L’Abruzzo affossato dai ritardi della sanità: Fazio dixit

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. La Regione Abruzzo? Non esiste. Almeno stando alle parole del vice ministro alla sanità Ferruccio Fazio, durante l'audizione alla Commissione parlamentare sulle cause dei disavanzi regionali.


Dunque l'Abruzzo sempre più commissariato sulla Sanità e sempre meno presente ed autorevole nel dibattito sulla sanità in generale e quindi anche sul futuro dei piccoli ospedali.
Ha destato - ad esempio - molte perplessità, soprattutto nel centrodestra, il piano di riduzione a 8 degli ospedali con la chiusura dei piccoli presìdi ospedalieri.
Ma complice l'informazione distratta, poca eco hanno avuto le proteste di alcuni sindaci: vedi Nicola Cicchitti, sindaco di Atessa, che ha promesso le barricate in difesa del “suo” ospedale, vedi Pierluigi Natale, presidente del Comitato in difesa dell'ospedale di Casoli che parla apertamente della sanità regionale come «di un animale spremuto che dev'essere abbattuto poiché ormai non c'è più latte da mungere» e che contesta queste scelte politiche di ridurre l'assistenza sul territorio.
E mentre continua il balbettìo della politica su questi temi (il presidente Chiodi non ne parla, l'assessore Venturoni è stranamente assente dalle cronache, da Pescara i nuovi amministratori eletti al Comune e alla Provincia fanno sapere che gli ospedali pescaresi non chiuderanno, ma non dicono come si farà) nessuno dice apertamente che il vero interlocutore del Governo sulla sanità è il commissario Gino Redigolo e che la Regione non ha alcuna possibilità di farsi sentire.
Lo ha dimostrato il vice ministro Ferruccio Fazio, prossimo e annunciato ministro della Sanità al posto di Sacconi, che l'altro ieri (seduta del 21 luglio scorso) nell'audizione alla Commissione parlamentare ha dipinto ai parlamentari un quadro sconfortante dell'attuazione in Abruzzo del Piano di rientro dei debiti.
Secondo Fazio tutti i provvedimenti fin qui adottati non consentono una prognosi positiva per assicurare la tenuta del Piano, anche se sono in corso sforzi di ridurre il debito come la centralizzazione dell'acquisto dei beni e dei servizi su piattaforma Consip.
Per i non addetti ai lavori, questo significa lo stop a quella strana pratica per cui lo stesso strumento o farmaco o protesi costava 10 in una Asl, 15 in un'altra o addirittura 20 con ampi margini di discrezionalità.
Con il Centro unico di acquisto, se una siringa costa 5 centesimi, costerà 5 centesimi in tutto l'Abruzzo.
Ma ci sono molte criticità, ha continuato Fazio: «i ritardi negli accreditamenti degli ospedali, mancano i tetti di spesa e le tariffe del 2009 per la sanità privata, la spesa per il personale non è coerente con gli obiettivi del Piano di rientro dal debito di 187 milioni registrato alla fine del 2007».
Insomma una débacle su tutto il fronte, con le dichiarazioni del vice ministro che azzerano le speranze fatte balenare dal governo regionale sulla possibilità di intervenire sulla sanità regionale ormai in come per carenza di personale e non ancora redenta sul piano dei risparmi.
Tanto che qualcuno pensa ad un altro aumento dei ticket, come si fa con le bollette della luce o del gas che vengono aumentate per ripianare i deficit invece di intervenire sulle cause dell'aumento dei costi, tanto paga Pantalone.
Cioè saranno ancora una volta i cittadini utenti ad essere tartassati, mentre le lobby degli appalti continueranno a tenere in ostaggio la politica regionale ed i manager senza diminuire i loro profitti. E la sanità continuerà ad essere un bel capezzolo a cui appendersi.

Sebastiano Calella 23/07/2009 9.53

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