Concorsi pilotati. Arrestato Antonio Iovino, dirigente della Regione

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. E’ stato arrestato questa mattina dalla Digos di Pescara Antonio Iovino, dirigente del servizio organizzazione e sviluppo delle risorse umane della Regione Abruzzo.
L'AQUILA. E' stato arrestato questa mattina dalla Digos di Pescara Antonio Iovino, dirigente del servizio organizzazione e sviluppo delle risorse umane della Regione Abruzzo.
Iovino è indagato per i reati di falsità, abuso d'ufficio, truffa ai danni di ente pubblico, falsita' materiale, soppressione di atti veri, rivelazione di segreti di ufficio.
Gli agenti della Digos lo hanno atteso in ufficio all'Aquila e quando Iovino è arrivato, alle 10, è scattato l'arresto su esecuzione della misura cautelare degli arresti domiciliari, emessa dal gip del tribunale di Pescara, Guido Campli, su richiesta del sostituto procuratore Gennaro Varone.
Le indagini sono state svolte dalla Digos su alcuni concorsi organizzati dalla Regione Abruzzo, il cui esito, secondo l'accusa, sarebbe stato predeterminato e deciso da alcuni dirigenti della Regione per favorire familiari, colleghi e amici.
L'indagine si è progressivamente concentrata proprio su Iovino, dirigente del servizio organizzazione e sviluppo delle risorse umane della Regione Abruzzo, il quale, proprio grazie al ruolo ricoperto avrebbe pilotato l'esito di alcune procedure concorsuali.
E' emerso, inoltre, che la madre del dirigente avrebbe ottenuto il riconoscimento dello status di persona handicappata (legge 104/92) dissimulando le reali condizioni di salute e godendo dell'appoggio di medici “amici” del figlio.
Iovino riuscì infatti a farle riconoscere la certificazione di demenza senile, ottenuto da una commissione di Avezzano, senza che la donna avesse mai incontrato alcun medico.
In cambio, però, sostengono gli inquirenti, il responsabile del settore Risorse Umane si sarebbe impegnato a far vincere un concorso da primario a un medico compiacente.
Il dirigente assicurò di aver escogitato il modo giusto per avvantaggiare il professionista creando un bando per un posto da primario della durata di otto mesi.
Secondo le macchinazioni di Iovino nessuno avrebbe probabilmente partecipato ad un concorso per spostarsi, magari dal Nord Italia, per un tempo così breve.
Non si sa al momento dove questo posto dovesse essere recuperato e se sia rimasta solo una promessa.
In tutti i casi anche solo la promessa configura già un reato, per entrambi.

10 INDAGATI. ANCHE UN POLITICO

Nell'ambito dello stesso procedimento, sono state iscritte nel registro degli indagati 10 persone, ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di truffa, abuso d'ufficio, rivelazione di segreti di ufficio, falsità ideologica e materiale. Tra queste ci sarebbe anche un politico, addetti delle commissioni giudicatrici e alcuni concorsisti.

A FEBBRAIO L'ULTIMO BLITZ DELLA POLIZIA

Era il 12 febbraio scorso quando la polizia perquisì ed acquisì atti negli uffici della Regione Abruzzo a L'Aquila (settore risorse umane e concorsi), e negli uffici dell'Arit di Tortoreto e negli uffici dell'Arpa di Chieti e della Asl di Avezzano.
Al centro dell'interesse degli agenti sempre concorsi che riguardavano molti enti che gravitano intorno alla Regione.
Si parlò già allora di una decina di procedure concorsuali. Già all'epoca si parlò anche di presunti aiuti assicurati ai concorrenti da parte di alcuni dirigenti.
Venne perquisita in quella occasione anche l'abitazione e l'ufficio di un dirigente della Regione.
Da quanto si è appreso oggi la Digos, diretta da Claudio Mastromattei, stava indagando già da alcuni mesi.

