Così iniziò l’avventura dei Giochi del Mediterraneo Pescara 2009

Alessandro Biancardi

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Così iniziò l’avventura dei Giochi del Mediterraneo Pescara 2009
APPROFONDIMENTO ABRUZZO. «Caro sindaco, il Coni ci ha informato che si può presentare la candidatura per i Giochi del Mediterraneo del 2009: siete interessati?»: nell'aprile 2001 così scriveva Ermanno Morelli, delegato regionale Coni, a Carlo Pace, primo cittadino di Pescara.
LA GIUNTA DI CARLO PACE SPOSA L'IDEA DEI GIOCHI DEL MEDITERRANEO

«Caro Assessore, ti allego la convocazione del presidente Coni Gianni Petrucci. Và a vedere di che si tratta».
Pressato da altri impegni, Tonino Grosso, allora assessore allo sport, delegò l'architetto Alfredo D'Ercole, direttore dell'area tecnica del Comune, a partecipare alla riunione del Coni a Roma: si doveva parlare delle possibili candidature come sede per i Giochi del Mediterraneo.
Nasce così quasi per caso, tra l'aprile ed il luglio 2001, l'avventura che portò Pescara alla vittoria di Almeria, quando batté l'agguerrita concorrenza della Grecia e della Croazia (con Patrasso e Rijeka) e oggi all'apertura di questa manifestazione.
Otto anni di preparazione, di scontri, di polemiche per un evento che è andato crescendo di importanza, anche modificando in parte la sua natura: da manifestazione sportiva come occasione e volàno di sviluppo territoriale, i Giochi sono diventati evento sportivo tout court, vetrina internazionale dell'Italia per i 23 Paesi del Mediterraneo che partecipano e non solo.




PESCARA 2009: DAL TERRITORIO ALLO SPORT E DI NUOVO EVENTO SOCIO-CULTURALE

Eppure Pescara 2009, a dispetto di chi pensa che sia una manifestazione sportiva, non è solo questo: dopo i tanti sforzi per salvare l'evento (pochi all'inizio ci credevano), è stato il terremoto dell'Aquila a far tornare in primo piano il vero significato e l'anima delle gare degli atleti e dello sforzo di quell'Abruzzo che ha reso possibile questo appuntamento.
Per uno di quegli incredibili scherzi della storia che si prende le sue rivincite, proprio dall'Aquila – che era stata l'ultima città a presentare la documentazione per ospitare gli incontri di calcio - partirà infatti il via dei Giochi, quasi a sottolineare che lo sport ha un significato se dietro alla performance c'è un'anima e un po' di memoria.
E se l'organizzazione ha le sue radici nella storia di un territorio e nella sua capacità di rivincita.
Le polemiche feroci e i ritardi organizzativi? La nomina risolutiva del Commissario Mario Pescante?
Tutto alle spalle: per fortuna oggi si parla di nuovo del valore culturale, economico-sociale e politico di una scelta che con il senno di poi appare illuminata e che fu merito di un ristretto gruppo di “visionari” che vivevano la politica soprattutto come progetto di sviluppo pubblico.

