Non passa la moratoria Gelmini. Precari: «scuola abruzzese non è di serie B»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. La ricostruzione, lo sanno tutti, non è solo la materiale riedificazione degli edifici, ma ha bisogno anche di sgravi fiscali, aiuti economici e finanziari per poter riuscire nel suo intento.


Ed a tal proposito una delegazione del Comitato insegnanti precari Abruzzo ha consegnato, il 21 luglio scorso, una richiesta di moratoria di 3 anni sull'applicazione della riforma Gelmini, che come si sa ridurrà notevolmente il numero dei precari nella scuola.
La richiesta di moratoria, consegnata al presidente Chiodi ed al capogruppo Idv Carlo Costantini, fu presentata come risoluzione nel consiglio regionale ma fu bocciata con 17 voti contrari della maggioranza e 15 a favore.
Successivamente il Pdl ha presenato una sua risoluzione, votata con parere favorevole all'unanimità, che impegna il presidente Chiodi a chiedere al governo più risorse per la scuola abruzzese, senza prevedere però di rinviare la riforma Gelmini, come richiesto dagli insegnanti precari.
«Pur notando la disponibilità all'ascolto del presidente, siamo indignati in quanto la maggioranza ha mostrato più attenzione alle esigenze di cassa della politica governativa che a quelle dei 1108 insegnanti precari che a settembre perderanno il lavoro» denuncia Nevia di Poccio del Comitato insegnati precari.
«Gli insegnanti precari dell'aquilano meritano più rispetto, ed i precari delle altre province non possono fungere da ammortizzatore sociale per i colleghi titolari di cattedra colpiti dal terremoto. La moratoria – spiegano i precari - è l'unico mezzo per limitare i disagi che si verranno a creare ai lavoratori del mondo scolastico ed agli studenti abruzzesi»
I precari del Cip esortano il presidente Chiodi a tener conto che tale moratoria fu applicata in Umbria per il terremoto del 1997, ed a scongiurare i dubbi che la scuola abruzzese <s.t.