«CREATO UN CENTRO DI POTERE»

Il dirigente era riuscito nel corso dei mesi a mettere in piedi un vero e proprio «centro di potere». Così viene definito il sistema messo a punto dal responsabile del settore dal Parte della Procura.
I favori che lui riusciva a fare ad amici e parenti, secondo gli inquirenti, non avvenivano mai dietro pagamento di denaro.
Lui si impegnava affinchè persone a lui vicine riuscissero ad ottenere un posto e se questi venivano scartati da concorsi pubblici lui faceva in modo che ci rientrassero.
In che modo? Per questo la Procura ha una risposta ovvero mediante la presentazione di documentazione falsa.
Proprio con questa procedura due persone avrebbero anche vinto un concorso, piazzandosi al primo e al terzo posto in graduatoria (valida per tre anni).

PRIORITA' A PERSONAGGI INFLUENTI E AMICI

Non mancano nella lista degli amici anche personaggi influenti della vita politica e amministrativa regionale. Secondo quanto è emerso, infatti, tra i vincitori di una selezione ci sarebbe anche il figlio di un personaggio noto, ai vertici di un ente parco.
Tra i dieci indagati, inoltre, ci sarebbe anche un politico ma non è stato ancora chiarita la sua identità.
Iovino avrebbe anche provato ad agevolare il figlio di un collega, che aveva già sostenuto una prima prova scritta, andata male.
Gli avrebbe quindi fatto avere una pen drive relativa alla seconda prova, assicurando il suo interessamento con il presidente della commissione, ma poi il candidato non si sarebbe presentato alla prova.
Ad alcuni colleghi, poi, avrebbe consegnato le domande a cui rispondere alle prove concorsuali, per farle arrivare ai candidati.

UN CANDIDATO DA FAR VINCERE ASSOLUTAMENTE

In uno dei fatti contestati è emerso che uno dei vincitori designati, sponsorizzato da Iovino, aveva dimenticato di inserire un documento nella domanda di partecipazione.
Così il dirigente chiamò il responsabile della commissione per avvertirlo che quel documento sarebbe stato inserito in un secondo momento e che il candidato non andava per questo escluso. Dalle intercettazioni telefoniche è emerso che la commissione fu sollevata da questa indicazione perché ad altri concorsisti “distratti” era andata decisamente peggio: nessun occhio di riguardo e tutti scartati.

«INTERCETTAZIONI FONDAMENTALI

I reati contestasi sono molteplici e sarebbero stati compiuti il 2 ottobre 2008, il 7 novembre 2008 e il 14 gennaio 2009.
L'indagine è basata sui documenti, rintracciati grazie alle intercettazioni telefoniche.
Questa è una di quelle inchieste, hanno detto chiaramente dalla Procura, che non sarebbe stata possibile con le nuove misure che potrebbero passare prossimamente al parlamento proprio in materia di intercettazioni.
In una conversazione telefonica Iovino spiegò perfettamente il suo potere: «ho le buste in mano», dice riferendosi ai plichi dei concorsi, «posso fare quello che voglio».
Secondo gli inquirenti questa frase indicherebbe un certo strapotere del dirigente che gestiva i concorsi e la esatta consapevolezza del proprio potere.

INCOMPETENZA TERRITORIALE

Le indagini sono partite da una serie di contestazioni che si pensava fossero radicate nel territorio pescarese. In realtà, andando avanti nell'indagine si è capito che tutti questi illeciti erano di competenza di un'altra Procura, quella dell'Aquila.
Per questo motivo, dopo la convalida degli arresti, e dopo l'interrogatorio di garanzia dell'arrestato da parte del gip Guido Campli, il pm invierà gli atti per competenza all'Aquila, che si occuperà dell'inchiesta.
Dalla Procura si parla di una vicenda «molto circoscritta» che avrebbe svelato che intorno ai concorsi della Regione la legalità è una idea molto offuscata. C'è sempre un escamotage, un trucchetto per favorire qualche amico o qualche parente.

17/06/2009 12.28