Concorsi pubblici: farsa ai danni della meritocrazia. E chi controlla non sa

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Come tutti gli scandali abruzzesi -e ce n’è sempre per tutti i (dis)gusti- anche quello sui presunti concorsi “aggiustati”, deviati, sistemati in extremis, falsati ed eterodiretti, che ha portato all’arresto del dirigente Antonio Iovino, non sembra aver prodotto enormi conseguenze.
Il cancro che si annida nelle amministrazioni, però, investe tutti i cittadini e quelle persone che magari hanno speso vita e soldi per studiare e che si vedono scavalcati da persone senza scrupoli e maldestri. Magari anche senza preparazione e per di più con scarsa “propensione” al lavoro…
Dall'inchiesta pescarese sui concorsi pilotati tuttavia i fatti eclatanti che emergono sono forse proprio quelli non sanzionati penalmente e, dunque, non riportati nella misura cautelare.
Una immensa “zona grigia” composta di una infinità di fatti, vicende, circostanze e frasi per i quali non si è potuti procedere con l'incriminazione penale per il semplice fatto che non sono state trovate sufficienti prove.
Anzi dall'enorme controllo del territorio (intercettazioni ambientali e telefoniche, sequestri di documenti) gli investigatori della Digos, coordinati dal comandante Claudio Mastromattei, sono riusciti a sapere che numerosi concorsi sarebbero stati sabotati e truccati: se ne parlava al telefono, c'erano indicazioni precise su chi dovesse andare questa o quella selezione, si facevano anche nomi o magari si discettava sul metodo da utilizzare (tra i tanti a loro disposizione–dei veri geni-) per raggiungere il risultato e truccare le carte a tal punto da farle sembrare perfette.
A nulla sono valse le segnalazioni e le denunce di quei giorni a pochi mesi dalle elezioni su concorsi che già allora vennero bollati come “elettorali” e sui quali si concentrò un fuoco di fila di polemiche e proteste.
Mentre tutto questo accadeva gli inquirenti ascoltavano, sapevano.
In alcuni casi pare siano stati costretti ad intervenire chirurgicamente con sequestri di documenti per fermare selezioni già assegnate. Ma non sempre è andata bene.
Poi nelle ultime settimane ci sarebbe stata una accelerazione nelle indagini e la decisione del pm, Gennaro Varone, avallata dal gip, Guido Campli, di intervenire per decapitare l'ideatore del sistema: Iovino.
«Abbiamo la certezza di sistematici tentativi di aggiustare tantissimi concorsi… il tentativo c'è sempre», conferma uno degli uomini che ha lavorato all'inchiesta, una triste realtà di cui già si sospettava poiché sono sempre più insistenti le voci dei vincitori annunciati o delle polemiche.
Ora però -oltre le voci- c'è la conferma che questo realmente accade.
Ce lo dice chi ha indagato.
Ma la cosa forse peggiore e che queste distorsioni delle regole, della morale, della società non trovano e non troveranno sanzioni.
Certo il principale indagato è agli arresti domiciliari ma per gli altri nove non c'è grande attenzione. Nemmeno da parte dell'amministrazione pubblica di riferimento (la Regione) che avrebbe dovuto controllare prima che simili cose non accadessero.
Ed ora che sono disvelate dovrebbe prendere seri provvedimenti nei confronti di chi ha «sistematicamente calpestato le norme» e trovato geniali escamotage ma sempre per beffarsi della legge.
La reazione generalizzata è che si sia scoperto solo un granello mentre la “spiaggia” sarebbe amplissima…
Eppure al momento non si ha notizia di provvedimenti esemplari a carico di chi è indagato ed inguaiato.
Così chi è stato furbo consolida la sua posizione conquistata fraudolentemente e rimane insediato grazie al santo in paradiso.
Ma chi doveva controllare su questo verminaio?
Perché, nonostante il malumore aumenti sempre più, non c'è mai nessuno pronto a denunciare, se non trincerandosi dietro anonimi che spesso non aiutano gli inquirenti?
E di tutto questo la politica non si è accorta di nulla?
L'ex assessore Giovanni D'Amico, quello graziato dall'inchiesta sulla Sanità perché non si era accorto, non si è fatto scrupoli –secondo quanto è emerso- di chiedere al suo dirigente di far passare il figlio della persona che gli rendeva un favore.
Cose normali evidentemente che non scandalizzano più nessuno, tanto lo fanno tutti...
Ma ora che si fa? La giunta Chiodi salterà sulle poltrone ogni qualvolta ci sarà un concorso chiacchierato o farà finta di nulla?
Intanto le indagini vanno avanti per verificare la regolarità di una serie di altre selezioni.
Si sono invece perse le tracce delle indagini aquilane, che pure erano state aperte e che erano state sollecitate più volte da una serie di esposti.

19/06/2009 9.56