Chiusa l’inchiesta sullo Ial Cisl:21 indagati e sequestri per il buco milionario

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. E’ stata chiusa ieri pomeriggio l’inchiesta sul buco milionario dell’ente di formazione che fa capo alla Cisl e che dopo lo scandalo ha dovuto chiudere i battenti. Sono 21 le persone indagate che dovranno rispondere di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, peculato, e di riciclaggio.
ABRUZZO. E' stata chiusa ieri pomeriggio l'inchiesta sul buco milionario dell'ente di formazione che fa capo alla Cisl e che dopo lo scandalo ha dovuto chiudere i battenti. Sono 21 le persone indagate che dovranno rispondere di associazione a delinquere finalizzata alla truffa, peculato, e di riciclaggio.

Le indagini hanno impegnato per circa due anni gli uomini del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Pescara, comandato dal tenente colonnello Mauro Odorisio, sotto il coordinamento del comandante provinciale colonnello Maurizio Favia e la direzione del sostituto procuratore Andrea Papalia.

I SEQUESTRI PREVENTIVI

Il giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro preventivo di beni di valore nei confronti dei 4 principali indagati.
A Francesco Gizzi, 48 anni di Pescara, ex amministratore delegato dello Ial, sono stati sequestrati 3 immobili a Pescara e Chieti e 1 Mercedes.
A Marco Michetti, 36 anni di Pescara, impiegato amministrativo dell'ente, sono stati sequestrati 4 immobili a Pescara e 1 Jeep Daimlerchrysler.
A Claudio Graziani, di 54 anni di Teramo già direttore della sede di Teramo dell'ente, e a sua moglie Antonietta Profico, sono stati sequestrati 2 immobili nel capoluogo teramano, 1 terreno in provincia di Teramo, 1 Volvo e 2 quadri d'autore oltre a disponibilità finanziarie rinvenute in diversi conti correnti presso istituti di credito ovvero presso società finanziarie.

Secondo l'accusa i soldi dei bilanci dell'ente di formazione sarebbero stati impiegati per fini non istituzionali e rintracciati dalla finanza nei patrimoni personali di molti indagati.
Un ruolo di spicco sarebbe stato giocato da Francesco Gizzi, amministratore delegato dal 2000 al 2005, e Bruno Colombini, amministratore delegato dell'ente fino al 2006.
Tra gli indagati c'è anche l'intero collegio dei revisori dei conti ed alcuni dirigenti regionali, tutti accusati di non aver vigilato e di non essersi accorti di quanto stava accadendo.
Nella lista figurano anche amministrativi, consulenti contabili, commercialisti, impiegati, fornitori vari e funzionari di banca che, a vario titolo, formando una vera e propria associazione a delinquere ed operando con una netta distinzioni di ruoli, avrebbero per l'accusa contribuito al dissesto finanziario dello Ial Cisl Abruzzo e Molise.

IN TOTALE 21 INDAGATI

Le indagini che coinvolgono in totale 21 indagati sono partite da un esposto presentato nell'estate del 2007 dal commissario straordinario dell'ente, con il quale si denunciava la grave situazione economica e finanziaria dell'ente di formazione, rilevando che «le attività di ispezione e di verifica interne svolte dagli stessi organismi interni, avevano consentito di accertare un grave dissesto finanziario e patrimoniale» che era stato quantificato in un importo superiore ai 10 milioni di euro.
Gli inquirenti hanno allora scandagliato tutta la movimentazione di denaro in entrata e in uscita dall'ente tra il 2000 ed il 2006 scoprendo così numerose condotte illecite.
Irregolarità commesse sia «nell'acquisizione al patrimonio dell'organismo di formazione di ingenti risorse finanziarie provenienti da finanziamenti regionali e comunitari destinati alle attività di formazione», sia «nella sistematica “distrazione” di tali risorse per finalità di arricchimento personale» da parte di coloro che, in quegli anni, hanno diretto e gestito l'ente di formazione.

UNA STRUTTURA FINANZIARIA ABUSIVA SI E' IMPADRONITA DELLA REGIONE ABRUZZO

Secondo la finanza si sarebbe trattato di un vero e proprio «gruppo criminale che ha ideato, realizzato, e sviluppato un sistema finanziario illegale».
Gli inquirenti parlano addirittura di «una struttura finanziaria abusiva, “imprenditorialmente” impiantata nella Regione Abruzzo con peculiarità originali e singolari, sostanzialmente “impadronitasi” dell'Ente, di cui sfruttare a proprio vantaggio le potenzialità, utilizzandole per evidenti illecite finalità di arricchimento personale».
Tale attività è stata posta in essere da una complessa struttura criminale, composta, nella sua compagine direttiva ed organizzativa secondo differenziati compiti e livelli di comando che, oltre ai vertici, prevedeva figure di factotum finanziari, coordinatori, destinatari di finanziamenti, consulenti, revisori ma anche soggetti inconsapevoli.

