«Su Del Turco prove di corruzioni "storiche"»

Alessandro Biancardi

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«Su Del Turco prove di corruzioni "storiche"»
PESCARA. Bisognerà attendere probabilmente la fine di settembre per capire davvero se vi sia quella «montagna di prove» più volte evocata sia dal procuratore della Repubblica di Pescara, Nicola Trifuoggi, per rafforzare l’ipotesi accusatoria, sia dal principale indagato di Sanitopoli, Ottaviano Del Turco, per smontarla.

Sta di fatto che, sarà per la bravura degli inquirenti o per la loro fortuna nell'imbattersi in circostanze favorevoli, l'inchiesta ha avuto una accelerazione brusca ed improvvisa negli ultimi mesi, dopo una battuta di arresto ed un pantano probabilmente a cavallo tra il 2008 ed il 2009.
In quei mesi molte circostanze, forse troppe, probabilmente hanno disorientato gli inquirenti alla ricerca del tesoro perduto.
Troppe banche, troppi paradisi fiscali erano stati indicati come i custodi delle tangenti presunte.
Poi sono sopraggiunti nuovi elementi dalle banche interpellate.
Non si esclude, per esempio, che a smuovere il tutto siano state anche le rivelazioni dell'ex moglie dell'onorevole Sabatino Aracu che hanno nuovamente messo con le spalle al muro l'imprenditore della sanità, Vincenzo Angelini, che così ha cominciato nuovamente a parlare di altre tangenti dimenticate o rimosse fino a quel momento.
E gli inquirenti lo hanno ascoltato innumerevoli volte per farsi raccontare qualche dettaglio, qualche data, qualche circostanza precisa per meglio ricostruire un periodo storico o motivazioni che potevano giustificare nuove dazioni e nuove tangenti.
E' vero, dunque, che nella inchiesta vi sono nuovi indagati anche se non si confermano né il numero né l'orientamento politico.
Non sarebbe vera infatti la circostanza che i 5 nuovi indagati sarebbero politici di centrodestra.
Si tratterebbe, invece, di persone che probabilmente non hanno un ruolo politico ma potrebbe trattarsi di persone estranee o con ruoli tecnici, insomma «nessun politico di centrodestra».
Il che riporta un certo mistero sulle carte in possesso della procura che tuttavia conferma tutte le accuse dello scorso 14 luglio 2008, il rafforzamento di alcune prove a carico di alcuni indagati, l'emersione di nuove circostanze. Insomma tutto confermato, anzi di più.
E' ormai notorio che molto si sta muovendo anche intorno all'onorevole del Pdl, Sabatino Aracu, in difficoltà con il suo stesso partito. Diversi riscontri sarebbero stati raccolti anche delle indagini bancarie avviate diversi mesi fa.
L'attenzione si sarebbe focalizzata su alcune società, alcune commesse sospette e paradisi fiscali dove si troverebbero le sedi di altre società che comunque farebbero capo ad Aracu.
Un intreccio di interessi ed amicizie che potrebbero allargarsi ed aprire nuovi orizzonti fatti di appalti teleguidati e favori o presunte tangenti.
Ma questa sarebbe tutta un'altra storia perché su questi aspetti, per ragioni di opportunità, la procura deciderà per uno stralcio che andrà a confluire in una inchiesta a sé stante per poter essere trattata separatamente da quella di Sanitopoli già ponderosa.

TANGENTI IN PERIODI REMOTI

Tra i nuovi elementi finiti sul tavolo dei pm Trifuoggi, Bellelli, Di Florio, anche alcune prove giudicate forti circa presunte tangenti ricevute dall'ex presidente Ottaviano Del Turco in tempi storici, ormai remoti, che per l'accusa proverebbero la “natura predatoria” dell'onorevole già ministro e parlamentare europeo.
Insomma non solo Angelini.
Prove o indizi che racconterebbero di un Del Turco socialista ben disposto a ricevere regalie ingenti per orientare il suo operato di amministratore.
Eventi che potrebbero finire negli atti di questo processo del terzo millennio ma riferirsi a fatti vecchi ed ormai prescritti magari per meglio inquadrare il carattere dell'indagato.
Ma la verità è che gli inquirenti in queste settimane stanno approfondendo altri campi ed altre ipotesi investigative mentre avrebbero già assicurato le prove su Del Turco ed il suo gruppo.

Dei soldi e del tesoro è stata trovata solo la prova della loro sparizione anche perché sono molteplici i metodi per reinvestire con sicurezza somme anche ingentissime se ci si affida a beni mobili non registrati dall'alto valore di mercato.
Con gli ultimi colpi assestati, dalla procura si dicono ulteriormente sicuri di aver racimolato prove sufficienti per superare un processo che comunque potrebbe essere molto ostico.
Di sicuro molto lontano.
E nonostante l'inchiesta e le “verità” emerse non migliora la situazione dei 1500 dipendenti di Villa Pini che dovrebbero ricevere nei prossimi giorni parte degli stipendi arretrati.

Una situazione delicata e strumentalizzata dal gruppo Angelini che ha sempre chiuso i rubinetti nei confronti dei dipendenti in maniera proporzionale ai mancati pagamenti della Regione per le cure mediche svolte in convenzione.
Una situazione che avrebbe impedito alla stessa procura di poter pensare a strumenti persuasivi più incisivi nei confronti del titolare della clinica Villa Pini.
Fin dall'inizio della inchiesta, infatti, la procura di Pescara si sarebbe posto il problema di un sequestro delle quote di Angelini, una misura cautelare reale che sarebbe stata la conseguenza della truffa operata ai danni del sistema sanitario regionale per circa 33 milioni di euro.
Una misura del genere tuttavia avrebbe pesato soltanto sui lavoratori che sarebbero stati licenziati o parte di una azienda non più in grado di stipulare contratti con la pubblica amministrazione e dunque destinata al fallimento.
Per queste ragioni la procura non ha mai chiesto sequestri ma solo gli arresti domiciliari per Angelini, poi non concessi dal gip, Maria Michela Di Fine.
Anche quelli avrebbero potuto aiutare la memoria.


a.b. 14/07/2009 15.40