Inchiesta Del Turco, la svolta dei sequestri. Milia: «non faremo ricorso»

Alessandro Biancardi

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Inchiesta Del Turco, la svolta dei sequestri. Milia: «non faremo ricorso»
PESCARA. Secondo gli addetti ai lavori è il provvedimento che fa più male, quello che provoca conseguenze peggiori perché blocca i patrimoni e li rende ingestibili e non trasferibili. (nella foto i pm Bellelli e Di Florio) * IL PD ORA DIFENDE DEL TURCO: «PROVVEDIMENTI DUBBI» * COSTANTINI (IDV): «GRAVI E SBAGLIATE LE ACCUSE DEL PD ALLA PROCURA DI PESCARA»
I sequestri scattati ieri ordinati dalla procura di Pescara ai danni dei principali indagati di Sanitopoli sarebbero al momento la conferma che le prove ci sono e le accuse confermate dopo un anno.
Il gip, Maria Michela Di Fine, notoriamente un giudice implacabile ma molto cauto, ha disposto ieri il sequestro preventivo di beni appartenenti agli indagati della sanitopoli abruzzese per oltre 10 milioni di euro.
Tra questi, due appartamenti riconducibili a Ottaviano Del Turco, arrestato il 14 luglio 2008 insieme ad altri 9 indagati.
Un sequestro che non copre l'ammontare delle tangenti pagate dal patron di Villa Pini, Vincenzo Angelini, spiegano i giudici, che «può ritenersi inferiore al valore del profitto complessivo delle dazioni di denaro».
Dalle verifiche delle indagini, infatti, Angelini avrebbe versato al solo Del Turco una «somma di 5 milioni e 450 mila euro».
E sono due gli immobili sequestrati all'ex Governatore: a Roma, in via Crescenzio (appartamento di 7 stanze) e a Tresnuraghes (Oristano), entrambi acquistati nel 2006.

«PROPRIETA' COMPRATE CON I SOLDI DELLE TANGENTI»

I sequestri sono scattati dopo altre verifiche sulle proprietà ed i redditi degli indagati.
La Guardia di Finanza ha infatti potuto provare come i formali proprietari degli immobili (quelli cioè che figurano formalmente negli atti di trasferimento di proprietà) non potevano acquistare e disporre di importi pari al prezzo di acquisto.
Il gip scrive che «la proprietà delle unità immobiliari, pur formalmente intestate a Maria Christine D'Avanzo (la compagna di Del Turco), sono da ricondurre a Ottaviano Del Turco».
Secondo quanto scritto nel decreto di sequestro, gli accertamenti della Guardia di Finanza hanno rivelato che la D'Avanzo «non risultava titolare di redditi, risalendo l'ultima dichiarazione dei redditi presentata nell'anno 1997 per un reddito di lavoro dipendente pari a 7 mila euro».
«Gli accertamenti bancari disposti - spiega il gip - sia nei confronti della D'Avanzo che di Del Turco rilevavano come il pagamento della casa di via Crescenzio fosse stato interamente effettuato da Del Turco».
La Gdf ha identificato versamenti di Del Turco a favore della compagna sui conti nella stessa filiale di Collelongo (L'Aquila), e per coprire lo scoperto creato sul suo conto, l'ex governatore dismetteva «titoli e polizze assicurative» per un valore di oltre 260 milioni di euro, segno «di un diretto interesse del Del Turco che per l'occasione dismetteva titoli costituenti investimento a lungo termine».
Anche per la casa in Sardegna gli investigatori hanno ricostruito i vari passaggi dell'acquisto con 4 assegni circolari corrisposti dalla D'Avanzo, ma addebitati sul conto corrente di Del Turco, arrivando alla conclusione che «il pagamento dell'immobile era da riferire direttamente all'indagato Del Turco».
Interrogata al proposito dai pm di Pescara, la compagna di Del Turco si è avvalsa della facoltà di non rispondere.
In totale il valore dei due appartamenti ammonterebbe a 440mila euro.