DAL 2000 AL 2006 SUCCHIATI 30MILIONI DI EURO

Si è accertato allora che negli anni dal 2000 al 2006, con «spregiudicate modalità fraudolente», il sodalizio criminale delinquenziale è riuscito ad ottenere l'accreditamento presso la Regione Abruzzo di numerosissimi progetti (soprattutto corsi) tanto da essere ammesso a finanziamenti pubblici per un importo complessivo pari a circa € 30mln.
Inoltre lo Ial è riuscito tuttavia a conseguire, concretamente, l'effettiva erogazione e liquidazione di somme provenienti da tali finanziamenti per un importo pari a circa € 24mln di cui circa 20 erogati dal bilancio nazionale e da quello comunitario.
In totale secondo le indagini sarebbero stati 454 i corsi organizzati e finanziati ma solo 206 sono stati conclusi e saldati a seguito di presentazione di rendiconti finali (con anomalie ammontanti a circa 600mila euro).
Per altri 208 corsi, pure conclusi ma non saldati, solo 95 sono stati rendicontati lasciandone fuori 113.
Di 40 progetti finanziati invece non si sa che fine abbiano fatto o meglio non sembra abbiano avuto una fine.
In altri termini, tutto era perfetto sulla carta dei bilanci ma nelle casse i soldi non c'erano più perché era sempre più frequente l'appropriazione indebita di cifre che poi venivano tamponate con registrazioni contabili fasulle.

LA TRUFFA: TANTE FATTURE, POCHE FORNITURE

In particolare la truffa veniva attuata attraverso la predisposizione di corsi di formazione nei confronti di allievi privi di requisiti anche anagrafici previsti dalla legge; la presenza di fornitori compiacenti alla duplicazione di contratti di noleggio e/o fornitura di materiale informatico e quindi alla predisposizione di una “sovrafatturazione” degli importi nella redazione dei relativi documenti di costo.
Ancora, i revisori contabili che, nel corso degli anni, hanno prestato la propria opera al fine di certificare la “genuinità” di tutti i rendiconti presentati alla Regione Abruzzo di fatto però certificavano quello che non poteva esserlo poiché mancavano le pezze d'appoggio.
Insomma una falsa certificazione reiterata negli anni.
Infine sarebbe stata certificata una sottrazione di risorse finanziarie dell'ente di formazione, da parte di singoli reali beneficiari per una cifra pari a circa € 5mln.

TUTTA LA VICENDA, DALLA SCOPERTA DI PRIMADANOI.IT ALL'INCHIESTA

Ad aprile del 2007 PrimaDaNoi.it si è occupato per la prima volta del caso, che sembrava una piccola questione burocratica. A quel tempo nessuno aveva mai parlato di alcun problema interno allo Ial Cisl ed anche noi abbiamo avuto molte difficoltà a muoverci in quello che sembrava un vero campo minato.
Un gruppo di studenti ci inviò una segnalazione lamentando ritardi nell'arrivo dei rimborsi. Malumori e contestazioni erano all'ordine del giorno e gli studenti premevano per riuscire ad ottenere quello che spettava loro.
Interpellato lo Ial assicurò che tutto si sarebbe risolto in «breve tempo».
Mai nessun accenno a problemi interni, tutto sembrava risolvibile nel giro di poche settimane.
Nello stesso tempo continuavano ad arrivare in redazione email analoghe, altri studenti e docenti che aspettavano da tempo i rimborsi.
Qualche settimana dopo il commissario straordinario disse che c'era «qualche problema» nei bilanci e si cominciò a parlare per la prima volta di buco milionario di 12 milioni di euro.
Avevamo in pratica scoperto quello che si diceva nei corridoi da tempo.
Qualche giorno dopo si fecero sentire anche i vertici nazionali che assicurarono una denuncia per i responsabili alla magistratura..
Da Roma, insomma, fecero capire che chi aveva sbagliato non sarebbe stato coperto.
Era luglio e la cifra del buco nelle casse dell'ente di formazione salì a dismisura: si parlò di almeno 35 milioni di debiti.

A settembre grazie ad una nuova inchiesta giornalistica PrimaDaNoi.it scoprì che lo scandalo era noto già da 10 anni ma la Regione non se ne era mai voluta accorgere, continuando ad erogare nel corso del tempo decine e decine di migliaia di euro, persi chissà dove.
A novembre 2007 la Regione, forse allarmata dai continui articoli, decise di sospendere temporaneamente l'accreditamento.
Ma fu solo un falso allarme, perché con il nuovo anno, e siamo al 2008, arrivarono ancora altri soldi..
A gennaio venne allo scoperto anche la procura di Pescara, con
il sequestro di una serie di documenti nella sede dello Ial di Pescara e da Roma continuarono ad arrivare prese di posizione molto dure.
A febbraio altre novità e Pdn scoprì che quello dello Ial Abruzzo non era un caso isolato: ce n'era uno molto simile, anche se di dimensioni ridotte, anche in Veneto.
Del caso se ne occupò anche la trasmissione televisiva "Mi Manda Rai 3"  (RIGUARDA IL VIDEO)  e la Cisl assicurò di voler conoscere quanto prima tutta la verità.
Lo scorso luglio la notizia che l'inchiesta stava per chiudersi ma continuavano a saltare fuori storie di docenti non pagati, addirittura nel 1990.

A gennaio 2009 l'affondo dell'associazione Codici che decide di costituirsi parte civile per mirare dunque al risarcimento dei danni per gli associati che nel corso dei mesi si sono rivolti loro per tentare di ottenere i rimborsi.
Il 22 luglio 2009 la chiusura dell'inchiesta.

23/07/2009 12.43