Bilancio. «In consiglio regionale le norme vergogna del centrodestra»

Alessandro Biancardi

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ABRUZZO. Non si placano le polemiche per l’ultima seduta del consiglio regionale del 24 aprile scorso che è stato contestato sotto molteplici aspetti. Non sarebbero mancate nemmeno alcune "sveltine". Alla fine i provvedimenti approvati scontentano alcune fette della società.
«Nonostante la gravissima crisi economica che attanaglia da mesi la nostra regione, nonostante le drammatiche conseguenze provocate sul sistema delle imprese dal terribile sisma del 6 aprile scorso, il bilancio della Regione Abruzzo approvato nei giorni scorsi dal consiglio regionale non contiene alcuna misura a favore delle aziende dell'Abruzzo. Il tutto mentre le promesse del sistema politico di ridurre i suoi privilegi restano buone solo per le campagne elettorali, svanendo alla prima occasione».
Lo afferma il Presidente Regionale della Cna, Franco Cambi, che sottolinea come nel documento finanziario approvato a maggioranza dal consiglio regionale siano spariti tutti i finanziamenti destinati al sostegno delle attività produttive ed in particolare all'artigianato, al commercio ed alla piccola impresa: «si tratta di una scelta gravissima, aggiunge Cambi, che non tiene conto delle continue sollecitazioni che nei mesi scorsi singolarmente od in forma congiunta le diverse associazioni di impresa della nostra regione avevano sollevato con la giunta regionale. Nemmeno quelle poche risorse presenti l'anno scorso per garantire il sostegno ai consorzi fidi ed alle cooperative di garanzia sono state reinserite nel nuovo bilancio, con il rischio dunque che le attività di garanzia emesse nei confronti delle piccole imprese rischino di intaccare il patrimonio dei confidi».
Secondo il Presidente della Confederazione nazionale dell'artigianato abruzzese la decisione di azzerare dal bilancio di previsione ogni forma di sostegno alle attività produttive e nello stesso tempo di lasciare «nell'assoluta vaghezza» qualsiasi forma di taglio ai costi ed ai privilegi della politica «conferma la distanza abissale che separa la classe dirigente abruzzese dalle esigenze delle famiglie e del sistema produttivo».

Molto critico anche il vertice del Pd in consiglio Regionale: «la maggioranza di centrodestra boccia la riduzione dell'indennità dei consiglieri mentre taglia del 75% la spesa sociale agli enti locali. Da giugno paralizzati i servizi dei Comuni mentre si sarebbe voluta per legge la trasformazione delle strutture industriali in centri commerciali»
«Togliamo ai poveri per dare ai ricchi senza neanche un po' di vergogna», dice Claudio Ruffini (Pd), «nel consiglio regionale del 24 aprile, è stata scritta una delle pagine più brutte di questa istituzione in un momento così difficile per gli abruzzesi, con una Regione finita sotto le macerie. Nel corso della stessa seduta sono stati tolti nel bilancio regionale il 75% per cento dei fondi per le politiche sociali. Comuni, Comunità montane, Ambiti sociali, saranno costretti a interrompere i servizi oppure a rivolgersi ad un avvocato per far rispettare gli impegni già sottoscritti. Con i fondi dei soli enti locali – prosegue Claudio Ruffini - i servizi sociali potranno essere garantiti solo a fine giugno: dopo quella data si rischia l'interruzione».
Non finisce qui.
Il centrodestra, si è presentato in aula con delle «norme vergogna» ritirate solo grazie alla netta opposizione del centro-sinistra.
«Mai come in questa occasione- dichiara il capogruppo del PD Camillo D'Alessandro - l'opposizione ha evitato che la destra e Chiodi consegnassero alla storia norme vergogna».
Le tre proposte del centro destra riguardavano, spiega D'Alessandro, la sanatoria dei sottotetti «con l'Udc che non ha perso l'occasione di proporre che scantinati e garage diventassero abitabili», la possibilità di recintare le concessioni demaniali, cioè gli stabilimenti balneari, coprendo vista ed accesso al mare e modifiche alla legge sul commercio che consentissero la trasformazione della destinazione d'uso dei capannoni da industriali o artigianali in commerciali, «favorendo la chiusura delle fabbriche, aprendo negozi e mandando gli operai a casa».

28/04/2009 14.34