco Gizzi, 48 anni di Pescara
Claudio Graziani, 54 anni di Teramo
Marco Michetti, 35 anni di Pescara
Michele Pomponio, 48 anni di Pescara
Riccardo Caricati, 42 anni di Montesilvano
Ottavio Panzone, 54 anni di Pescara
Antonio Barnabei, 44 anni di Giulianova
Renato Terrenzio, 62 anni, di Pescara
Moreno D'Anastasio, 46 anni di Cepagatti
Renato Rodomonti, 47 anni di Teramo
Francesco Tribuiani, 57 anni di Giulianova
Mario Tribuiani, 61 anni di Giulianova
Romolo Scaricamazza, 62 anni di Cellino Attanasio
Antonio Scaricamazza, 56 anni di Teramo
Francescopaolo Michetti, 62 anni di Pescara
Antonietta Profico, 50 anni di Campli
Vittorio Galante, 52 anni di Teramo
Gaetano Pedicone, 56 anni di Teramo
Enrico Passerini, 51 anni di Bomba
Giuseppe Venti, 62 anni di Pescara