Trifuoggi: «sulla Sanità indagini finite: quadro accusatorio confermato»

Alessandro Biancardi

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 Trifuoggi: «sulla Sanità indagini finite: quadro accusatorio confermato»
  PESCARA. «Per l’inchiesta sulla Sanità non abbiamo bisogno di svolgere altre indagini. Il quadro è chiaro.
Siamo solo in attesa di ricevere gli ultimi atti da alcuni istituti bancari che sono stati molto più lenti nel rispondere alle rogatorie. Ma gli elementi emersi dopo gli arresti sono stati confermati da una serie di attività».
Il procuratore della Repubblica di Pescara, Nicola Trifuoggi, oggi ha parlato chiaro per definire meglio quanto era emerso nelle ultime ore da indiscrezioni sulla inchiesta che coinvolge l'ex governatore Ottaviano Del Turco ed alte 40 persone.
Il procuratore si è detto tranquillo per il lavoro svolto e gli elementi raccolti, anche se ha fatto capire di non aver trovato alcun tesoro ma una serie di inizi che vanno tutti nella stessa direzione e cioè quella di confermare le accuse di Angelini, il grande corruttore ma anche grande autoaccusatore.
Per quanto riguarda le proroghe richieste, per molti indagati è la seconda, non significa avere bisogno di svolgere ulteriori atti di indagine, ha chiarito Trifuoggi, ma soltanto avere la necessità di poter utilizzare la documentazione che arriverà dalle banche.
Una questione che sembrerebbe più di forma che di sostanza.
Le proroghe (della durata di 6 mesi) si chiedono in base alle iscrizioni nel registro degli indagati che vengono di volta in volta effettuate.
Per alcuni indagati, infatti, vi è stata una richiesta di proroga accettata dal gip fino al 26 settembre, mentre per Del Turco ed i principali indagati la prima proroga è stata chiesta dal pool di magistrati (Trifuoggi, Bellelli, Di Florio) il 23 ottobre 2008, concessa poi dal gip, Maria Michela Di Fine, il 9 febbraio scorso. Proroga poi successivamente reiterata dal pool il 23 aprile e probabilmente non ancora decretata dal gip.
Infatti le lungaggini in questi casi sono la norma per via delle notifiche agli indagati che devono tutti conoscere la richiesta avanzata dall'accusa per potersi eventualmente opporre (anche se non si capisce a cosa, visto che non conoscono gli ulteriori progressi delle indagini stesse).
Trifuoggi ha poi fatto capire di avere raggiunto un sufficiente grado di certezza su come possano essere andate le cose e, dunque, per sostenere una accusa in un eventuale processo.
Dopo gli arresti sembrerebbe che la Finanza sia riuscita ad assicurare una serie di dati, soprattutto testimoniali, di persone che non avevano alcun interesse comune con Angelini ma che avrebbero in sostanza chiarito dettagli e confermato, su tutta la linea, le ricostruzioni dell'imprenditore di Villa Pini.
Anche perché, per alcuni indagati, ci sarebbe la prova “regina” di aver intascato i soldi.
Il ragionamento logico sul quale si fonda l'inchiesta - oltre tutta una serie di accertamenti documentali e testimonianze- è che Angelini dice il vero poiché si è auto accusato di moltissimi reati, non ultimo anche quello di aver distratto una cifra enorme dalle casse della società madre del gruppo per acquisti vari (si disse soprattutto quadri di valore).
Dichiarazioni che probabilmente avranno seguiti nelle procure competenti.

LE ROGATORIE

Sarebbero stati richiesti accertamenti in moltissime banche di svariate zone del mondo anche se le rogatorie, in senso stretto, sono state richieste in Inghilterra e Svizzera.
Proprio quest'ultima sarebbe quella più lenta e non avrebbe ancora prodotto risultati.
Per il resto le indagini bancarie sono state svolte attraverso l'organismo di controllo della Banca d'Italia che è in collegamento costante con gli omologhi degli altri paesi.
Questi organismi centrali bancari registrano tutti i movimenti consistenti di denaro da uno stato all'altro, grazie alle segnalazioni delle banche sul territorio che sono obbligate a farle.
L'inchiesta però avrebbe avuto molte battute d'arresto anche perché il sistema di controllo –specie della Banca d'Italia- sarebbe molto blando per via del fatto che moltissimi istituti di credito omettono di fare le segnalazioni di bonifici consistenti per non “turbare” la privacy dei loro clienti migliori.
Ci sarebbero persino esempi di segnalazioni tardive avvenute dopo gli arresti, e dunque dopo il clamore, di banche che avrebbero ammesso tali omissioni.
A questo punto non resta che attendere, potendo certamente dire che non saranno chieste ulteriori proroghe e che, dunque, per dicembre l'inchiesta nota come Sanitopoli sarà chiusa.
Quello che verrà dopo, per l'accusa pare scontato, per la difesa è tutto da conquistare.

26/05/2009 14.36