Pd e Pdl concordi su Del Turco: «lui come Enzo Tortora»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Un parallelismo che ricorre in occasione dell’”anniversario” dell’arresto dell’ex presidente Ottaviano Del Turco. Poco originale, del resto, perché era stato proprio il novello Tortora a proporlo in differita nazionale in una intervista direttamente nel suo salotto.


Per Giuliano Cazzola, deputato del Pdl e Giulio Petrilli del Pd l'arresto eccellente ricorda tanto il caso di Enzo Tortora, arrestato il 17 giugno del 1983 ingiustamente dopo le dichiarazioni di un pentito.
Cazzola ieri ha ricordato nell'Aula della Camera la vicenda di Del Turco: «non essendosi ancora concluse le indagini nei suoi confronti - ha detto– l'ex presidente non è ancora in grado di difendersi nel processo e far valere così le proprie ragioni».
Cazzola, oggi nel Popolo delle Libertà, ex socialista, ex sindacalista della Cgil e grande amico di Del Turco ha espresso al suo ex compagno di avventura la sua personale solidarietà e ha voluto ripercorrere alcune fasi della vicenda che ha coinvolto l'allora Governatore, evidenziando come «nonostante la Procura di Pescara parlasse pubblicamente di 'prove schiaccianti', io sostenni che si trattava di un nuovo 'caso Tortora' e credo che i fatti mi stiano dando ragione. Nonostante le proroghe e le rogatorie internazionali, la Procura non è stata in grado di chiudere le indagini e di provare, ad un anno di distanza, quei fatti esposti allora con una sicurezza rivelatasi poi eccessiva».
Per contro, Cazzola nel suo intervento ha evidenziato come «il solo testimone di accusa è il Enzo Angelini, il patron della sanità abruzzese, in pratica colui che essendo il corruttore avrebbe dovuto essere perseguito dalla giustizia».
Lo stesso a pochi giorni dall'arresto di Del Turco aveva spronato i suoi colleghi di partito a esprimere maggiore solidarietà nei confronti dell'ex sindacalista arrestato e aveva denunciato una «indifferenza dignitosa» sulla questione da parte della classe politica.
Sulla stessa linea anche Giulio Petrilli, responsabile Pd della provincia dell'Aquila, dipartimento diritti e garanzie: «dopo un anno le prove accusatorie sono ferme alle dichiarazioni di Angelini, che le fa ad intermittenza ed orologeria come faceva il famoso pentito del caso Tortora: Gianni Melluso.
Solo dopo tanti anni e nel processo d'appello i giudici riconobbero la totale infondatezza delle accuse del Melluso “Gianni il bello” Enzo Tortora».
Perchè il parallelismo tra queste due storie? Petrilli lo spiega e sembra sposare in pieno la tesi del suo avversario politico Cazzola: «è evidente che anche nell'inchiesta Del Turco tutto verte sulle dichiarazioni del “pentito “ di turno. Non si sono attesi dei riscontri alle stesse, ma anche in questo caso come in quello di Tortora ci fu immediatamente il mandato di cattura e gli arresti, carcerazione preventiva in attesa di prove».
«Forse va rivista la legge sui pentiti, i mandati di cattura devono essere supportati obbligatoriamente da prove certe», continua Petrilli, «questa è la riflessione che mi sento di fare. La riforma della giustizia deve trattare questo aspetto che è imprescindibile per ripristinare criteri oggettivi e seri nelle indagini e nei provvedimenti susseguenti».
Dal canto suo la Procura di Pescara che sta indagando - con il pool composto dal procuratore capo Nicola Trifuoggi e dai pm Di Florio e Bellelli - non ha mai indietreggiato e ha chiarito più volte di aver proceduto non solo grazie alle rivelazioni di Angelini ma ad una serie di prove e riscontri documentali.
Entro settembre, hanno assicurato, ci sarà la chiusura delle indagini.
Il 2010 potrebbe essere quindi l'anno del maxi processo.

a.l. 15/07/2009 9.54

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