COME NASCE LA CANDIDATURA: PROGETTI E SPERANZE DI SVILUPPO DI CARLO PACE

«Sì. E' vero: a dare il via a tutto fu la lettera di Morelli – racconta Carlo Pace – però pochi sanno che in qualche modo io e lui l'avevamo concordata, proprio per avere la possibilità di partire come amministrazione comunale».
Da dove era nata l'idea di questa manifestazione internazionale?
«Il mio progetto di sindaco era puntare allo sviluppo di Pescara. Nel 2010 ci sarebbe stato il mercato libero del Mediterraneo, eravamo nel 2001, ma quale occasione migliore dei Giochi per lanciare Pescara? Io partivo da una riflessione semplice – ricorda Pace – Ancona, come tutti sanno, era ed è più avanti di noi in tanti settori: pensiamo alle Ferrovie, alla Capitaneria di porto e così via, pur avendo meno abitanti. Perché non provare anche noi a dare un ruolo più importante a Pescara? Questa fu la molla che ci spinse a contattare i nostri rappresentanti politici romani, come Mario Pescante che già allora si mostrò interessato e come Sabatino Aracu, che poi però si dimenticò di noi».
Ebbe altri aiuti qui in Abruzzo?
«No. Siamo stati soli. Il mio omonimo presidente della Regione è stato sempre freddo sui Giochi e non so perché – aggiunge il sindaco di allora – basti pensare che nei suoi anni di governo Giovanni Pace non ha mai messo piede ufficialmente a Pescara, se non per i consigli regionali ospitati in Comune».
La Giunta (c'erano Tonino Grosso, Italo Mileti, Carlo Masci, Lucio Candeloro, Licio Di Biase ndr) seguì compatta il sindaco, ma anche l'opposizione di allora collaborò e la delibera per la candidatura di Pescara fu votata all'unanimità:«Sì. C'era un altro clima politico e certe mediazioni riuscivano – ricorda Pace – però debbo aggiungere a questa pattuglia anche un grande pescarese di adozione: Manuel Estiarte, il cui voto al Cio fu importantissimo, ma che mi pare sia stato dimenticato. Poi ci sono i tecnici del Comune, come Alfredo D'Ercole, che produssero una mole impressionante di materiale, dalle foto ai video alle statistiche a tutto quello che ancora oggi viene utilizzato e che fu decisivo per vincere la battaglia della designazione. Pensi che i testi dovevano essere tradotti in 5 lingue, arabo compreso. Facemmo anche quello».

CARLO PACE EMARGINATO DA ARACU E OSCURATO DA D'ALFONSO

Il momento più difficile?
«Ottenere la candidatura in Italia. Fatto quello, il resto mi sembrò più semplice».
E del successo di Almeria cosa ricorda?
«Nulla, perché non c'ero. Aracu mi ha tenuto fuori, D'Alfonso che era stato appena eletto mi ha cancellato completamente e si è appropriato del progetto. Debbo confessare che all'epoca ho sofferto a vedere questa mia creatura in mano ad altri – conclude l'ex sindaco – ma poi ho tirato un sospiro di sollievo a considerare che fine hanno fatto tutti quelli che sono nella foto di Almeria».
Come vive oggi Pescara 2009?
«Sono appena tornato in aereo – conclude Carlo Pace - e a Fiumicino ho visto i cartelloni pubblicitari della manifestazione, così come le hostess che ricevevano gli ospiti per i Giochi. Non nascondo che mi ha fatto molto piacere. Pescante ha lavorato bene, speriamo sia un successo».
Perché vi hanno dimenticato?
«La vita politica è fatta così, la gratitudine è un valore quasi sconosciuto. Io però ricordo sempre una frase di Addadì, il responsabile internazionale dei Giochi: Pescara ha vinto per la qualità del progetto e per la volontà di andare avanti mostrata dall'Amministrazione comunale. Mi sembra un bel complimento. E la storia non si cancella».


