Sanità in fibrillazione tra manifestazioni e attacchi ai privati

Alessandro Biancardi

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L’AQUILA. Mondo della Sanità in fibrillazione: si pensa ai problemi da risolvere nelle zone terremotate, a Pescara nuova protesta venerdì prossimo per licenziamenti vicini e Rifondazione contro il gruppo Angelini chiede alla Regione di sospendere l’accreditamento.
I consiglieri regionali Giovanni D'Amico e Giuseppe Di Pangrazio del Pd, si sono incontrati questa mattina con alcuni rappresentanti degli operatori della sanità e una rappresentanza di Cgil-Cisl-Uil.
Nel corso del colloquio è emersa la necessità di attivare una sede istituzionale per la individuazione di «soluzioni certe» per la ricostruzione del sistema sanitario aquilano.
Raccogliendo l'istanza degli operatori della sanità, i consiglieri D'Amico e Di Pangrazio hanno inviato al presidente della Quinta Commissione, Nicoletta Verì, una lettera nella quale sottolineano che: «nel quadro della drammatica situazione determinatasi dopo il terremoto del 6 aprile, riteniamo urgente la convocazione della Quinta Commissione, per affrontare il quadro emergenziale e di ricostruzione del Servizio Sanitario nel comprensorio aquilano».
Inoltre, i Consiglieri hanno richiesto l'audizione da parte della stessa Commissione delle rappresentanze dei medici, paramedici e di tutti gli operatori del settore; del Direttore dell'Azienda e dell'Assessore alla Sanità, per la individuazione di tempi e modi per la ricostruzione dell'intero sistema sanitario territoriale.

PROTESTE A PESCARA

Intanto Cgil, Cisl e Uil Funzione Pubblica di Pescara hanno proclamato l'ennesima manifestazione. Venerdì prossimo alle ore 10.00 occuperanno l'assessorato alla Sanità Regionale a Pescara in via Conte di Ruvo con una vasta rappresentanza di delegati sindacali e Lavoratori del settore della Riabilitazione.
«E' necessario», spiegano i sindacati in una nota, «a seguito delle mancate risposte alle ripetute richieste delle scriventi di incontri sindacali all'assessore alla Sanità, Venturoni, ed al Commissario Governativo, Redigolo, per affrontare la grave crisi del settore della riabilitazione che nel biennio 2008/2009 ha subito un taglio di stanziamenti economici di circa il 40% rispetto all'anno 2007».
E la lista di licenziamenti è lunga: 150 operatori in tutto tra il Don Orione di Pescara (58 unità), la Fondazione Santa Caterina di Francavilla (35), la Fondazione Padre Alberto Mileno di Vasto (57).
La manifestazione di venerdì, spiegano ancora i sindacati, «vuole rappresentare un momento di presa di coscienza e sensibilizzazione delle Istituzioni preposte che in questi primi 4 mesi di Governo hanno di fatto dimostrato scarsa attenzione».

ACERBO VS ANGELINI

Il consigliere regionale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, ha chiesto invece una convocazione immediata della commissione sanità della Regione con la partecipazione dell'assessore Venturoni, del Presidente Chiodi e del commissario Redigolo per revocare l'accreditamento «per manifesta incapacità gestionale e violazione del contratto nazionale di lavoro ai sensi del Piano sanitario e a procedere alla nomina di un commissario ad acta» di Villa Pini.
«I lavoratori non possono morire di fame in attesa che gli Angelini e Unicredit chiariscano le rispettive posizioni e trovino l'accordo», attacca Acerbo.
Il consiglire chiede anche la predisposizione di misure «volte a dare un minimo di respiro alle difficoltà finanziarie delle famiglie dei lavoratori. La Regione dovrebbe farsi garante con le banche di prestiti a tasso zero da restituire al momento del pagamento degli stipendi arretrati».

ANCHE COLETTI CONTRO VILLA PINI

Si accoda alle critiche di Acerbo anche il presidente della Provincia di Chieti, Tommaso Coletti.
«I mesi passano e le famiglie dei lavoratori di Villa Pini continuano ad essere in difficoltà. In questo stato di fatto non ci sono più motivazioni che giustificano il protrarsi di una situazione così pesante per che deve continuare a vivere».
«In questo momento - continua Coletti - da parte della Asl ci si vuole giustificare facendo riferimento ad una ipotetica quanto non documentata cessione del credito da parte dell'istituto di cura. Non può certo essere questo un valido motivo per non trasferire le somme dovute a Villa Pini. Una eventualità di questo tipo andrebbe sostenuta con una documentazione completa avente carattere legale».
«Nel mio appello al presidente Chiodi ho sottolineato proprio la necessità di questo aspetto affinché si impegni a far chiarezza nel più breve tempo possibile. Di fronte ai lavoratori che orami da troppo tempo non ricevono quanto dovuto per il lavoro svolto, e che oltretutto continuano ad erogare servizi - conclude Coletti - le Asl non si possono certo celare dietro affermazioni su ipotetiche situazioni. Una situazione di tal genere, se non risolta prontamente a questo punto rischia di rivelarsi foriera di seri problemi anche per la tenuta dei posti di lavoro».

07/05/2009 14.54