LA FORTUNA DEL COLONNELLO

A Conga sono stati sequestrati sette appartamenti, uno a Chieti e sei a Pescara - dei quali tre intestati alla società Mara srl riconducibile allo stesso Conga - con relative pertinenze acquistati nel periodo che va dal 1996 al 2004, che risultano essere costati complessivamente oltre 714 mila euro.
Inoltre all'ex dirigente-colonnello Asl sono stati posti sotto sequestro due conti correnti con saldo contabile di 144 mila e 54 mila euro, un rapporto titoli - del quale non si conosce l'ammontare - una Porsche Cayenne intestata al marito della nipote, ma da ritenere di proprietà di Conga e la somma di 113 mila euro trovate in una valigetta al momento dell'arresto il 14 luglio 2008.
Anche in questo caso le indagini seguite agli arresti hanno potuto trovare prove tali da far determinare il giudice a disporre il sequestro dei beni che si ritengono acquistati con il provento del reato.
A Camillo Cesarone, ex capogruppo del Pd in consiglio regionale, sono state sequestrate una villa a Francavilla al Mare, pagata 233 mila euro - poi ristrutturata e valorizzata da un arredo di alta qualità - un'unità immobiliare a Chieti del valore di 150 mila euro, oltre a 19 orologi di varie marche pregiate, tra i quali cinque Rolex e un Cartier, del valore di oltre 30 mila.
A Quarta, l'ex braccio destro di Del Turco, è stata posta sotto sequestro la villa di Francavilla al Mare acquistata nel luglio 2007 per 380 mila euro e poi ristrutturata con una spesa di ulteriori 81 mila euro.

SEQUESTRI COME NUOVI ARRESTI

I sequestri sono tecnicamente misure cautelari reali il che corrispondono agli arresti per le persone. Questo significa che seppure dopo un anno «la montagna di prove» esiste ed è stata valutata sufficiente per disporre i sigilli.
Un provvedimento che potrà essere impugnato dalle parti interessate che di sicuro stanno già studiando il decreto per trovarne i punti deboli.
C'è da dire che Conga in questi mesi ha più volte chiesto il dissequestro della sua Porche e di altri beni ma il giudice si è sempre opposto.
Il Riesame potrebbe valutare diversamente la ricostruzione della finanza potendo di fatto annullare le disposizioni di ieri.
Nel frattempo non si può affermare che l'inchiesta è rimasta al palo o manchino prove.
Chi lo dice non conosce le carte (come potrebbe?) o è in malafede.
L'inchiesta non è finita anche se è ufficialmente agli sgoccioli. Rimane per ora il fatto che ad essere colpiti dalle misure cautelari sono gli uomini più vicini a Del Turco e non altri. Altri che pure hanno avuto un ruolo importante in tutta la brutta vicenda della sanità non sono stati toccati.
Angelini rimane ancora una volta fuori da ogni tipo di provvedimento.
Fonti della procura avevano motivato qualche giorno fa la mancanza di provvedimenti con la tutela per i lavoratori del gruppo che in caso di sequestri avrebbero potuto subire ripercussioni molto gravi.



MILIA: «NON PRESENTEREMO OPPOSIZIONE

PrimaDaNoi.it ha chiesto un commento sui sequestri all'avvocato di Del Turco Giuliano Milia.
«Si tratta di sequestri fisiologici», ha detto il legale, «che stanno nell'ordine delle cose. Salvo decisioni eccezionali non faremo ricorso perché per il momento ci sta bene così. Poi sarà il processo a stabilire che fine faranno questi beni».
Questa decisione indica già con precisione la strategia della difesa che a poche settimane dalla chiusura delle indagine preferisce non esporsi troppo.
La vera battaglia si giocherà senza dubbio nel corso del processo.

17/07/2009 9.18
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IL PD ORA DIFENDE DEL TURCO: «PROVVEDIMENTI DUBBI»