LE TAPPE DI AVVICINAMENTO AI GIOCHI DEL MEDITERRANEO

«Andai a Roma su delega dell'assessore Grosso senza nemmeno aver letto la lettera di convocazione del Coni – ricorda l'architetto Alfredo D'Ercole, che il sindaco Pace indica come braccio operativo di questa intuizione dei Giochi – mi ritrovai da solo nel salone d'onore del Coni, seduto su una delle 6 poltrone preparate per Pescara. Le delegazioni delle altre città interessate erano al completo. Ci spiegarono cos'erano i Giochi e ci consegnarono il materiale per preparare un dossier di presentazione della città. Ci sottolinearono anche che i soldi per la manifestazione non dovevano essere pubblici».
Nasce da qui la storia dimenticata di quegli uomini che inventarono i Giochi e che oggi – ci risulta - non sono stati nemmeno invitati alla cerimonia di apertura, pur essendo stati protagonisti non secondari di questa avventura.
Tornato da Roma a Pescara, l'architetto relazionò al sindaco Pace e poi alla Giunta, che da subito furono d'accordo a tentare di ottenere la candidatura: partirono riunioni e incontri per preparare il dossier da presentare entro l'ottobre successivo, ma soprattutto si cercò la chiave per vincere la concorrenza.
«Immaginammo che tutte le altre città avrebbero puntato sullo sport – continua l'architetto D'Ercole – li dovevamo battere partendo da un'altra strada. Parlai con il sindaco del 2010, l'anno del libero scambio nel Mediterraneo, c'era in corso Tunisi 2001, la quattordicesima edizione dei Giochi, quella dopo Bari 1997, capimmo che era necessario cercare consensi oltre Pescara. Venne così l'idea che potevano essere i Giochi di tutto il territorio e non solo della città che li ospitava: c'era l'obbligo di avere le gare all'interno di un'isocrona di 30 minuti, cioè una linea immaginaria che indicava le località che potevano ospitare le gare entro trenta minuti da Pescara. In pratica abbracciava tutte le 4 province, coinvolgendo comuni piccoli e grandi. Questa è stata la molla che ha fatto scattare l'adesione dei sindaci facendo diventare i Giochi evento abruzzese. Dopo Pace e Morelli si avvicinarono anche l'on.le Sabatino Aracu, che era anche figura importante del Coni, e l'assessore regionale allo sport Vincenzo Palmerio: ricordo che fu lui a proporre il lago di Bomba come sede per il canottaggio».


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LA PRIMA VITTORIA DI PESCARA AL CONI

E a ottobre 2001 di nuovo a Roma, al Coni. Si presentarono 12 città: Catania, Cagliari, Genova, Latina, Messina, Napoli, Palermo, Pescara, Pisa, Rimini, Trieste e Venezia. Dopo il vaglio tecnico da parte di una commissione Coni, rimasero 6 città e si passò alle votazioni.
«Il progetto di Napoli al Coni», racconta ancora D'Ercole, «era accreditato come il più bello e quando si votò man mano uscirono dalla competizione Genova, Venezia, Rimini, Catania. Io mi accorsi che mentre i voti di Napoli erano sempre gli stessi, Pescara cresceva e alla fine vinse. La scelta del Coni significava solo che adesso si doveva andare al confronto internazionale, tra le nazioni che aspiravano ad ospitare la manifestazione. Quindi un altro dossier di presentazione, con la risposta ad un questionario di candidatura preciso, dalla temperatura dell'acqua, ai trasporti, alla sicurezza, agli impianti. Insomma si doveva perfezionare l'idea iniziale e formulare entro luglio 2002 la richiesta al CIJM, il comitato internazionale dei Giochi del Mediterraneo che finalmente accetta la candidatura di Pescara».

I SOPRALLUOGHI PER VERIFICARE LA CANDIDATURA DI PESCARA A SEDE DEI GIOCHI

Partono così i sopralluoghi per verificare le proposte dei vari dossier di presentazione: «E' stato un momento che ricordo con piacere – racconta D'Ercole – perché ci fu la massima collaborazione di tutti. Un elicottero dei Carabinieri portò la delegazione da Pescara a Bomba a Chieti, insomma sulle zone che avrebbero ospitato i Giochi. A terra i Vigili urbani agli incroci davano la precedenza al pulmino dell'organizzazione sia fino all'Hotel Berti di Montesilvano sia il giorno dopo, in visita agli impianti. Poi il colpo di teatro finale: l'ospitalità al Golf di Miglianico, merito dell'allora sindaco Nicola Mincone. Ricordo quasi come un film l'elicottero a volo radente sul campo, quasi come in Apocalypse Nown di Coppola: ma era una battaglia che stavamo vincendo».
La delegazione in visita ripartì soddisfatta e finalmente il Comitato promotore (Pace, Aracu, D'Ercole e Enrico Caporale) presentò la candidatura ad Almeria.

