Concorsi pilotati. "Sistema Iovino": il giocattolo del dirigente perfetto

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Un dirigente quasi perfetto, che in ogni occasione aveva la soluzione giusta per sistemare amici e parenti. Gli inquirenti hanno delineato con precisione quello che viene definito “il sistema Iovino”.
A capo di questo, proprio il dirigente del servizio organizzazione e sviluppo delle risorse umane della Regione Abruzzo, arrestato ieri e che sarà ascoltato dal gip Guido Campli lunedì prossimo.
Tra i reati contestati quelli di falsità, abuso d'ufficio, truffa ai danni di ente pubblico, falsità materiale, soppressione di atti veri, rivelazione di segreti di ufficio.
E ieri mattina, quando alle 10 la Digos lo ha arrestato lui si è mostrato tranquillo.
Per gli inquirenti sono stati raccolti «numerosi elementi probatori» che dimostrano come l'uomo si attivava, a volte anche fuori tempo, per risolvere i “problemi” di amici concorsisti.
Con lui sono finiti nel mirino della Procura di Pescara, che ha indagato su questa parentopoli ma che presto invierà tutti i documenti alla Procura dell'Aquila per incompetenza territoriale, anche altre 10 persone, tra i quali l'ex assessore al Bilancio Giovanni D'Amico.
E non mancano nomi conosciuti nella lista dei “fortunati”, come quello del presidente del parco Sirente Velino, Nazzareno Fidanza, che grazie al super dirigente sarebbe riuscito a sistemare il figlio.
Fondamentale per far partire l'indagine, diretta dal pm Gennaro Varone, è stato un esposto arrivato sul tavolo del pubblico ministero circa sei mesi fa.
A scriverlo probabilmente sono stati alcuni dirigenti regionali, non troppo soddisfatti dell'ambiente di lavoro.
Da quel momento, dunque, la Digos è stata incaricata di svolgere le indagini, partendo da alcuni fatti specifici che riguardavano il territorio pescarese.

«UN SISTEMA (FAMILIARE) DI POTERE»

Secondo gli inquirenti Iovino era riuscito a creare nel corso degli anni un vero e proprio centro di potere di cui lui era il capo.
«Mi sono sempre comportato bene con tutti», è una frase che è emersa dalle intercettazioni ambientali. Quel “tutti” stava ad indicare i politici di centrodestra e centrosinistra e proprio il suo modo corretto di agire gli avrebbe permesso di restare tranquillamente in quella postazione per tanti anni, almeno così credeva lui.
Dagli elementi raccolti si evince, inoltre, che il sistema funzionava grazie a scambi di favori e di interessi e il dirigente riusciva sempre a trovare la soluzione giusta per creare bandi che all'apparenza sembravano perfetti.
Solo le intercettazioni telefoniche avrebbero fatto invece emergere una lunga serie di "vizi".
Iovino non riceveva mai soldi in cambio dei suoi “aiutini” ma cercava di gestire al meglio le clientele perché il suo tornaconto, sostengono gli investigatori, era rimanere al comando del centro di potere.
A quanto pare tutti sapevano che la persona giusta a cui fare riferimento era proprio lui anche se non si esclude che con il prosieguo delle indagini possa emerge un “livello superiore”.
A spalleggiare il dipendente regionale, in alcuni casi c'era anche la moglie, anche lei dipendente della Regione e in passato nella segreteria del vice presidente Pisegna Orlando al tempo di Ottaviano Del Turco.
E sono emersi, nel corso delle indagini alcuni episodi in cui sarebbe rimasta coinvolta anche la signora.
Un giorno, ad esempio, arrivò nell'ufficio di Iovino un uomo che solo casualmente disse al dirigente che il figlio aveva sostenuto una selezione che però era andata molto male.
Il dirigente si arrabbiò e disse che se lo avesse avvertito prima sarebbe andata certamente bene.
Iovino si prodigò quindi di fare avere al suo conoscente le domande per la seconda prova, affinchè il giovane superasse il concorso.
Telefonò a sua moglie-collega e si fece portare il pen drive con le domande d'esame.
La penna usb tornò poi alla legittima proprietaria e durante le perquisizione è stata ritrovata dagli inquirenti.
Questo episodio, dimostrerebbe quindi, anche la presenza di un «sistema familiare».

GIOVANNI D'AMICO

Tra i dieci indagati c'è anche l'assessore Giovanni D'Amico, che avrebbe scambiato un pacchetto di voti con il presidente del parco Sirente Velino, Fidanza, in cambio di una sistemazione del figlio.
L'ex assessore oggi afferma che era a conoscenza dell'indagine a suo carico perché a marzo ha ricevuto un avviso di proroga.
Ma a quanto pare questa proroga sarebbe di un'altra indagine, questa volta aquilana, che si sta muovendo sempre sulle parentopoli e sui concorsi sospetti.

UFFICI SOTTO SCHOCK

Cade dalle nuvole, invece, l'assessore regionale al Personale Federica Carpineta, che da qualche mese ricopre quel ruolo dopo la vittoria del centrodestra alla Regione.
«Non conosco la vicenda perché i fatti si riferiscono a cose passate, da quando sono arrivata non ci sono stati né bandi né altro. Sono esterrefatta ma non posso commentare questo caso perché non ho elementi a disposizione per valutarla».
Ieri, negli uffici del settore personale a palazzo Silone all'Aquila, l'arresto ha avuto l'effetto di un fulmine a ciel sereno.
Iovino é molto conosciuto in regione dove lavora dal '94 e molti dipendenti ieri sono apparsi sotto shock.
«Sono sorpresa ed anche amareggiata perché certi episodi, soprattutto all'interno della Pubblica Amministrazione, non dovrebbero accadere. Nella PA, come in altre realtà, si dovrebbero rispettare le regole della trasparenza e della meritocrazia, punti a cui crediamo fermamente tanto da averli inseriti nel nostro programma di governo.
Fanno parte del nostro percorso, sono i valori di questa amministrazione, dovrebbero far parte della coscienza sociale».
In riferimento alle recenti stabilizzazioni di 73 precari storici con contratti a tempo determinato, il cui iter è stato seguito da Antonio Iovino, l'assessore tende a tranquillizzare i neo assunti: «Anche in questo caso, sono percorsi avviati in precedenza, solo l'ultimo atto amministrativo è stato fatto da Iovino nel corso di questa legislatura. Comunque, quando mi sono insediata, ho chiesto al dirigente di mettere per iscritto che i precari da stabilizzare avevano tutti i requisiti previsti dalla legge. Mi ha confermato tutto per iscritto e l'operazione è partita. Non credo ci siano problemi».
Molto provato il direttore del settore, Claudio Di Giampietro: «Non conosco la vicenda - spiega - aspettiamo con serenità che la giustizia faccia il proprio corso».

a.b. 18/06/2009 12.14