ABRUZZO. Sarà che il Partito democratico ha cambiato il suo vertice regionale, l'ex Luciano D'Alfonso è stato arrestato per tangenti, sarà che anche l'aria è cambiata, sta di fatto che il Pd da un paio di giorni ha preso a difendere a spada tratta il suo illustre esponente.
Eppure all'indomani degli arresti del 14 luglio 2008 lo stesso Del Turco aveva bastonato pesantemente il Partito Democratico perché non si era esposto a difenderlo nell'ora più buia.
Del Turco è arrivato persino a minacciare e a lanciar dichiarazioni di profondo amore per Berlusconi e a dire che non avrebbe votato per il candidato appoggiato dal Pd.
Insomma, pareva una rottura insanabile.
Evidentemente è cambiata la linea del partito con il suo nuovo segretario, Silvio Paolucci, e così nei giorni scorsi il Pd dell'Aquila in perfetto accordo con un deputato del Pdl (Cazzola, ex sindacalista Cgil e socialista poi confluito nel centrodestra) aveva detto che il caso Del Turco era in tutto simile a quello di Enzo Tortora: una arresto ingiusto di un uomo onesto.
Ieri ancora una volta dichiarazioni di fuoco contro la procura di Pescara nel merito dei provvedimenti che evidentemente Paolucci conosce molto bene, pur non potendo leggere le carte della indagine che sono ancora segrete.
«Ad un anno di distanza la procura avvia un sequestro di beni che poteva benissimo essere attuato il 14 luglio 2008», sostiene Paolucci, «è incredibile - osserva l'esponente politico - che Angelini, un corruttore per almeno qualcuno dei diversi capi d'imputazione, non sia riguardato da alcun provvedimento della procura nel mentre si rifiuta di pagare i propri dipendenti, lasciando alla fame 1600 famiglie abruzzesi, continuando a dare spettacolo a suo piacimento attorno ad una delle inchieste più famose d'Italia. La sproporzione dei provvedimenti cautelari (l'isolamento addirittura) per Del Turco, e l'assenza di provvedimenti assunti sulla vertenza Villa Pini, di cui torno a chiedere la revoca di ogni tipo di accreditamento, e' inaudita. I procuratori non sono una casta intoccabile del nostro paese. Quando svolgono male il loro lavoro si può dire. Infatti - conclude il segretario regionale del Pd - a tre anni dall'inizio della restaurazione politica (Montesilvano, Regione, Pescara) non ancora si è arrivati al vaglio del Gup».
Dichiarazioni forti che raccontano verità ma forse confondono le responsabilità: la lentezza dei procedimenti giudiziari è frutto anche delle decisioni prese dai governi negli ultimi 30 anni.
Per le eventuali omissioni ed errori dei magistrati vi sono poi tutti gli strumenti già predisposti dalle norme come ispezioni e segnalazioni al Csm che pure ci sono state a Pescara senza tuttavia muovere rilievi.
Vi è poi l'eclatante caso degli errori di notifiche che sono il vero problema del mancato inizio dei processi: gli ufficiali giudiziari dipendono dal tribunale (e non dalla procura), da anni sono oggetto di interrogazioni parlamentari e di solleciti per ripianare l'organico carente e fare luce sui gravi disservizi.
Nessuno però al ministero per ora ha mai preso provvedimenti.

17/07/2009 9.13

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COSTANTINI (IDV): «GRAVI E SBAGLIATE LE ACCUSE DEL PD ALLA PROCURA DI PESCARA»

«Le accuse lanciate dal Segretario Regionale del Partito Democratico alla Procura di Pescara sono gravi e sbagliate».
Interviene ancora una volta l'Idv con il suo capogruppo alla Regione, Carlo Costantini.
«Sono gravi», dice, «perché tradiscono ancora una volta l'incapacità del Pd abruzzese di mettersi in discussione, l'incapacità di riconoscere gli errori commessi, l'incapacità di separare l'analisi (necessaria e mai compiuta) sulle macroscopiche responsabilità politiche degli ultimi anni, dalle possibili evoluzioni delle inchieste giudiziarie in corso. Sono sbagliate perché, riproducendo lo stesso identico schema logico di Berlusconi, si interessano degli effetti e non delle cause».
«Se a Pescara mancano gli ufficiali giudiziari», aggiunge Costantini, «se per perfezionare una notifica occorrono mesi, se gli organici non vengono coperti, se in generale il sistema giudiziario è al collasso, chi è all'opposizione di Berlusconi nel Paese e in Abruzzo dovrebbe denunciarne le cause e proporre rimedi efficaci e non lamentarsi – come fanno quasi quotidianamente Cicchitto, Alfano o altri esponenti del PdL – degli effetti. Quando tra qualche mese anche le intercettazioni potrebbero non essere più disposte e le attività di indagine potrebbero diventare ancora più complesse e lunghe, si arriverà certamente a constatare un ulteriore peggioramento della situazione».
«In tutto ciò», conclude Costantini, «l'unica differenza che il cittadino riesce a cogliere tra il PdL e il PD è che mentre il PdL si lamenta da anni degli effetti, con l'obiettivo politico di determinare l'implosione del sistema giudiziario, il PD si lamenta degli effetti solo quando gli effetti colpiscono i loro dirigenti».

17/07/2009 17.07