LA VITTORIA DI ALMERIA

«Del batticuore per la votazione finale che decise la candidatura di Pescara sono piene le cronache – continua D'Ercole – battemmo prima Rijeka e Patrasso e partì l'avventura dei Giochi abruzzesi 2009. Un risultato storico che fu merito anche di altri che voglio ricordare, scusandomi se dimenticherò qualcuno: Ligia Di Giulio, infaticabile collaboratrice, il prof. Lucio Zazzara a cui va ascritta la prima idea del Villaggio Atleti a Pescara, l'Ance (tra l'altro i costruttori ci aiutarono anche economicamente) e Tullio Paratore del Coni. Insomma un gioco di squadra svolto con l'entusiasmo di chi crede in un progetto senza calcoli politici di nessun tipo e che sente dietro di sé il consenso e la partecipazione del territorio. La differenza che noto tra allora ed il clima di oggi è proprio questa: adesso i Giochi sono soprattutto sport e se ne parla in modo asettico. Allora c'erano riunioni con i sindaci, presentazioni nei Comuni, amministratori che volevano entrare, partecipare, utilizzare Pescara 2009 come trampolino di lancio del territorio. Questo è il marketing territoriale che ha dato l'impulso a tutto – conclude D'Ercole - ci siamo pure noi, dissero questi sindaci ed i Giochi divennero un fatto abruzzese».



ALMERIA, FINISCE UN PROGETTO E NE COMINCIA UN ALTRO

Ma la vittoria di Almeria fu anche l'inizio della fine di questo progetto “illuminato”. Subito dopo, anche per il cambio politico nell'amministrazione di Pescara e alla Regione, i “padri fondatori” furono messi da parte (rimase solo l'on.le Aracu), il progetto si allontanò dalla logica di quei pochi che ci credevano e se ne appropriarono altri. Da progetto di crescita della città e del territorio, virò sempre più verso l'evento esclusivamente sportivo pubblico. I capitali privati non si fecero più vivi ed arrivò il sostegno pubblico dalla Regione e dal Governo. Un'operazione che ha destato appetiti e generato tanti scontri da mettere a rischio finanche la realizzazione dei Giochi. Ma questa è cronaca recente, a tutti nota e sulla quale serve tornare solo perché dimostra che quando un evento perde la memoria rischia di essere vanificato.



UN'OCCASIONE PERSA E POI RECUPERATA IN EXTREMIS DAL CONI

Bene ha fatto perciò il Coni a prendere in mano la gestione dei Giochi: non poteva far brutta figura e quindi ha puntato solo sullo sport, sicuro di riuscire a realizzare con Mario Pescante un evento memorabile anche per l'Abruzzo.
E il Comitato promotore? Scomparso e dimenticato.
E la passione per far sviluppare il territorio?
Tutto annegato nei finanziamenti pubblici e negli interessi privati di chi ha saputo trasformare Pescara 2009 in un affare interessante.
Insomma una mezza occasione sprecata, a causa dei campanilismi ricorrenti e riemergenti.
Qualcuno pensa che si poteva ragionare in termini di area metropolitana e, ad esempio, invece di ristrutturare lo Stadio Adriatico, si poteva costruire un nuovo impianto tra Chieti e Pescara. Così per il Villaggio degli atleti o per lo strumento urbanistico utilizzato per buona parte delle realizzazioni, il Prusst: Progetto di recupero urbano per lo sviluppo sostenibile del territorio. Forse non è stato così. Ma a pochi giorni dai Giochi non è tempo di recriminazioni: Pescara e l'Abruzzo ringraziano tutti, dagli ultimi protagonisti ai promotori di otto anni fa. Senza dimenticare nessuno.

Sebastiano Calella 22/06/2009 9.56